ANDAR PER PRATI

L’aria aperta, il blu esteso del cielo, il verde dei prati mettono le ali ai piedi, il cuore si dilata e accelera i battiti, gli occhi scrutano stupiti, la fantasia galoppa.

Una cosa che mi stupisce da tempo è sentire bambini e bambine fin dai 4 anni, rispondere «Sono stanco… mi fanno male i piedi… le gambe…» quando proponi loro giochi in cui muoversi o che chiedono lo stare in piedi…

Negli ultimi 15 anni, fuori della porta della scuola dell’infanzia, sostano numerosi passeggini per il trasporto di “tesori” anche oltre i 3 anni.

Ma possibile che figli e figlie debbano essere “trasportati di peso” dal letto alla stanza da bagno, dal tavolo della colazione alla porta della scuola, dalla porta della scuola al parchetto o al divano di casa?

Possibile che impediamo loro di “scorazzare” per le strade dove leggere il mutare delle stagioni nei cambiamenti che avvengono nei giardini delle case? Che non permettiamo loro di “vagare” nei vicoli spaziando con lo sguardo d’intorno alla scoperta dei segreti del mondo che altrimenti rimangono velati? Che vietiamo “piccole avventure” lungo le sponde di rui e fiumi, luoghi di nuove nascite in primavera che introducono al mistero della Vita?

Possibile che li “blindiamo” dentro le abitazioni e le scuole, che li parcheggiamo in 1000 strutture, per il nostro bisogno di sicurezza, concedendo loro un’ora d’aria come a dei carcerati?

Ma come possono sostenere il loro corpo in crescita che ha necessità di movimento per ossigenarsi? E come possono alimentare il loro pensiero impegnato a costruire relazioni per essere cittadini-attori domani? E dialogare con la loro anima alla ricerca di risposte esistenziali?

Ricordo quando con la primavera ricominciava la vita all’aperto, le corse, il salto delle siepi per nascondersi o per abbreviare la strada per toccare la “tana” del scondicuc.

Ricordo le scorribande lungo il Ruio[1], e chi non ne aveva uno vicino?!, alla ricerca di tane e a sguazzare nell’acqua che limpida mostrava caglierin[2] e marsonet. La Vita ri-iniziava per tutti dopo la pausa dell’inverno, in cui non ci eravamo però risparmiati le scivolate sul ghiaccio, le gare a palle di neve che allora cadeva, coperti di pesanti maglie e calzettoni fatti a mano.

Bambini e bambine hanno bisogno di giocare, sempre e per tempi lunghi, fino a perderne la misura, e di giocare fuori, in spazi ampi, aperti all’imprevisto.

Racconta il maestro Mario Lodi«Perché siete venuti a scuola?» chiedo ai bambini. «Per giocare», fu la risposta… Ci guardammo attorno: la nostra aula era ampia e un po' vecchia, aperta da un lato da una finestra grande come il cielo, ma tutto era tranne che un luogo per giocare.
Un giorno, mentre erano attenti alla discussione che stavamo facendo, uno di loro si alzò dal proprio banco e andò, senza parlare, alla grande finestra che sembrava aprirsi sul mondo… A uno a uno uscirono tutti dal banco per andare a guardare che cosa succedeva sui tetti di fronte. Fui trascinato dalla loro curiosità nel dilemma: lasciar fare o reprimere, ascoltarli o punirli?... Pensai: “La scuola a cosa serve? Un piccolo gruppo di bambini può cambiarla, può trasformarla in un luogo di gioco?”. Mi alzai e andai in mezzo a loro a guardare il mondo dalla finestra. Così nasce Cipí!”

L’aria aperta, il blu esteso del cielo, il verde dei prati mettono le ali ai piedi, il cuore si dilata e accelera i battiti, gli occhi scrutano stupiti, la fantasia galoppa.

E che dire di noi adulti? Pure per noi è importante giocare perché è dilatare il respiro della vita, è sdrammatizzare, è credere nella possibilità di essere diversi, è essere liberi di incontrare il mondo e gli altri a partire da ciò che si è.

Ci sono giochi per ogni età, per adulti, bambine e bambini che giocano insieme, ci sono tempi per giochi da soli e altri per giocare in due o in gruppo: l'importante è giocare.

Doniamoci questo tempo e questo spazio, concediamoli pure a bambini e bambine, condividiamoli con loro e lasciamoci sorprendere da quanto accadrà: rideremo, scherzeremo, inventeremo, sbaglieremo, correggeremo errori, faremo gesti e movimenti che da tempo abbiamo relegato in soffitta.

Avremmo in cambio nuova energia da investire in ciò che conta, uno sguardo diverso con cui guardare noi stessi gli altri e il mondo. Ne beneficerà il nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima.

Apriamo le nostre case, i nostri cortili e i giardini, invadiamo prati e campi, tracciamo sentieri su cui far incontrare i nostro desideri.

Se giocare è per i bimbi e bimbe la modalità in cui si approcciano al mondo e alle relazioni, per noi adulti sarà riappropriarsi di un tempo e di uno spazio che ci è stato e continuamente ci viene sottratto. Rifacciamo nostre le due dimensioni che ci permettono di essere ciò che siamo: individui in relazione.

Con un pensiero e un video della Raccontadina, che conduce l’Orto sociale Bortolo dei bambini e ragazzi, a Montignoso (MS)… auguro a tutti una buona estate:

E si va per boschi, per Terre e per fiumi.
Respira.

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[1] Torrente un tempo con acqua ora quasi sempre asciutto.
[2] I girini, di colore scuro.
[3] Marsoni, piccoli pesci di acqua dolce.





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