QualBuonSogno

24 Mar 2021


L’amore dei cavalli

(Columcille di Iona)

Come dei veri profeti spesso i santi celtici conoscevano in anticipo il tempo della loro morte… Un giorno del mese di maggio, l’anziano Columcille, stanco di anni, si recò a far visita ai fratelli che stavano lavorando dall’altro lato dell’isola di Iona. Giunto presso di loro parlò in questi termini: «Ho molto desiderato, durante le trascorse feste di Pasqua, partire da questa vita, e il Cristo Signore me ne ha dato il permesso, ma ho voluto ritardare un po’ questo momento perché la gioia della festa non diventasse per voi tempo di lamento». I fratelli nel sentire questa notizia furono molto rattristati, anche se lui cercava con tenerezza di consolarli. Poi sedutosi sul carretto che lo accompagnava benedisse l’isola di Iona e i suoi abitanti.

Più tardi, tornando al monastero, Columcille si fermò presso una croce costruita lungo la strada per riposare un poco. Si sentiva molto stanco e la vecchiaia gli rendeva difficili gli spostamenti. Fu allora che il bianco cavallo che lo aveva accompagnato gli si avvicinò. Era quel fedele servitore che ogni mattina portava sul carretto il latte fresco ai fratelli dell’isola. Il cavallo appoggiò la testa sul suo petto e avendo sentito che il suo maestro sarebbe dovuto partire, e che non l’avrebbe mai rivisto, cominciò a piangere, bagnando di lacrime l’abito e i piedi del santo. Il cocchiere che guidava il carretto vedendo il cavallo comportarsi in questo modo cercò di allontanarlo, ma Columcille disse: «Lascialo fare per ora. Anche se è privo di ragione ha riconosciuto che per me è vicino il tempo della sepoltura». E Columcille benedisse il cavallo (Columcille di Iona, monaco scozzese del VI secolo).

Questo è uno dei più celebri racconti dell’agiografia celtica e per me certamente uno dei più teologicamente densi. Forse è il racconto che mi ha portato ad interessarmi di questo mondo…

Il racconto è incentrato su una rilettura del testo evangelico dell’unzione di Betania (Giovanni 12, 1-12), ma come spesso avviene nella letteratura celtica ai personaggi biblici vengono sostituiti degli animali. Nella letteratura inglese in generale ritroviamo un processo simile per esempio nel racconto delle Cronache di Narnia, dove la figura di Aslan il leone ha una chiara valenza cristologica, soprattutto nella scena della sua Resurrezione. In questo racconto sul fondatore dell’isola monastica di Iona il cavallo viene paragonato a Maria di Betania che versa un profumo prezioso sui piedi di Gesù, compiendo così una prefigurazione del compianto per la sua morte. Anche le parole del racconto, nel modo in cui ci è stato narrato (non abbiamo voluto verificare il testo originale di Adamnan perché questa rielaborazione narrativa è troppo bella e ricca), sembrano in parte ricalcare e riprodurre quel momento che precede la Passione. 

È interessante leggere il racconto anche in senso inverso, cioè cercando di capire come il gesto del cavallo illumina il gesto di Maria a Betania. È sorprendente allora che il racconto sottolinei che il cavallo era “un fedele servitore che portava il latte…” perché non è certo l’attitudine che i Vangeli riconoscono a Maria. Anzi spesso si sottolinea proprio la sua dimensione contemplativa contrapposto all’operosità di Marta. Ma non è bellissimo che nella sua spontaneità semplice e naturale la storia riconcili in un'unica creatura tutta il tema dell’amicizia e dell’affetto che sottende il racconto evangelico? È come se alla fine nel bianco cavallo di Iona facessero la pace Marta e Maria, come se il racconto invitasse anche noi a commuoverci per chi ci sta profondamente a cuore.

Mi chiedo se in qualche modo questo piccolo racconto non voglia anche essere un invito, in vista della prossima Pasqua, a ritrovare il gusto dell’amicizia con la Creazione, riscoprendo la sua attesa carica di affetto e di speranza.








ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok