QualBuonSogno

20 Lug 2022


Coraggiosi cavalieri

"In quel tempo, dei fanciulli, senza guida e senza capi, accorsero a piedi da città e campagne, da tutte le regioni per raggiungere le terre che stanno al di là del mare. E quando gli si chiedeva verso dove stessero correndo rispondevano: "Verso Gerusalemme!". Ancora oggi non sappiamo da dove venissero, né fin dove arrivarono, ma alcuni di quelli che tornarono indietro ci han raccontato di non sapere il motivo del viaggio. Piu' o meno alla stessa epoca, delle donne si misero ad assemblarsi da città e campagne..." (Albert von Stad, monaco benedettino, XII secolo)

Con queste poche parole l'antico cronista vuole lasciare una traccia di quel fenomeno misterioso che fu la crociata dei bambini, quando raccogliendosi da ogni villaggio di Francia e Germania, una folla di fanciulli si mise a riempire le strade d'Europa come uno sciame di api impazzito. Piccoli pellegrini con bastoni di nocciolo e pioppo, e sulle spalle centinaia di croci colorate. Alcuni si erano fatti degli elmi di foglie, altri portavano dei caschi di stagno, si radunavano come incantati da un qualche invisibile pifferaio, facendo risuonare nell'aria i loro canti devoti, inni pieni di gioia e di chissà quali speranze. Parole in dialetto si intrecciavano a stralci di latino ecclesiastico, scendendo verso il mare come le ampie ali colorate di una farfalla.

Corrono ridendo in faccia alla primavera, come dei piccoli Giovanni Battista, chiamano alla penitenza. D'altronde il Signore non aveva promesso loro di essere "un rifugio di età in età"? Di saziare il suo popolo nutrendolo di grazia ogni mattino? Dove andranno a cercare il miele? Su quale fiore si poseranno per ritrovare forza e colore?

Quest'antica fonte che proviene dal monastero di Stade, mi pone la questione: Ma come inizia un gioco? Come scatta la domanda "Giochiamo a...?" Come si strutturano le regole e come si pongono dei limiti? Se mi lascio attirare dal testo medievale scopro anche tutto un mondo che si dischiude al mio sguardo: un gioco che parte in autogestione, nella fantasia più sbrigliata e libera, il potere attrattivo di una parola d'ordine ("Andiamo a Gerusalemme!"), l'emulazione e la ripresa dei gesti dei grandi. Il breve passaggio ci parla anche del monaco-cronista che vede passare nelle strade del suo villaggio questo sciame di selvaggi, tra le praterie lavate dalla pioggia, in mezzo ai gigli bianchi e rossi che fioriscono in quelle contrade nel mese di giugno. Forse gli saranno sembrati quei “piccoli che il Signore preferisce”. E poi il brano ci parla di qualche defezione di alcuni che tornano indietro, pentiti, forse piagnucolando ricercando il cammino verso casa, ma dal testo mi pare anche trasparire l'attrazione misteriosa di questo monaco verso la spensieratezza perché, pur conscio del pericolo, doveva anche lui sapere che il fine di ogni cosa sta nella gioia.






ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.





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