Salute

16 Feb 2021


Questione di equilibrio

I consigli di Roberto Gava
Oggi la Medicina cerca in tutti i modi di aiutarci con farmaci che bloccano i sintomi manifestati dal nostro organismo senza chiedersi il motivo per cui essi siano comparsi. Nelle patologie acute gravi o in quelle croniche incurabili questo approccio è spesso necessario. È vero però che troppo facilmente ricorriamo a questi aiuti sintomatici anche nelle più comuni e frequenti patologie acute lievi, che spesso non hanno bisogno di un approccio farmacologico o comunque i farmaci potrebbero essere sostituiti da trattamenti fitoterapici, omeopatici, naturopatici, osteopatici, psicoterapici, comportamentali, ecc.
La motivazione è che noi adulti abbiamo fretta di guarire: dobbiamo tornare rapidamente al lavoro, abbiamo mille cose importanti da fare e la malattia è vista come una interferenza che ci disturba molto perché ci limita troppo.
La malattia non è accettabile neppure nei nostri figli: anche qui noi genitori abbiamo fretta che essi guariscano, sia per sedare la nostra ansia, sia perché possano tornare rapidamente a scuola e noi al nostro lavoro o comunque alle nostre occupazioni quotidiane.

Il nostro Ego/Io ha un forte controllo delle nostre azioni e giustifica molti nostri ragionamenti.

Usiamo troppi farmaci

Sulla spinta emotiva di questi ragionamenti e delle intense campagne pubblicitarie dell’industria farmaceutica, ecco allora che usiamo: gli anti-piretici per un minimo rialzo febbrile e in alcuni casi anche come preventivo della stessa; gli anti-dolorifici per ogni minimo dolore; gli anti-infiammatori per ogni minima infiammazione; gli anti-biotici per ogni minima infezione; gli anti-spastici per ogni minimo spasmo addominale o muscolare; ecc.
Purtroppo, il trattamento farmacologico spesso sopprime solo i sintomi esterni della patologia, che nella maggior parte dei casi rappresentano solo la punta del nostro iceberg patologico. Oltre a questo, nessuno fa altro e quindi nessuno pone attenzione alla montagna che c’è sotto l’iceberg. Ecco allora che, poco dopo, emerge insidiosa e fastidiosa un’altra punta dello stesso iceberg e allora noi la aggrediamo con un altro trattamento farmacologico. Questa scompare o regredisce, ma non passa molto tempo che riappare o ne spunta un’altra ancora e così via … con il risultato che i farmaci, nel corso degli anni, si aggiungono uno all’altro e l’organismo, assumendo queste sostanze chimiche estranee, finisce per intossicarsi, squilibrarsi, indebolirsi, perdere sempre più forza nelle sue capacità di compensazione e ammalarsi sempre più gravemente.
Questo è quanto accade ad un adulto, ma non crediamo che sia una evenienza impossibile anche per un bambino.
Pensiamo a quanto facilmente sopprimiamo la febbre pediatrica, a quanto facilmente cadiamo nell’accettazione degli antibiotici per un rialzo termico o una tosse catarrale un po’ più prolungati del solito.
Pensiamo anche con che facilità accettiamo l’uso delle nebulizzazioni di cortisonici in caso di una difficoltà respiratoria lieve o di un raffreddore più intenso.
Pensiamo infine con che facilità accettiamo l’uso della pomata cortisonica per una eruzione cutanea causata verosimilmente da una alimentazione non appropriata …
Gli esempi sono tanti e ognuno potrebbe portare la sua esperienza personale. Il più delle volte si agisce per una spinta emotiva di preoccupazione e ansia, giustificate essenzialmente perché non si conosce bene quello che potrebbe accadere e quindi si preferisce “risolvere” quanto prima il problema… senza pensare invece che in questo modo si risolve ben poco, anzi si complica ulteriormente la preesistente debolezza immunitaria.

Che significato hanno i sintomi delle malattie?

Se c’è un disturbo significa che c’è anche una causa che l’ha provocato!

Pertanto, il comportamento razionale è quello di cercare la “causa prima” e rimuoverla, senza però interferire con i meccanismi di difesa e di compensazione dell’organismo.

Sì, perché quella che noi di solito chiamiamo “malattia” è già una reazione biologica sensata che l’organismo ha attivato per ripristinare il suo normale fisiologico equilibrio, quindi non è sensato bloccarla farmacologicamente (escludendo ovviamente le condizioni di emergenza o le patologie acute caratterizzate da dolori intensi o disturbi personalmente o socialmente non accettabili).

L’utilità della febbre

La febbre, ad esempio, è essa stessa una meravigliosa terapia attivata dal nostro organismo, perché uccide i germi (una temperatura di circa 39°C uccide circa il 90% dei virus), però bisogna dare alla febbre il tempo necessario per svolgere la sua azione.

L’aumento della temperatura, inoltre, attiva i meccanismi immunitari di difesa aspecifica, che sono i nostri più immediati e potenti meccanismi difensivi capaci di agire a 360 gradi, cioè contro qualsiasi evento patogeno (non solo contro batteri, virus e funghi): anche qui però bisogna lasciare al sistema immunitario il tempo necessario per poter svolgere la sua azione difensiva.

