Immigrato trova portafogli e lo restituisce

Quando un semplice gesto di umanità diventa sorprendente

Non dovrebbe sorprendere che una persona restituisca un portafogli con dentro carta di credito, bancomat e 200 euro al legittimo proprietario. È un gesto di onestà e di altruismo.

Eppure, in un periodo in cui gli immigrati sono guardati con sospetto (per usare un eufemismo!) sorprende che questa persona onesta e altruista sia proprio uno di loro. Come se un immigrato non possa essere onesto e altruista; abbiamo deciso a priori che queste qualità spettino a noi, non a loro.

L’episodio cui faccio riferimento è accaduto pochi giorni fa a Schio (VI). Solitamente questi episodi non balzano agli onori della cronaca, tanto più se rischiano di sdoganare pregiudizi consolidati e assunti come corazza protettiva; eppure questa volta a darne notizia è Il Giornale di Vicenza.

Christian Zarantonello, insegnante 42enne, racconta di aver dimenticato sui gradini del sagrato della chiesa della SS. Trinità il proprio portafoglio e un paio di occhiali da sole. Dopo diverse ore, accortosi della mancanza, ritorna nel punto esatto in cui si era in precedenza seduto, ma non c’era più nulla. Prova a interrogare alcuni passanti e i ragazzi che stavano giocando a calcio sul campo adiacente al sagrato, ma nessuno gli fornisce indicazioni utili; anzi, qualcuno gli suggerisce di «lasciar perdere, tanto la zona è frequentata da extracomunitari», come a sottintendere che è malfamata e che non avrebbe sicuramente ritrovato nulla. Christian prova anche a chiedere in canonica, senza ottenere risposta perché il parroco era impegnato in un campo-scuola.

In serata la svolta. Christian apprende che i suoi averi sono stati trovati da un giovane migrante del Gambia, Kebba, che lo avrebbe aspettato l’indomani in canonica per riconsegnargli il tutto. Il rifugiato è ospitato in canonica dal parroco don Carlo e lavora saltuariamente come cameriere. Senza dubbio quei 200 euro gli avrebbero fatto comodo! Ma non ha tradito la fiducia di chi lo ha accolto senza remore. Il commento di Zarantonello è forse il modo migliore per commentare questa storia a lieto fine: «Sono felice per aver recuperato tutti i miei effetti personali ma ancor di più nel voler constatare che non vincono sempre le maldicenze sulla disonestà della gente, i preconcetti verso gli extracomunitari». Di fronte alla diffidenza di tanti, credo sia più che mai necessario oggi dare testimonianza di simili gesti di onestà e di fraternità.

Navigando in rete per approfondire l’accaduto, scopro che - a ben cercare - ci sono tanti episodi simili (ho volutamente dato a questo articolo un titolo diffuso, cosicché chiunque voglia fare una ricerca possa trovare allineati casi analoghi), solo che non fanno clamore! Periodicamente ci sono casi di immigrati - senza tetto, precari, ambulanti - che trovano “un tesoro” che potrebbe anche cambiare la loro vita, ma decidono di restituirlo al proprietario legittimo. È successo anche a Vittorio Veneto (TV) proprio in questi giorni! (art. pubblicato ne L'Azione n.39). Non dovrebbe sorprendere: sono uomini, che compiono gesti di umanità. Dovremmo ricordarcelo più spesso. E se è vero che talvolta assistiamo a episodi riprovevoli, non tutto è riprovevole. C’è del male e c’è del bene ovunque, sia da una parte (“noi”), che dall’altra (“loro”). Il problema è che il bene passa per lo più in sordina e il male viene spesso strumentalizzato per altri fini. Il profugo che restituisce il portafoglio sia d’insegnamento, soprattutto alle giovani generazioni: mai generalizzare, dare testimonianza del bene sempre.






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