IL MERCATO: LAVORO COME PREGHIERA

Se pure il lavoro comporta anche un ritorno economico, questo non è un fine: le cose non vanno fatte per essere vendute, ma per incarnare l’amore, di Dio e dei cari, per costruire insieme il tempio in cui ognuno dona se stesso, scambiandosi con le proprie creazioni, frutto del fervore che abita ognuno di noi...

Passando poi davanti alle botteghe dove con infinita pazienza gli artisti cesellavano i loro preziosi doni, (l'imperatore) mi disse: «Ciò che conta è la qualità del lavoro. Invano vegliano intere notti se le dedicano alla loro venalità, alla loro concupiscenza e alla loro vanità, cioè a se stessi, e non si scambiano più in Dio, barattando la propria vita con un oggetto divenuto sorgente di sacrificio e immagine di Dio, un oggetto nel quale le rughe, i sospiri, gli occhi affaticati, le mani tremolanti per aver tanto impastato, le soddisfazioni serali dopo il lavoro e il fervore esaurito si confondono. Perché io conosco soltanto un atto fertile, la preghiera, ma so anche che ogni atto è preghiera se è dono di sè per divenire. Tu sei come l’uccello che edifica il proprio nido e il nido è tiepido, come l’ape che produce il miele e il miele è dolce, come l’uomo che modella l’urna per amore dell’urna, quindi per amore, cioè per devozione. Certo, questi uomini devono vivere del loro lavoro, ma non devono dedicare il loro lavoro a  vivere. Credi forse nel poema scritto per essere venduto? Se il poema è oggetto di commercio non è più un poema. Se l’urna è oggetto di concorso non è più un’urna a immagine di Dio, ma immagine della tua vanità e dei tuoi appetiti volgari. Offrendo il suo lavoro a Dio, l’uomo prega ed edifica se stesso».

Antoine De Saint-Exupéry ∼ "Cittadella"






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