QualBuonSogno

02 Nov 2022


La gioia di stare assieme

Nel mese di giugno dell'anno del Signore 1212, un bimbo di nome Stefano, pastore nel villaggio di Cloyes, nei pressi della città di Vendôme, disse che il Signore gli era apparso sotto le spoglie di un povero pellegrino, chiedendo pane e donandogli alcune lettere da trasmettere al re di Francia. Vennero a lui allora da diverse parti del regno circa 30.000 pastorelli, aventi pressappoco la sua età.  Un giorno che erano nei pressi di Saint-Denys, il Signore compì per mezzo suo molti miracoli, davanti ad alcuni testimoni. Si aggiunsero ad essi molti altri bambini del volgo, provenienti da molti luoghi, che lo veneravano, credendo che per mezzo suo si compissero miracoli. Avanzavano inneggiando al santo bambino Stefano, riconoscendolo come capo e maestro. Tuttavia il re, dopo aver consultato i maestri e i professori di Parigi diede ordine che ciascuno tornasse a casa sua e così quella puerile devozione, come facilmente iniziò, altrettanto facilmente terminò. Pare comunque a molti che, attraverso queste riunioni spontanee e innocenti, il Signore volesse far conoscere qualcosa di grande e importante, che altrimenti avrebbe dovuto attendere a lungo.
(Dalla Cronica anonima dei canonici di Laon)

Quanta gioia mi dà questo testo medievale, di quale meraviglia mi riempie la cronaca anonima di questo antico monastero e quanto stupore suscita in me il racconto di questa santità proibita! È davvero emozionante perché il testo mostra tutte le tensioni del cronista che da un lato crede alla potenza di guarigione presente nel santo pastorello, mentre dall’altro constata con rammarico la sua difficoltà a credere al sogno che gli si presenta, di cui ha sentito narrare e che in qualche modo lui stesso ha intuito con gli occhi del suo cuore.

È un testo incantevole perché ci fa entrare in pieno nelle tensioni e negli interstizi che i nostri sogni aprono: il mondo dei possibili, delle strade ancora da prendere, il mondo delle scelte, delle idee, il potere di attrazione che il creato esercita sulla nostra fantasia. Di questo testo però quel che più di tutto mi colpisce è la forza dello stare assieme. Talvolta siamo tentati di dire “se sto solo, allora ci sarà più spazio per me” e invece è sempre nello stare con altri che i sogni trovano la forza e le strade per diventare realtà. Così in questo racconto, quello che parrebbe un incontro fortuito diventa promessa che si trasforma in speranza. Speranza di essere ascoltato, speranza di cambiare le dinamiche del mondo entro cui si vive e, attorno a questa promessa-speranza, ecco che si genere l’attrazione, la forza del gioco. “Devozione puerile” dice la cronaca, eppure quante possibilità sono nascoste dietro il desiderio di mettersi assieme!

Questo testo mi porta soprattutto a riflettere sulle possibilità di rinnovamento che si trovano nei luoghi marginali della nostra società, come le terre da cui vengono quei pastorelli. Rifletto sugli spazi in cui “due o tre si mettono assieme” (Mt 18,19)… Non sono sempre luoghi puliti, né luoghi desiderabili, ma in ogni caso quell’unirsi è sempre portatore di possibilità, è sempre uno spazio o un interstizio in cui può germogliare la speranza. Talvolta sono luoghi noti (santuari, luoghi di pellegrinaggi), altre volte luoghi conosciuti solo con il passaparola, come quei cercatori di bellezza di cui ci parla Vanni Santoni nel suo libro Muro di casse, in cui riporta le ricerche che fondano quell’eteroclito movimento, che nasce dal popolo dei rave party:

Potevamo creare ovunque la bellezza: in ogni angolaccio, sotto a ogni cavalcavia, poteva sgorgare una fonte di meraviglia. Ogni periferia, ogni cittadina di provincia senza più guizzi poteva tornare a splendere e ribollire per una notte. E non parlo solo dei posti dove andavamo: il fatto che andassimo in alcuni faceva sì che tutti, in potenza, custodissero la bellezza…” (Vanni Santoni, Muro di casse, ed. Laterza, pag. 98)

Certo, forse quello dei bambini di Cloyes, non ero lo stesso mondo di oggi, ma in qualche modo anche loro cercavano un prato o un capannone abbandonato in cui poter ballare fino al mattino. Che il santo bambino Stefano, possa aiutarci in questo!






ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.





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