QualBuonSogno

21 Set 2022


Il potere di una filastrocca

In quel tempo nel regno di Francia bambini e bambine, con qualche giovanotto e alcuni vecchi facevano delle processioni portando stendardi, ceri, croci, turiboli, e se ne andavano per città, borghi e villaggi cantando in francese: “Signore Iddio innalza la cristianità, ridonaci la croce in verità”. Non solo cantilenavano queste parole, ma anche molte altre, cantando sui toni delle processioni e cambiando le parole a loro piacimento. Un fatto del genere non si era mai visto, nemmeno nei secoli lontani e alcuni interpretarono tutto questo come una profezia.

(Chronicon del monastero di Mortemer, anno 1213)

È usanza nei monasteri, fin dall’antichità annotare quasi ogni giorno quello che è accaduto nel mese o nella settimana ed è così che sono arrivate fino a noi importantissime informazioni storiche di cui altrimenti si sarebbe perduta ogni memoria. Trovo così, nel Chronicon del monastero di Mortemer, in Normandia, questo documento che ci trasmette la memoria di un gioco, un gioco ritmico, che mi introduce nel mondo delle filastrocche.

Quello delle cantilene e delle filastrocche è un universo un po’ magico, a volte fantastico e irrazionale, un mondo in cui tutto può accadere, proprio come piace ai bambini. I testi delle filastrocche infatti contengono giochi di parole, rime, assonanze (ripetizione di vocali), allitterazioni (ripetizione di consonanti), punto d'incontro tra linguaggio verbale e linguaggio musicale.

I pedagogisti dicono che una filastrocca aiuta il bambino a comunicare, a usare un lessico vario, ad acquisire diversi registri di linguaggio, a partecipare a un’azione comune integrandosi in un gruppo, ad affinare l’ascolto, a sviluppare la memoria, a fortificare la propria capacità di evocazione e di immaginazione, in poche parole sono interessanti perché liberano il potere creativo.

Io credo che, nel caso del gioco che si svolse in quel lontano secolo, nei pressi del monastero di Mortemer, il potere liberato dalla filastrocca avesse anche la forza della denuncia. Qui il gioco dei bambini smaschera infatti la predicazione della crociata e la sua volontà di potenza. Sovrapponendo atto e linguaggio, mescolando per gioco guerra e religione, svela l’inganno che tormentava quella società. Quel che è strano è che il cronista non sembra accorgersi della denuncia in atto, anzi interpreta questo segno proprio come una profezia della crociata, ma qualche vecchio si è accodato al gioco… Forse si saranno semplicemente affiancati, senza capire quel che stava succedendo, oppure, io credo, hanno capito che la speranza nasce sempre dove si prende il coraggio di entrare danzando nel mondo del sogno e della fantasia.






ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.





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