Salute

22 Feb 2022


Sport e giovani ai tempi del Covid

Che la purtroppo ancora corrente e persistente pandemia da Covid abbia inciso in modo non banale sulla vita quotidiana di ognuno di noi è esperienza comune. Oggi, però, voglio parlare di un’ampia fascia di età, sulla quale da poco tempo si è appuntata l’attenzione dei media: mi riferisco ai bambini e agli adolescenti, quelli in DAD, tanto per capirci, un gruppo consistente ma non maggioritario nella popolazione italiana: fra i 5 e i 19 anni circa otto milioni e trecentomila persone su quasi sessanta milioni di abitanti (tra i 45 e i 59 anni, invece, sono comprese 14.234.141 persone)[1].

Il mondo scientifico e medico già dal 2020 si era accorto delle significative conseguenze psicologiche della pandemia sui nostri giovani quali l’aumento del disturbo post-traumatico e dei disturbi da stress, depressione e ansia, in particolare sugli adolescenti[2]. Una delle cause principali citata è l’interruzione delle normali relazioni sociali fra pari, fondamentale nell’adolescenza, causata dalla prolungata costrizione entro le mura casalinghe e dalla limitazione dei contatti con persone esterne al proprio nucleo familiare. Anche l’aumento dell’uso dei social e di internet, fattore positivo per il mantenimento dell’interazione sociale, è stato per altro verso considerato come possibile fonte di dipendenza e capace di causare comportamenti che possono ingenerare stati di angoscia.

L’interruzione della pratica sportiva e dell’attività fisica hanno pesato durante questo periodo complicato, causando importanti modificazioni nello stile di vita dei giovani sportivi che sono state oggetto di un’indagine promossa dall’Ipsos, i cui risultati sono stati presentati dal ben noto Nando Pagnoncelli, Presidente dell’Istituto, nel giugno 2021. Questi i dati rilevati: prima del Covid erano attivi il 73% dei ragazzi della fascia 6/13 anni e il 59% in quella 14/19; gli abbandoni durante la pandemia sono stati estremamente rilevanti: il 48% dei più piccoli e il 30% nella seconda fascia[3].

Al di là dei numeri dei praticanti, impressiona il dato sull’alterazione dello stato d’animo dichiarato da oltre l’80% di bambine, bambini, ragazze e ragazzi della fascia d’età considerata. Vengono segnalati: tristezza, apatia, ansia e irascibilità in quasi la metà degli intervistati, oltre a disturbi del sonno nel 31% dei 6/13enni e nel 39% dei 14/19enni. Dei primi un terzo si è rivolto a un medico, dei secondi un quarto ha assunto farmaci... Non certo un segno tranquillizzante sul futuro di questi ragazzi!

Altre ricerche hanno sottolineato come l’attività fisica regolare possa rappresentare una forma di protezione dalle forme più severe di Covid (Sallis, 2021)[4], mentre una recente ricerca[5] ha indagato gli effetti della deprivazione dall’attività motoria, sportiva e ludica, comparando i dati ottenuti nel 2019 e nel 2021 su una batteria di test motori condotti su oltre tremila giovani sportivi italiani. Si sono evidenziati un marcato calo delle prestazioni fisiche (circa del 15%) unitamente a un aggravamento delle curve di crescita ponderali.

Oggi i genitori chiedono a medici, psicologi ed educatori sportivi quale sia il comportamento corretto da adottare verso la domanda di attività sportiva dei propri figli: certamente la promiscuità degli spogliatoi, gli abbracci di esultanza collettiva frequenti durante le gare, la vicinanza e/o il contatto fisico con gli avversari espongono a una certa dose di rischio di contagio virale ma se consideriamo i vantaggi di fare sport si potrebbe senza dubbio consigliare ai genitori di permettere a giovani e giovanissimi il ritorno all’attività sportiva preferita, che risponde al bisogno impellente di normalità dei nostri figli.

Le osservazioni condotte in questo biennio permettono di indicare che l’ambiente sportivo, anche grazie ai dettagliati protocolli indicati alle società sportive dalle singole Federazioni, si presenta in genere piuttosto sicuro dato che la totalità delle persone che vi operano sono abituate all’uso delle mascherine, alla sanificazione e all’aerazione dei locali, al rispetto delle “quarantene” e al tracciamento dei contatti, oltre alla richiesta di più approfonditi accertamenti medici a quegli atleti che hanno contratto il Covid.

Un’osservazione personale: posso affermare che vedere un ragazzino che rientra dopo un periodo di quarantena o di lockdown e, immediatamente, si scatena a correre per la palestra gridando e dando libero sfogo alla propria gioia di potersi muovere liberamente in compagnia dei propri amici, mi suscita sempre un senso di profonda emozione e di soddisfazione verso l’attività che svolgo in palestra!

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[1] Dati Tuttitalia.it - Statistiche Demografiche 2021
[2] Centro Nova Mentis - Novembre 2020
[3] Ipsos.it – Covid, sport: l'impatto e le conseguenze sui giovani italiani - Giugno 2021
[4] Sallis et al. - British Journal of Sports Medicine – n°55/2021
[5] Palmisciano – Gli effetti del lockdown sugli adolescenti – Edscuola.eu – Gennaio 2022            









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