Direzione: SCUOLA!

Il sentiero scavato dal papà indiano e i passi congelati di "fiocco di neve" hanno una destinazione comune, un sogno.

Se oggi da noi andare a scuola è una coercizione, e genitori e figli si alleano contro insegnanti severi e carichi di studio eccessivi che tolgono tempo libero, in altre parti del mondo andare a scuola è un sogno, e genitori e figli sono disposti a più di un sacrificio per spianare e percorrere quel sentiero che apre alla vita.

Lo sa bene Nayak Jalandhar, che fa il fruttivendolo in un villaggio sperduto dell’India Orientale. È analfabeta e desidera che i suoi tre figli possano frequentare quel luogo di mani, di segni, di fogli, d’incontri nel quale è riposta ogni speranza futura. Un privilegio, un’opportunità.

I suoi figli ogni mattina impiegano tre ore per andare in classe e tre ore per tornare a casa, percorrendo a piedi un sentiero reso impervio da sali e scendi continui tra fitte sterpaglie e rocce acuminate, e tuttavia l’unico percorribile. 

Così Nayak decide di costruirne un altro. Da solo, in due anni, scava nella pietra e nel fango per sette chilometri giorno dopo giorno, con arnesi rudimentali: zappa, piccone, scalpello, mani. Sottrae tempo al riposo e al piacere, per tracciare una linea retta tra casa e scuola, per aprire ai suoi figli la porta di un sogno che a lui è rimasta sbarrata. Loro andranno avanti, lui resterà sulla soglia a guardarli, a guardare nuove vite crescere con prospettive migliori. 

La sua storia è finita su molti giornali e il signor Nayak è diventato un eroe nazionale. Il governo indiano, messo di fronte alle sue palesi lacune, ha promesso di pagarlo per i chilometri di strada che ha costruito e di completare quelli mancanti.

Che dire di più? È una storia che stupisce, e che può scuoterci da tante incrostazioni di benessere che ci rendono intorpiditi, a tratti ingrati.

Come un’altra storia apparsa sempre in questi giorni sui giornali: quella di “fiocco di neve” (Wang Manfu), il bambino cinese che ogni giorno percorre a piedi quattro chilometri a -9°C per arrivare in una scuola che non ha neppure il riscaldamento. Le sue ciglia e i suoi capelli ghiacciati dalla neve, le sue mani e le sue guance segnate dal gelo commuovono, ma soprattutto fanno riflettere sulle difficili condizioni in cui versano molte famiglie che pure vivono in uno stato come la Cina, la seconda potenza economica mondiale!

Sicuramente ce ne sono tante di storie come queste, troppe, in un mondo che è pieno di contraddizioni. Ogni tanto è bene gettare uno sguardo oltre la nostra agiatezza, guardare in faccia la contraddizione, e - quantomeno - non dare nulla per scontato.






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