QualBuonSogno

26 Gen 2022


Il re e l’antica caverna

(Sunniva)

Giunto il disgelo, il corteo regale aveva preso la stretta via dei fiordi, che ai piedi delle montagne percorre il mare fino all’estremo nord, fino alla dimora dell’Eterno Inverno. Poi, scalzo nella neve, intimorito da violare un segreto così ben custodito, il re Olaf si era approcciato alla grotta gridando “Rimuovete le pietre”. “Ma maestro – avevano detto alcuni uomini del corteo – se davvero vi sono degli uomini là dentro, di certo saranno morti da tempo, e i loro corpi avranno cattivo odore”. Una luce splendida riempiva la grotta e il profumo del muschio e dell’anemone selvatico, si spandeva in quel luogo. Deposti, come dormendo, sul fondo della grotta, stavano i corpi incorrotti, splendidi nella loro verginale bellezza, di Sunniva e di suo fratello Albano.

Questa piccola storia ci porta al tempo antico della prima evangelizzazione della Norvegia. È una storia che ci parla del radicamento in una cultura più antica ed arcaica, un tempo in cui molti uomini e donne, colpiti dal primo annuncio della Resurrezione, avevano deciso di rinunciare a beni e a nozze per affidare la loro vita al vasto mare. Questa è la storia di santa Sunniva e di suo fratello Albano che decidendo di mantenere puri i loro corpi per Cristo lasciarono l’Irlanda per recarsi nelle aspre e solitarie terre scandinave. All’epoca, in quelle terre, non c’erano ancora uomini sedotti dalla Buona Novella e i loro corpi, rimasti bloccati in una caverna, vennero preservati incorrotti per i tempi futuri, per quell’alba di Medio Evo, in cui il santo re Olav, permise infine al seme buono del Vangelo di poter germinare in terra di Norvegia.

Mi colpiscono questi corpi preservati, come i tesori delle fiabe, custoditi sul fondo di una grotta, in una caverna misteriosa. Essi sono come un gioiello che la natura stessa si era impegnata a preservare come dono. Mi colpisce anche il desiderio di Olav, il suo domandare alla natura di rivelare un segreto più antico, un germe di vita che si radica al tempo delle antiche storie.

Quale segreto avete da rivelarci antiche pietre della caverna? Quale mistero nascondete vecchi alberi del bosco? E tu, vecchio frassino, posto all’ingresso della grotta, parlaci di quando Sunniva e suo fratello Albano illuminavano queste antiche terre e le tue scure chiomedella luce bella della vita pura.

Mi pare di sentirli Albano e Sunniva, cantare le bellezze della natura, ritrovando fin nei loro corpi, la semplicità ingenua dell’Antico giardino di Eden. Mi pare di riconoscerli nei versi del poeta norvegese Hauge che, ritrovando la sua casa sui fiordi, ci lascia la contemplazione di un mondo finalmente riabitato, prima che l’albero cosmico perda tutte le foglie e giunga di nuovo il tempo della lunga attesa:


Qui sono al sicuro, qui ci sono querce intorno ai muri,
qui scintilla lo stretto tra monti corrosi dal mare.
Se me ne sto in piedi alla finestra
le querce immense hanno
una profonda tonalità oleosa
come un dipinto antico,
sul cielo di smalto azzurro
nubi ritardatarie
si rincorrono dal mare.

Querce nel sole d’autunno!
Terra azzurra, terra di monti, terra di mare
ed ere alle mie spalle
in una festa di colori
e ardore.

Oggi ci sono freddo e fiocchi di neve nell’aria,
i rami nudi si protendono come artigli
verso il caldo e l’ultimo ozono.
Mi inoltro nella terra azzurra
sotto le foglie che cadono.
E un giorno sarà spoglio Yggdrasil.

- Olav H. Hauge, “La terra azzurra” -






ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.





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