Carretti di filo e giostra di speranza

S. Patrizio

Fuggito dalla sua prigionia Patrizio era finalmente potuto tornare a casa... Sedeva in classe con bambini molto più piccoli di lui ed era imbarazzato dal suo scarso livello di latino. «Non ho studiato come gli altri», scrisse poi nella sua Confessione, e mentre cercava di recuperare il tempo perduto, non riusciva a dimenticare il tempo trascorso tra gli Irlandesi. Un giorno sognò un uomo, proveniente dall’Irlanda che gli porgeva una lettera con l’intestazione Vox Hiberniae, la voce degli irlandesi. Egli stesso ci racconta che, mentre leggeva la lettera, sentì le voci dei bambini che aveva conosciuto in Irlanda chiamarlo: "Ti supplichiamo, santo fanciullo, di venire e camminare ancora una volta tra noi". Il ricordo delle voci sentite rimase con lui per molti anni e nella sua Confessione scrive: “Quella voce mi spezzò completamente il cuore, non riuscivo più a leggere e mi sono svegliato”. Quel sogno non lasciava dubbi sul da farsi: portare oltre il mare l’annuncio di una buona notizia.

Ho riflettuto sul titolo della mia rubrica QualBuonSogno e sul come ha cercato di tessere legami tra meraviglia, fiaba, vita cristiana e santità, ma dietro il termine sogno voglio esplorare anche gli ideali, la fantasia che realizza e immagina un modo di vivere nuovo. Così il racconto della vocazione di san Patrizio, mi apre ad un orizzonte finora poco esplorato, quello di sognatori che hanno pensato un modo diverso per rapportarsi alla loro identità locale e al vivere assieme. Non è anche questo uno dei frutti del mondo fiabesco della santità celtica e germanica? Le vite di questi santi aprono una porta inattesa sul radicamento alla terra e sulla possibilità di pensarsi eredi di tradizioni arcaiche, restando aperti e disponibili ai molteplici incontri del presente. Sarà per questo che tra i tanti sognatori mi lascio interrogare dalla figura di Aldo Cibaldi, il fondatore della Pinacoteca internazionale dell’Età evolutiva, che raccoglie una delle più importanti collezioni al mondo di disegni di bambini. Così l’esperienza di questo strano direttore, del plesso scolastico di un paesino di poco più di 10.000 abitanti, illumina la storia di Patrizio e sul come l’infanzia ci interpella nella nostra conversione. Forse sono quegli stessi bambini di Patrizio ad aver ispirato a Cibaldi la consapevolezza di avere un cuore fragile, che si lascia disegnare dagli incontri con gli altri. Come ci racconta in una sua bella poesia in dialetto bresciano:

Che bicerì de niènt le mé zornàde:
ghè biösca ön nòm, le zamò pié e ‘l streàca.
Che stória mai la calma del mé lac:
öna sofiàda e l’-è töt zèp de ondàde.
Quanti carècc de réf la resta ‘ndré
sté giostra de speranze che sé s-cèpa;
chè lastra lizimbirna l’è ‘l mé cör:
dìga ‘na góga chè ghè fi öna crèpa.

Traduzione in italiano

Che bicchierino di niente le mie giornate:
gli casca un nome, è già pieno e tracima.
Che storia è mai la calma del mio lago:
una soffiata ed è tutto pieno di ondate.
Quanti carretti di filo resta indietro
questa giostra di speranze che si spacca;
che lastra leggera è il mio cuore:
dategli un buffetto che gli fate una crepa.

- Aldo Cibaldi, da Braze e burnis, 1962 -






ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok