Salute

04 Feb 2020


"La Medicina che Vorrei”, perché l’uomo non è una macchina

Il medico deve cercare la soggettività, non l'oggettività nel malato. Ne parla il dott. Roberto Gava, con alle spalle più di quarant'anni di pratica medica.

Purtroppo, la Medicina Positivista si è orientata ad essere sempre più tecnica e sempre più conoscenza biologica finendo per materializzare e disumanizzare il rapporto medico-paziente.

L'uomo, nella sua essenza di persona costituita da corpo, psiche e spirito è straordinariamente e meravigliosamente complesso e il medico, se è cosciente della sua intelligente ignoranza, deve accostarsi a lui con grande umiltà considerandolo nella sua complessità.

Purtroppo, noi medici non siamo formati a questa complessità e troppo spesso non abbiamo neppure l'umiltà per intuire che abbiamo bisogno di fare un cammino per approcciarci correttamente alla persona umana e quindi continuiamo a considerare il malato come solo corpo o parte di una parte.

Eppure, sappiamo tutti che:

- non dobbiamo considerare la malattia, ma il malato;

- non dobbiamo considerare i germi, ma il sistema immunitario indebolito;

- non dobbiamo considerare l'organo malato, ma il “tutto” dell'organismo che ha permesso quella malattia;

- non dobbiamo considerare solo il corpo, ma il “tutto” della persona.

Ma se sappiamo questo, perché dobbiamo tenere conto dei fatti oggettivi della malattia e non dei fatti oggettivi e soggettivi del malato? Delle due realtà, qual è la più importante? La malattia o il malato?

Eppure, la maggioranza dei trattamenti è di effetto momentaneo e ha come obiettivo quello di togliere i sintomi della patologia, non le sue radici (i farmaci più usati sono gli “anti-”: anti-biotici, anti-dolorifici, anti-febbrili, anti-spastici, ecc.).

Dobbiamo renderci conto che l'uomo non è un ammasso di cellule e che per portarlo a una completa guarigione il medico deve considerarlo nella sua globalità di persona indivisibile, unica e irripetibile.

Dr. Roberto Gava, estratto dal libro “La Medicina che vorrei. Personalizzata, integrata e umanizzata”.






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