QualBuonSogno

20 Gen 2021


Tracce nella neve

“Un giorno d’inverno, un angelo venne da lui sotto le sembianze di un pellegrino e Cuthbert lo accolse con grande onore. Poi uscì per preparargli il pranzo. Quando ritornò, non vide più alcuna traccia di quell’ospite, ma poggiati sul tavolo tre pani venuti dal cielo, bianchi come il giglio, profumati come le rose e dal sapore buono come il miele delle api. Allora Cuthbert guardò ovunque nella neve per vedere se l’ospite avesse ripreso il sentiero per andarsene, ma quando vide che non c’erano tracce, comprese che quel pellegrino era un angelo e non uomo e che era venuto a portare cibo celeste”. - Vita di Cuthbert, eremita e monaco sulle isole di Farne -

I racconti monastici sono pieni di splendide testimonianze sull’ospitalità. D’altronde anche in Fratelli tutti di papa Francesco leggiamo: “Benché potesse disturbare l’ordine e il silenzio dei monasteri, Benedetto esigeva che i poveri e i pellegrini fossero trattati «con tutto il riguardo e la premura possibili». L’ospitalità è un modo concreto di non privarsi di questa sfida e di questo dono che è l’incontro con l’umanità al di là del proprio gruppo. Quelle persone riconoscevano che tutti i valori che potevano coltivare dovevano essere accompagnati da questa capacità di trascendersi in un’apertura agli altri” (Fratelli Tutti, 90).

Ciò che in questo racconto (riportato nella sua versione in inglese antico - anglo-sassone) è davvero magico però è il legame che crea tra la neve e la delicatezza del dono ricevuto, tra il pane profumato e la dolcezza dell’accoglienza.

Saper guardare la neve per imparare cosa vuol dire accogliere. Imparare dalla neve ad avere come Cuthbert quell’animo che riesce a portare in sé tutti i più dolci segni di un passaggio.

Davvero il potere pedagogico della neve è immenso. Ci insegna a diventare delicati, a lasciarsi segnare dagli incontri, ammanta ogni cosa di una presenza. Ci insegna a fare nostre, come Cuthbert, le parole della poetessa cilena premio Nobel, Gabriela Mistral:

 

È scesa la neve, divina creatura,
a visitare la valle.
È scesa la neve, sposa della stella,
guardiamola cadere.
 
Dolce! Giunge senza rumore, come gli esseri soavi
che temono di far male.
Così scende la luna, così scendono i sogni….
guardiamola scendere.
 
Pura! Guarda la valle tua, come sta ricamandola
di gelsomino soffice.
Ha così dolci dita, così lievi e sottili,
che sfiorano senza toccare.
 
(Gabriela Mistral, È scesa la neve)





ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.





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