È TEMPO DI GIOCO… LIBRARSI

Librarsi… accanto a loro
“Persone male informate
o più bugiarde del diavolo
dicono che sono nato
sotto una foglia di un cavolo
Altri maligni invece
Sostengono senza vergogna
Che sei venuto al mondo
A bordo di una cicogna!”
 
In tempi, quando ancora l'educazione sessuale era affidata all’ambito familiare, un maestro innamorato dell'umanità che riconosceva nei bambini e nelle bambine, osava rendere così, con un linguaggio semplice, il grande mistero della vita.

È una caratteristica di Gianni Rodari, maestro e scrittore, quella di cogliere gli interrogativi e i tentativi di risposta, le perplessità della mente dei più piccoli, e renderle con un linguaggio che, seppur scherzoso, è serio.

“La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa può dare le chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”, spiegava il maestro.

Le sue poesie e i suoi racconti (dove finiscono gli uni e dove iniziano gli altri?!) non parlano però solo a bambini e bambine, ma anche gli adulti si possono ritrovare in quella freschezza che rimane tale a distanza di più di quaranta anni!

Raccontare è stata la passione del maestro Gianni, che in fondo raccontava la vita, e forse è il caso di incontrarlo nuovamente, o di raggiungerlo se ancora non l'abbiamo fatto.

Al genitore che gli chiedeva: “Io non leggo tutti i giorni ai miei figli, è un problema per i miei bambini?”,

Rodari ha risposto: “… chi ci perde semmai sono i genitori, che non hanno questo momento di dialogo importante con i figli, che passa attraverso la fiaba... il bambino trova sempre il modo di usare la sua immaginazione”.

Ascoltare chi racconta, chi inventa, ci incanta fin da piccoli. Ricordo Nicolas, a tre anni, che seguiva il racconto di una storia con gli occhi attenti e la bocca spalancata, e alla fine esclamava: "Ancoa!"

Quella parola dalla R ancora assente, esprimeva, con forza, il desiderio di saziarsi ancora e ancora, e offriva a noi lo stimolo a continuare a raccontare.

Alla primaria bambini e bambine giocavano con il maestro Rodari al “Binomio Fantastico”: faceva scrivere due parole “lontane”, che non avevano niente in comune, come “papero” e “lampadina”, creavano un collegamento tra loro… e inventavano una storia.

È uno degli “Esercizi di fantasia” che possiamo ascoltare nel video collegato.

Fin dai primi giorni a tre anni alla scuola dell’infanzia, giocavamo a inventare storie, se le avessi scritte tutte ne sarebbero nati parecchi libri, magari illustrati con i loro disegni.

Passo dopo passo, bambini e bambine diventavano abili a entrare e uscire dalle storie: bastavano due immagini, anche da giornale, e poche domande, e la storia era fatta; bastavano un cappello e un ombrello e nascevano i personaggi da vivere nella storia; bastavano due pupazzi e l'avventura iniziava.

Sono un gioco semplice, il narrare e l’inventare, possibile ovunque: a casa, sulla spiaggia, sul prato, in auto.

Si può fare da soli, ma meglio in due o più persone; in mancanza di oggetti o immagini, possono essere usate anche solo le parole per inventare storie e rime.

Basta un inizio per cominciare: “C'era una volta”... o “Una mattina di sole”... o “Un giorno di pioggia”...  o “Era veramente una notte buia” o semplicemente entrare direttamente nella vicenda con “L'oca stava sguazzando felice nello stagno, quando all'improvviso... “.

Il divertimento è assicurato, e una volta attivato il piacere diventerà un appuntamento atteso… del tipo:

"C'era una volta un re,

seduto sul sofà,

diceva la sua serva

-Raccontami una storia-.

 La serva incominciava...

-C’era una volta….”

È, ancora una volta, solo e semplicemente esperienza di piacere di chi ascolta e di chi narra inventando, un prodotto che gratifica tutti!  Fatto in famiglia abitua ad accogliere il pensiero e le emozioni gli uni degli altri.

Direi che raccontare storie è dare corpo ai sogni, entrare in un’altra dimensione, e Rodari assimila la gratuità dell’immaginazione all’operare della cicala, che, dal punto di vista dell’accumulatrice formica, è del tutto inutile.

“Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala”.

Rodari stava dalla parte della cicala, come da quella di Giovannino Perdigiorno che andava sempre alla ricerca del mondo “ideale” e siccome ”era un grande viaggiatore” un giorno…

“Capitò nel Paese degli Uomini a motore.

Al posto del cuore avevano un motorino
Che si spegne la sera e si accende il mattino.

Al posto dei piedi avevano le rotelle,
le cinghie di trasmissione erano le bretelle.

Al posto del naso avevano una trombetta
Per chiedere la strada e correre più in fretta.

Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi:
non avevano neanche il tempo di salutarsi.

E non scambiando mai né parole né saluti
pian piano i poveretti diventartono muti.

Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”.
E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”.

Il creativo è libero, sfida spesso le regole nel creare, e forse questo ci può intimorire, e bloccarci nell’esserlo.

Gianni Rodari, il maestro scrittore, ci rassicura: “La creatività è una capacità comune a tutti, poiché il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti. […] Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”. Così leggiamo nell’unica opera teorica “Grammatica della fantasia” dello scrittore e poeta che, con le sue favole, cercò l’adulto nel bambino, stimolando il bambino nell’adulto.

Poiché ci incuriosisce, chiediamo al maestro Gianni: “Come nasce una favola?”

“Come nasce una favola?
Sai come quando tu mastichi una gomma,
e poi la tiri, la tiri, la tiri…
prendi una parolina, piccola, la mastichi…
La tiri, la tiri, la tiri
e viene fuori tutta la storia”.

Io ho giocato a lungo … a tirare, tirare le parole, e mi sono divertita!

Se v’incuriosisce… volete provarci a casa? Sarà come recuperare la nostra infanzia.










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