QualBuonDetto

04 Ago 2017


VIETATO LAMENTARSI!

Un appello al pensiero positivo

“Vietato lamentarsi”. È il monito che papa Francesco ha fatto affiggere - sotto forma di cartello - sulla porta d’ingresso del suo appartamento di Santa Marta, su consiglio di uno psicologo-psicoterapeuta, dott. Salvo Noè, che conduce incontri motivazionali. Sul cartello - un po’ più in basso, con carattere più piccolo - si legge: “I trasgressori sono soggetti a una sindrome da vittimismo con conseguente abbassamento del tono dell’umore e della capacità di risolvere i problemi”; e precisa: “La sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di bambini”. E poi, ecco la pars costruens, che è la vera finalità di questo cartello: “Per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti, quindi: smettila di lamentarti e agisci per cambiare in meglio la tua vita”.

Quante volte sentiamo lamentale intorno a noi, e magari anche noi siamo tra le fila dei lamentosi! Spesso ci focalizziamo sul puntino nero di una tela bianca, come si suol dire. Non vediamo che problemi e ci sentiamo vittime di una società ingiusta. E, tuttavia, non facciamo nulla per cambiare lo stato delle cose. Modus vivendi? Rassegnazione, noia, malinconia, senso di inadeguatezza. La Serenità c’è, ma non bussa alla nostra porta.

Il cartello - che, oltre ad essere affisso sulla porta d’ingresso dell’appartamento del papa, si trova esposto anche in caserme, uffici e bar - ci sveglia da questa modalità di vivere sterile e deprimente e ci apre gli occhi sulla necessità di assumerci le nostre responsabilità: in primis la responsabilità di essere la migliore versione di noi stessi, per poi aprirci al mondo con coraggio, fiducia, entusiasmo. E se le cose non vanno, è nostra responsabilità cercare soluzioni per far emergere o costruire qualcosa di buono.

Il prossimo passo potrebbe essere “Vietato giudicare”. Anche il giudizio, la critica fine a se stessa, impoverisce sia chi la muove sia chi la riceve. E anche su questo aspetto ci sarebbe da lavorare…

Tutti dobbiamo sapere metterci in discussione, ricordando che certi atteggiamenti (lamentele, giudizi…) «sono come le sedie a dondolo: ti tengono impegnato ma non ti portano da nessuna parte» (Salvo Noè).






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