QualBuonDetto

02 Mar 2018


Felicità addosso

Un estratto dal libro di Roberto Vecchioni "La vita che si ama. Storie di felicità" per un invito alla lettura.

«La felicità non si definisce, c’è, c’è sempre, e non solo negli attimi che sconvolgono il cuore, ma nella consapevolezza sognante e progressiva dell’esserci e non subirla, la vita. Si annuncia a lampi accecanti e fuggitivi, ma poi è lì, nella pioggia estiva, sottile, che non ti copre, che vuoi prenderla tutta, testa al cielo. Il boato, il picco d’intensità, non è che uno sgraffio, e pare che bruci di sole, ma la felicità non è lì, sta nel silenzio che segue, nella lunga nota di quiete dove danzano punti di luce da afferrare e mettere insieme, a farne figure. E allora non basta che accada, dobbiamo anche farla accadere e saperla cogliere dove s’acquatta, nella tristezza come presagio di un altro orizzonte, e soprattutto nella gioia che non si appunta all’anima, ma scivola e scivola: e allora tirarla, fletterla come un elastico perché si allarghi, quella gioia, si estenda di qua e di là, perché non diventi, appena passata, solo un ricordo. La serenità è un’altra storia. È un’imitazione scadente, una polvere aerea, un effetto placebo che confina pericolosamente con la noia. Difficile scoprirla tra le risate e i sorrisi: quelli sono troppo spesso le bugie della felicità».

Roberto Vecchioni, estratto da “E-mail”, ne La vita che si ama. Storie di felicità - Einaudi, 2016






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