ANDARE… MANO NELLA MANO

Il vecchio e il bambino
Da giovani si imparano con facilità le canzoni dei cantanti del momento: alcune diventano “bandiera” dei gruppi, segnano le epoche per il pensiero che promuovono, altre diventano il “tormentone” dell’estate; le ultime spesso durano una stagione, le prime restano vive nel tempo, superando il cambio delle generazioni e favorendo loro di concordare su significati e valori.
Ci sono canzoni che senti risuonare all’improvviso dentro di te dopo anni, di cui ti sfuggono le parole, e che sostituisci con altre esprimendo un diverso pensiero.
A me capita con la canzone di Guccini Il vecchio e il bambino. Nella prima strofa mi viene da sostituire l’andarono insieme incontro alla sera…”, con l’andare incontro alla vita”. Lo so, cambia il significato, ed è forse quello che mi va di sottolineare.
Un giorno poi, quell’espressione mi ha accompagnata lungo il viaggio Conegliano-Venezia ed è nato l’articolo che inseguivo da tempo.
Nel testo il vecchio cammina accanto al bambino, si fa compagno; egli è qualcuno che ha già visto accadere qualcosa, che conserva in sé le emozioni, le intuizioni, le conoscenze.
Ma che cos’hanno in comune il vecchio e il bambino nell’andare “insieme” incontro alla vita?
Il primo ha il tempo dietro di sé, il secondo lo ha ancora tutto davanti; l’adulto pare avere tante risposte, il bambino tante domande; il primo ha tante disillusioni, il secondo le illusioni del non sapere; il vecchio, l’adulto, usa un linguaggio che sa di altro tempo, che talvolta ha perso capacità di dire, il bambino, il giovane, ne usa uno che già è nel futuro, a volte incomprensibile al primo.
E allora che cosa si possono dare due “realtà” così diverse?
Bambino e bambina possono dare all’adulto di ogni età, la curiosità e l’entusiasmo dell’andare, il lasciarsi sorprendere e interrogare da ogni novità. L’adulto può suggerire il procedere con passo lento, non vorace, non consumatore di tempo e di esperienze, tipo usa e getta; il trarre senso da ogni incontro e da ogni vicenda.
E le due mani che “si tengono” creano la connessione che permette il transito di quelli che sono saperi esistenziali, che si apprendono facendo e riflettendo sul fare.
 
Mi piace citare l’amica Frauke Ratzke che così parla della presenza di età diverse nel Closlieu, un luogo dove avviene una comunicazione che va oltre le parole:
 
Mancano i grandi,
I piccoli perdon la voglia
O fanno sciocchezze.
Mancano i piccoli
Iniziano i grandi
A parlare di ciò che fanno…
Avviano discorsi che generano tensione.
Sono entrambi lì,
Si crea un equilibrio
Tra profondità e leggerezza.
 
Il vecchio ha la memoria di un tempo che ha già abitato, di cui a volte rimangono mura diroccate e foto sbiadite, ma di cui porta tracce indelebili di emozioni e di immagini nel cuore. Continua infatti la canzone:

E il vecchio diceva, guardando lontano: 
- Immagina questo coperto di grano, 
immagina i frutti e immagina i fiori 
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde, 
crescevano gli alberi e tutto era verde, 
cadeva la pioggia, segnavano i soli 
il ritmo dell’uomo e delle stagioni... -

Si dice infatti che un anziano è una biblioteca a cui tutta la comunità dovrebbe attingere. E dal bambino riceve nuovamente la possibilità di sognare, come nella stupenda scena finale la canzone presenta:

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste 
e poi disse al vecchio con voce sognante: 
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!
 
Era un pomeriggio dell’autunno 2006 e i bimbi di 3 anni si preparavano al riposo pomeridiano: si raccontava una storia, si cantava qualche ninna nanna e ad un tratto si udiva solo il respiro leggero del sonno. Mi piaceva accompagnarli suggerendo loro di “chiudere gli occhi e prepararsi ad un viaggio dove avrebbero incontrato magari i personaggi delle storie”, invitandoli pure a “raccontarmi al risveglio gli incontri avvenuti”.
Lorenzo, un cucciolo dagli occhi luminosi, da sotto la copertina chiede: - Maestra, fammi capire!? -, una domanda esistenziale espressa con semplicità come solo bambini e bambine sanno porre, molto più profonda della risposta che gli ho potuto dare.
Ma quella domanda ha sollecitato in me domande molto più complesse, come solo gli adulti riescono a fare:
 
Maestra fammi capire – mi chiedevi oggi L.
E che vuoi capire, tesoro?
Quanto è bella la vita fin dall’aurora?
Quando gli occhi si aprono
Alle meraviglie che il sole illumina
Togliendole alle ombre
E la voglia di sapere e conoscere
Rallegra di mille perché il nostro conversare?     
O del giorno con i suoi chiaroscuri
Che ti darà di sperimentare
Emozioni e dolori così forti da toglierti il respiro?
O della sera, la dolce sera, quando,
Come un pescatore che tirate le reti a riva
Le ripercorre filo per filo
Quasi a rileggere le vicende del mare,
Ritornerai a visitare con la memoria
Luoghi e vicende e volti?
O della notte che tutto raccoglie nel suo silenzio
E pone nella giusta luce ogni cosa?
Li vivrai, e allora, in quel giorno, ne potremo parlare.
 
E quale migliore occasione per il vecchio e il bambino dell’andare per mano incontro alla “sera”, dopo una giornata intensa, per porsi domande e darsi risposte rimaste inespresse nel giorno?







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