QualBuonDetto

18 Nov 2016


GLI EDUCATORI

Costruttori dell'uomo

Gli educatori devono educare l’uomo ad essere uomo. Non un uomo uguale al bestiame da ingrasso, contento delle sue cose materiali, ma un uomo ricco di senso, di spirito, di amore, di fedeltà e soprattutto di vastità interiore, nella meditazione e nella preghiera, nella collaborazione con gli altri, al di là delle parole che dividono.

(...) «Non dovete riempire i miei uomini di concetti vuoti, ma di immagini che contengano delle strutture. Non dovete imbottirli anzitutto di condizioni inutili, ma forgiare loro uno stile affinché possano cogliere l’essenza delle cose. Non dovete giudicare le loro attitudini soltanto dall’apparente facilità che dimostrano in questa o in quella direzione. Perché chi ha lottato di più contro se stesso va più lontano e riesce meglio. Dovete perciò tener conto innanzi tutto dell’amore. Non dovete insistere sull’uso dei beni materiali, ma sulla creazione dell’uomo affinché egli pialli la sua tavola nella fedeltà e nell’onore, e così la pialli meglio. Insegnerete il rispetto, poiché l’ironia è degna dello sciocco ed è dimenticanza di ogni contegno. Lotterete contro i legami dell’uomo con i beni materiali e fonderete l’uomo nel bambino insegnandogli innanzi tutto lo scambio poiché senza lo scambio vi è soltanto aridità. Insegnerete la meditazione e la preghiera perché è nella meditazione e nella preghiera che l’anima diviene vasta. E insegnerete l’esercizio dell’amore, poiché chi lo potrebbe sostituire? L’amore di se stesso è il contrario dell’amore. Punirete innanzi tutto la menzogna e il tradimento che possono anche servire all’uomo e in apparenza anche alla cittadella. Ma soltanto la fedeltà crea i forti. Perché non si può essere fedeli in un campo e infedeli in un altro. Chi è fedele è sempre fedele. E non è fedele chi può tradire il compagno di lavoro. Io ho bisogno di una roccaforte e non fonderò la sua forza sulla corruzione degli uomini. Insegnerete il gusto della perfezione poiché ogni opera è una marcia verso Dio e non può terminare che con la morte. Non dovete insegnare il perdono o la carità, poiché potrebbero venire fraintesi e non essere più che rispetto dell’ingiuria e delle piaghe. Ma insegnerete la mirabile collaborazione di tutti attraverso tutti e attraverso ciascuno. Allora il chirurgo correrà attraverso il deserto per rimettere a posto il ginocchio di un semplice uomo di fatica. Perché anche questi è un veicolo. E hanno entrambi lo stesso conducente. Insegnate infine a diffidare del solo linguaggio e della verità di singoli enunciati, perché ognuno dal punto di vista della sua esperienza ha ragione ed è inutile lottare per affermare come assoluta la propria verità. Occorre aiutare l’uomo a situarsi e a cogliere la verità della sua vita, quella verità che imposterà e risolverà i suoi conflitti e lo farà collaborare con gli  altri».

Antoine De Saint-Exupéry ∼ "Cittadella"






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