I bambini con madre che lavora sono più bravi a scuola

Un punto di vista sulla questione...

Gli studenti che hanno madri lavoratrici rendono meglio di chi cresce con una mamma casalinga.

Lo dimostrano i test Invalsi 2015/2016.

Sia in italiano che in matematica, il punteggio degli alunni che incontrano i genitori la sera, dopo la giornata lavorativa è più alto, rispettivamente del 10 e 15 per cento.

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Leggo queste frasi e resto perplessa. Non mi ci ritrovo né per esperienza né per convinzioni personali.

Ciò che più mi sconvolge è il punto d’appoggio di tali asserzioni: “Lo dimostrano i test Invalsi”.  Come se bastasse un test standardizzato e una valutazione a crocette a provare l’effettivo rendimento di uno studente, quindi a generalizzare.

Ciò che questo test sicuramente rileva è la capacità di cavarsela, capacità che un figlio di mamma lavoratrice sviluppa di più rispetto a un figlio di mamma casalinga. Su questo non c’è dubbio.

Ma che dire della capacità di pensiero? Questa il test non la rileva, eppure fa la differenza!

Saper cavarsela non è sempre necessariamente un bene. Saper pensare sì.

Ma il pensiero va coltivato. E per questo ci vuole tempotempo dedicato.

Un figlio che cresce con una mamma lavoratrice certamente cresce più velocemente, diventa presto autonomo, sveglio, intraprendente. Guardando alla mamma come modello pensa: “Anch’io da grande, se voglio realizzarmi nella vita, dovrò tirarmi su le maniche e darmi da fare, anche sgomitare se serve”.

Così impara a cavarsela. E va bene, ma non basta.

Un figlio che cresce con una mamma casalinga forse cresce più lentamente, perché è molto più accudito e tutelato, ma, per contro, è più incline a curare le relazioni, più propenso al dialogo. Guardando alla mamma come modello pensa: “Non c’è realizzazione più grande che una vita donata. Dietro tutto ciò che si fa, c’è l’essere – l’essere persona, l’essere famiglia, l’essere-in-relazione –; è questo che sostiene il fare, e non viceversa”.

Così impara a mettere in relazione, a pensare.

È sempre una questione di punti di vista. Possiamo pensare che la vita si riduca ad azione, per cui basta essere bravi a mettere una crocetta. Oppure possiamo pensare che la vita è pensiero, per cui dobbiamo imparare a tessere relazioni. Questa capacità non potrà mai essere misurata da un test standardizzato, ma vis-a-vis, occhi negli occhi. E per questo ci vuole tempo... tempo donato.

Dunque, prima di trarre generalizzazioni da riduttivi test standardizzati, esaminiamo l’essere nella sua complessità. Anche per generalizzare, bisogna pensare.    






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