QualBuonSogno

17 Nov 2021


La bellezza creola

(Nilo)

«A Nilo venne incontro sino ai piedi del monte tutta la comunità dei monaci di Montecassino, anche i sacerdoti ed i diaconi, rivestiti degli abiti sacri, come in giorno festivo, recando in mano ceri e incensieri; e con questa pompa introdussero Nilo, il greco, nel monastero. Sembrava loro di ascoltare e di vedere o il grande Antonio venuto da Alessandria, o meglio, il grande Benedetto, il divino loro legislatore e maestro, risorto dai morti».  - Vita di s. Nilo, fondatore e patrono di Grottaferrata, monaco del X secolo -

Questo piccolo brano è uno dei più belli e citati dello scambio ricco e fecondo tra monachesimo greco e monachesimo benedettino. Esperienze di unità, di ricerca di ponti, di scambi, di relazioni che si tessono per creare del nuovo. Perché la vita nasce sempre dall’incontro, dal desiderio di accogliere e di andare verso l’altro. Certo, questo breve passaggio in cui si racconta la festosa accoglienza dei monaci benedettini guidati dall’Abate Aligerno, degli esuli greci e della grande liturgia che ne seguì, segna anche un po’ la nascita, o almeno uno dei momenti più importanti della storia della cultura italogreca.

L’Italia, dal Piemonte alla Puglia, dal Friuli alla Sicilia, è piena di testimonianze che sono il frutto di scambi e di meticciati e ogni regione potrebbe vantarne il primato. Penso alle fondazioni di Lucedio nei territori di Outremer al tempo delle Crociate, il cenobio poetico greco del monastero di Casole, le tracce nordiche lasciate dagli eserciti bizantini di Narsete…

Glorioso primato quello del meticciato, quello di lasciarsi sorprendere dal nuovo. Io ho come il pensiero che in questi tempi la bellezza sia ancora una volta una bellezza creola, come quella immaginata dai monaci di Montecassino, al tempo in cui accolsero Nilo.

Sarà forse per questo che mi piace chiudere con qualche verso di una poesia in Talian, frutto della creolizzazione della lingua veneta nei territori di emigrazione brasiliana, e ad oggi l’unica lingua regionale che ha saputo vivere fino in fondo un processo di creolizzazione:

Questi pòpoli drio sevitar avanti
Par dar forma a na grande nassion
Co na mescolada de stirpe diferenti
Indove ze drio ndar in gran evolussion.
 
El popol brasilian ga so maniera de esser
Che no se cata in nessuna altra nassion,
Par la vitalità e la alegria che ga de viver
Che tuto el mondo va far incora nominassion. [1]
 
- Ary Vidal, El popolo brasilian -

 

[1] Questi popoli dovrebbero continuare/ a dar forma a una grande nazione/ con un miscuglio di stirpe differenti/ dove ci sarebbe una grande sviluppo. // Il popolo brasiliano ha il suo stile/che non si trova in nessun’altra nazione/ per la sua vitalità e l'allegria di vivere/ che tutto il mondo ricorderà.






ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.





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