È TEMPO DI GIOCO... FORZARE I LIMITI DELLA REALTÀ

Insieme… forzando i limiti della realtà

Secondo alcune teorie, la materia, l'oggetto del giocare, è il piacere che si vive giocando, e l'entusiasmo generato è il primo prodotto del gioco stesso.

È un’energia potente quella che si libera in noi, introducendoci a tempi e spazi di altre dimensioni, e, anche adulti, si lascia il dovere che come habitus ci riveste per la nostra formazione remota (chi dimentica la regola “prima il dovere e poi il piacere”?) per indossare la veste leggera del piacere bambino, un'avventura possibile a ogni età.

Altro invece sono i materiali utili al giocare, che non sono però di poco conto, se pensiamo a come indirizzano il gioco.

Mi ha colpito in Regent Street a Londra l’Hamleys London, un negozio che occupa cinque piani dove si vendono “solo giocattoli”: accanto a quelli tradizionali, trovi elicotteri che volano, pupazzi che nuotano e che saltano e molto altro ancora. Bambini e bambine provano i giochi con gli animatori pronti a esaudire, “forse”, ogni loro desiderio.

In commercio sono proposti giocattoli più o meno articolati, che chiedono spiegazioni per essere usati, che guidano le azioni del gioco passo a passo, che segnano un punto di partenza e uno d'arrivo, che spesso non lasciano spazio a un’azione personale, che, se suggeriscono delle soste, lasciano comunque la frenesia di quanto vissuto. Spesso noi adulti cerchiamo i più complessi, quasi per un bisogno di dimostrare un’intelligenza superiore dei nostri figli e figlie.

Vi sono poi giocattoli che, se pur strutturati, lasciano piccoli spazi di variabilità e di realizzazione diversa da parte di chi li usa, pur se contenuta entro certi limiti: quasi un bisogno che nulla sfugga al controllo dell’adulto.

I più ricercati da bambini e bambine sono, però, i materiali - gioco facilmente reperibili perché abitano la nostra quotidianità, che si lasciano modellare, trasformare, montare e smontare, per un uso che va oltre a ciò per cui sono stati pensati, che proiettano verso altre possibilità.

Penso a scatoloni di varie grandezze, a teli e a nastri, a manici di scopa e a corde di varie lunghezze, e pure a vestiti vecchi, a scarpe fuori moda e sformate dall’uso; penso a cappelli e a collane, a sciarpe lunghe e calde, morbide e piumose, per personaggi di un mondo altro, per la messa in scena di emozioni e di avventure che solo l’immaginario permette.

E che dire dei materiali che la natura mette a disposizione con abbondanza e gratuità?

Rivedo i prati di erba alta, dove rotolare e fare capriole, dove distendersi e perdersi con gli occhi al cielo; le distese di fiori intensamente colorati per collane e corone; i canneti lungo le rive di fiumi e torrenti dove recuperare la canna “cargana” ancora verde con cui costruire flauti artigianali[1]; le siepi di bosso dai rami flessibili per archi e frecce[2], o forcelle per fionde[3] per gare sulla lunghezza del lancio.

Immagino le cavità da esplorare, e i boschi dove giocare a nascondino facilitati da un tappeto di foglie, di aghi e muschio, che rende muti i nostri passi, e ci rimanda al mondo delle fiabe.

Ripenso ai sentieri di montagna, dove sulle rocce possiamo ritrovare tracce di ere lontane, dove ogni curva rivela paesaggi nuovi, dove le altezze dilatano il cuore e ci fanno respirare l’infinito.

Mi vedo sulla riva del mare, dove la sabbia incontra l'acqua che le racconta di viaggi per terre lontane con i reperti che le dona, un vero scrigno a cielo aperto dove potersi servire per voli fantastici e originali creazioni!

Sono tutti, quelli elencati, materiali che rispettano il gioco, lo liberano da ogni condizionamento, ne riconoscono la valenza formativa. Oserei dire che "sono materiali liberi di essere ciò che sono, e che lasciano liberi noi di essere ciò che siamo".

È qui che entra in gioco il “creare che è forzare i limiti della realtà utilizzando i dati della realtà stessa in forme e modalità insolite. Ed è proprio l'esistenza di limiti che ci sprona a valicarli e a creare” afferma Fulvio Scaparro[4], ed è allora che ogni creazione comprende in sé elementi della realtà che ciascuno di noi ha integrato nella propria esperienza passata, come sostiene Vygotskij.

È il gioco delle combinazioni che genera forme personali, a volte anche improbabili, perché creare è trasgredire all'ordine che impone che una capanna non poggi su una zampa di gallina[5], un cerchio non sia il volante di una potente auto, un bastone non sia un robusto remo con cui solcare i mari.

“Lasciateli giocare” è il titolo di un libro di Peter Gray[6], lasciateli liberi di volare con la fantasia, di abitare mondi diversi, di percorrere i sentieri dell’avventura: al ritorno sapranno leggere la realtà da punti di vista diversi, gestire la complessità senza affanno, vivere la conflittualità senza drammi.

E se lo credete, non perdiamo l’occasione… accompagniamoli silenziosi!

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[1] Per un flauto artigianale: svuotare una canna ancora verde, incidere con un coltellino obliquamente la parte esterna dura, senza però rompere la pellicina che la riveste all’interno (due o più buchi) e suonare.

[2] Per arco e frecce scegliamo rami flessibili- due misure - dalle siepi di bosso: spellarli della corteccia tenera e verde, Inarcare il bastoncino per l'arco (più lungo), tendere una corda da un'estremità all'altra (formare una C.). Per le frecce i bastoncini vengono appuntiti a un’estremità con un coltellino. Usare con attenzione.

[3] Per una fionda servono un rettangolo, dove appoggiare il sassolino per il lancio e due stringhe di doppia lunghezza ricavati da una camera d'aria: legare le stringhe nei due fori laterali effettuati sui lati corti del rettangolo e poi fissarle, con robusti elastici alle biforcazioni della forcella di legno, spellata della corteccia tenera e verde, presa dalla siepe di bosso. Usare con attenzione.

[4] "Dal disegno infantile alla semiologia dell'espressione", A. Stern – ed. Roma, 2003

[5] Le oche selvatiche, fiaba popolare russa.

[6] "Lasciateli giocare", P. Gray – ed. Einaudi, TO, 2015

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Foto di Pino Marasco: reperti del mare.










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