AZIONI IN TEMPO DI SOSTA... GUSTARE

Fermarsi… per gustare

Carissima… carissimo…

Lettere e note da quei giorni.

23 febbraio 2020

“Di ritorno da Padova, nei giorni in cui Vo’ Euganeo è stato proclamato zona rossa, mi auto recludo, per verificare che non mi abbia raggiunto quel piccolo e subdolo ospite, e pure per non essere di pericolo ad altri, se portatrice sana”.

Per fortuna niente di tutto ciò si è verificato, ma ero preoccupata!

“A breve distanza, però, anche la provincia di TV è stata dichiarata zona rossa, e per settanta giorni sono rimasta isolata, come tutti del resto, uscendo solo per brevi giri attorno a casa, e ogni dieci giorni per ritirare la spesa ordinata tramite email. Gratitudine per commesse e commessi, anche per lo scambio di poche parole, perché nell’isolamento ciò che mancava era soprattutto il contatto”.

19 marzo 2020

“È mattina, esco. Mi colpisce l’intensità della luce del sole e la percezione di calore sul volto: mi guardo intorno, affascinata, come fosse la prima volta. Mi riempio gli occhi del colore dell’erba e dei fiori: la primavera, silenziosa donna dalla veste fiorita, arrivata in punta di piedi, ha occupato la terra!  Una meravigliosa sensazione di ricchezza.

Quel giorno qualcuno mi aspetta: un fiore del giardino, che ha rischiato l'estinzione, desidera mostrarsi a me nella sua nuovissima veste, orgoglioso di presentarmi la nuova pianticella nata accanto a lui che già offre il suo primo fiore. Un inno alla vita che supera gli ostacoli”.

È l’esperienza sensoriale che si allerta appena possibile, come ci racconta Noemi Renzi, medico di pronto soccorso in un centro covid-19.

Questa malattia dà un sintomo abbastanza peculiare, che è la mancanza dell'olfatto e del gusto.

A volte probabilmente non diamo abbastanza importanza a questi due sensi. Da quando, però, sono costretta dentro due mascherine, la prima cosa che faccio, quando esco dall'ospedale, è respirare, riscoprire il profumo dell'aria e il piacere del vento sulla faccia, il calore del sole, il gusto di quello che mangio, e il pane non è mai stato così buono come adesso.

L’astensione dal contatto epiteliale di mani e braccia, ha probabilmente riattivato tutti gli altri sensi, o meglio ci ha dato la possibilità di “sentirli nuovamente”, come narra Susanna.

20 aprile 2020

“Coronavirus...

Sei arrivato senza preavviso, ti sei presentato cosi forte da togliere il fiato, hai portato nei miei occhi sguardi di persone impotenti, che in questa situazione definita guerra, si sono trovate senza difesa.

Sofferenze e dolore fanno parte della vita di tutti, ma non così.

La tua invasione ha travolto tutto quello che per me era presenza, mi hai tolto le cose più care che ho, la mia grande famiglia e le amicizie.

Una frase mi accompagna da quando ero bambina: “Non ho bisogno di perdere nessuno e niente per rendermi conto di quanto ho”.

Ora sto al tuo gioco, mantengo le distanze, mi privo della linfa vitale della presenza, percepisco il suono delle voci, ora vivo l'amore arricchito di una presenza invisibile, che, a differenza della tua, mi permette di respirare”.

23 aprile 2020

 “Appena iniziata la quarantena, tutto si è fermato di colpo: avevo la sensazione di vivere sospesa, come un filo di ragnatela spezzato, in attesa di risposte. La paura era tanta, cresceva di giorno in giorno ascoltando i notiziari che continuavano ad aggiornare i numeri dei contagiati e delle morti silenziose, tante, troppe.

Dopo aver preso coscienza che dovevo convivere con questa presenza, e allo stesso tempo isolarmi dagli affetti più cari, mi sono impegnata a riempire lo spazio che avevo a disposizione.

Ho sempre amato prendermi cura della casa, del cibo, dei fiori, di tutti gli animaletti che vivono in giardino, della terra, e soprattutto delle persone. Ora tutto è amplificato, presto ancora più attenzione. Il tatto, l'olfatto, il gusto, la vista, il sentire, hanno acquisito ancora più spessore.

Ho scoperto che lo scrivere mi aiuta, mi permette di comunicare in modo più profondo, di esprimere quel sentire interiore, di dare voce alla mia anima.

A te coronavirus, che hai sconvolto il mondo intero, portato cambiamenti difficili da accettare, spezzato quel sottile filo di ragnatela che ci univa, a te ora dico: "Grazie". Mi hai resa più forte all’adattamento, quel filo sospeso si è ricreato, dando vita a nuove consapevolezze. Il tatto che è una parte fondamentale della presenza, come tenere una mano, accarezzare un viso e abbracciare, tu lo hai reso un desiderio ancora più speciale, essenziale come fosse un respiro”.

Anche il “vedere”, forse smarrito nella fretta dei giorni che precedevano, è recuperato: torniamo a godere e valorizzare cose spesso date per scontate.

Raccontano ancora Noemi e Susanna.

“Nei primi giorni, al lavoro dovevamo essere bardati con tute e maschere, per proteggere noi e gli altri. All’inizio per riconoscerci scrivevamo il nostro nome sulle divise. Col tempo non serviva più, abbiamo imparato a riconoscerci dagli occhi, l’unica parte esposta negli scafandri. Attraverso essi siamo riusciti a trasmettere chi siamo davvero, ai nostri colleghi, con cui abbiamo fatto di più squadra, e soprattutto ai nostri pazienti, perché dagli occhi passa il sorriso che abbraccia e dà conforto”.

11 maggio 2020

 “Sguardi 2020.

Da sempre gli sguardi sono una mia grande fonte di attenzione.

Gli occhi che s’incrociano hanno un potere immenso, permettono di accedere, in punta di piedi, nel profondo di una persona, nel suo vissuto. Basta uno sguardo per entrare in sintonia con l'altro, e vedere quello che le parole non sempre dicono. Amore, allegria, felicità, fiducia, gioia, sorpresa, speranza, disperazione, tristezza, paura... riescono a trasmettere ogni cosa.

In questo strano periodo, dove il contatto fisico è quasi assente, sono gli sguardi che ci accarezzano, ci abbracciano, ci sostengono a distanza. Sono i custodi della nostra anima, e ora che usiamo tutti la mascherina, sono loro la parte scoperta del nostro viso ed emanano una luce sublime”.

Guido Marangoni riconosce che nella lentezza di questi giorni “sembra di poter gustare meglio quello che non abbiamo più, che forse davamo per scontato” e il gustare diventa allora un’iniziazione, “per essere fecondi quando, dopo, sarà il momento di uscire e di riabbracciarci.

 






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