Rompere un nostro equilibrio fisiologico è facile e ad effetto immediato: basta un colpo di freddo, una indigestione, un incidente, una grande paura, ecc. Ripristinare nuovamente l’equilibrio, invece, richiede sempre un tempo maggiore.

Gli effetti dell’utilizzo dei farmaci

I nostri interventi farmacologici, infine, come abbiamo già ricordato, non sono senza effetti negativi: il “contro” della loro medaglia è lo squilibrio e un certo grado di intossicazione che queste molecole chimiche, estranee alla nostra costituzione biologica, inducono sempre nell’organismo.
Certo, se il soggetto (non importa l’età) è robusto, in genere non accade nulla di evidente, perché riesce a compensare e riequilibrare da solo sia l’effetto negativo dei farmaci sia quella “montagna” sommersa che si nasconde sotto la punta dell’iceberg dei sintomi esterni della patologia.
Se però il soggetto è geneticamente o costituzionalmente debole, nutrizionalmente povero, intossicato dall’inquinamento ambientale, da una cattiva alimentazione, da una prolungata esposizione domestica a non trascurabili campi elettromagnetici… allora avrà difficoltà a ristabilirsi e si riammalerà più facilmente.
Se poi ad ogni sua ricaduta noi lo trattiamo sempre in modo farmacologico, verosimilmente si riammalerà sempre più.
Il medico e i genitori dovrebbero allora chiedersi: perché nostro figlio si ammala continuamente e anche per piccoli eventi sfavorevoli? Non è il caso di cambiare approccio?

Qual è il senso della malattia?

Se si manifesta una patologia deve esserci alla base un motivo ben preciso, dato che il nostro organismo agisce con la finalità di preservare se stesso e la sua azione non è mai né irrazionale né stupida, perché usa sempre il percorso più corretto per ripristinare l’equilibrio.
Come abbiamo detto, l’organismo si difende prima di tutto in modo aspecifico(1) (2), attivando delle “linee di difesa” efficaci contro la maggior parte dei nemici (ad esempio la pelle e le mucose sono due di queste barriere e sono dotate di “soldati” molto attenti e agguerriti) con il preciso scopo di prevenire le malattie “alla loro nascita”, prima ancora cioè che ci accorgiamo che esse sono latenti.
Allora mi chiedo: invece di cercare in tutti i modi di sostituirci con i nostri farmaci ai meccanismi difensivi del nostro organismo che hanno tutti un senso biologico molto preciso e profondo, perché non facciamo ogni sforzo per cercare di potenziarli?
Purtroppo, come scrivono Skrabanek e McCormick in un loro simpatico volumetto, la prevenzione prevede per lo più che la gente modifichi il proprio comportamento(3). E questo, per quello che ho potuto riscontrare in quasi quarant’anni di professione medica, non è assolutamente facile da fare.
No, non è facile per nessuno modificare il proprio modo di pensare e di agire, però dovremmo farlo per i nostri figli!
Essi sono sicuramente il nostro bene più prezioso: come potremmo non difenderli con ogni modalità e strumento efficace?
Non dimentichiamo che la vera protezione è quella che ci protegge da “tutto”, cioè qualcosa che potenzia le nostre capacità difensive aspecifiche naturali, le uniche capaci di adattarsi ad ogni condizione e di difenderci reagendo a tutto ciò che è nocivo o estraneo al sé.
Ogni persona, piccola o grande che sia, ha già in se stessa tutto quello che serve per proteggersi, almeno da ciò che il nostro organismo conosce o ha conosciuto.
Ogni medico dovrebbe pertanto avere il compito di tenere ben funzionanti nei suoi pazienti questi meccanismi difensivi, studiandoli e conoscendoli sempre meglio per poterli potenziare o attivare quando serve, senza ovviamente escludere a priori neppure l’uso dei farmaci chimici, utilissimi e di primaria importanza essenzialmente nelle emergenze.
La stessa cosa la dovrebbero fare i genitori, sia per loro stessi, sia per i loro figli.
Infatti, non dobbiamo mai escludere nulla e dovremmo essere sempre in grado di utilizzare tutto ciò che ci può aiutare: non scordiamo che la vera Medicina dovrebbe essere sempre una Medicina Personalizzata e Integrata, cioè costituita, quando serve, anche da tipi diversi di strumenti terapeutici o preventivi.

 

(Approfondimento a cura di Roberto Gava)

Nel corso delle prossime settimane, scopriremo i 100 consigli per attivare le difese aspecifiche del nostro organismo, quindi per vivere una vita lunga e sana. I consigli saranno suddivisi per fasce d’età e si concluderanno con una panoramica generale.

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NOTE BIBLIOGRAFICHE:

(1) Gasparini L. Multidisciplinarietà in Medicina. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2011.

(2) Bottaccioli F, Bottaccioli AG. Psiconeuroendocrinoimmunologia e Scienza della Cura Integrata. Edra Editore, Milano, 2017.

(3) Skrabanek, P. & McCormick, J. Follie e inganni della medicina. Marsilio, 1995.






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