QualBuonDetto

19 Mar 2019


Com'è fare il papà?

In occasione della festa del papà condividiamo questo bellissimo post dello scrittore e fumettista Matteo Bussola.

Paola è andata a trovare i nonni con Virginia e Melania, io sono a casa con Ginevra che ha la febbre.
Ginevra, quando siamo da soli, diventa un'altra bambina. Forse è perché si sente alleggerita dalla competizione con le sorelle, che spesso vive male, la rende irrequieta e tende a tirare fuori il suo peggio.
A casa da soli, invece, è una bambina tenera, affettuosa, continua a parlare e a raccontarmi cose, con una gioia evidente che deriva, credo, dalla certezza che nessuno la interromperà.
Mi fa un sacco di domande.
Poco fa, per esempio, mentre eravamo sul divano insieme, la sua testa sulle mie ginocchia, io che le accarezzavo i capelli e lei che guardava distrattamente un cartone alla tivù, mi ha chiesto questa cosa qui.
"Papà", ha detto, "ma com'è fare il papà?"
Ci ho pensato su un attimo. Avrei voluto dirle "è un gran casino", oppure "è il lavoro più bello e difficile di tutti", ma sarebbero state solo risposte di comodo, perciò ho cercato un'immagine che potesse capire.
"Fare il papà", ho detto, "è come fare il pane senza che nessuno te lo abbia mai spiegato prima."
"Nel senso che ti sporchi tutto?", ha detto.
"Be', anche", ho detto. "Ma soprattutto per il fatto che, proprio come quando fai il pane senza sapere come, per quanto la farina sia buona, per quanto tu lavori all'impasto, per quanto le condizioni ambientali per la lievitazione siano perfette e il forno sia caldo, non potrai mai essere del tutto sicuro del risultato. E mentre guardi la pagnotta cuocersi e crescere, illuminata dalla lucina del forno, ti rendi conto che alla fine, per quanto tu ti sia impegnato, puoi solo pregare che tutto vada bene."
Si è tirata su e ha cominciato a fissarmi.
"Papà", ha detto, "però dopo alla fine sei contento lo stesso, vero?"
"In che senso?", ho detto.
"Nel senso che dopo sei contento anche se il pane non ti viene come te lo aspettavi, vero?", ha detto. "Perché lo hai fatto tu."
L'ho guardata senza dire niente, pensando che una bambina di otto anni aveva appena compreso, meglio di me, il significato più profondo dell'essere genitori.
"Vero?", ha chiesto ancora.
"Tantissimo", ho risposto.

Matteo Bussola, su Facebook






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