AZIONI IN TEMPO DI SOSTA… INTERROGARE (2)

Fermarsi… per interrogare

Quando gli avvenimenti ti turbano nel profondo, rientra subito in te stesso(Marco Aurelio), e lì sosta. Ricontatta i tuoi sogni e i tuoi desideri, essi ti parleranno e tu ritroverai occhi per guardare in modo diverso, per leggere tra le righe quanto accade.

Si conclude, con questo articolo, la serie di riflessioni che ci ha accompagnato da marzo, per sentirsi meno soli nell’isolamento e per dar voce ai pensieri del nostro cuore.

Come il primo anche questo s’intitola “Fermarsi… per interrogare”, ma ora è su di noi che ci soffermiamo, perché il tempo vissuto non se ne vada portandosi via una parte importante di noi stessi.

Di quest’avventura che ci ha esposti, vorrei trattenere gli interrogativi che dal profondo dell’anima sono emersi, da quella parte di noi che attinge il suo esistere dalla nostra stessa esistenza.

Sarebbe bello condividere le domande che ci hanno accompagnato: facciamo un tentativo.

Ci lasciamo guidare da Johnny Dotti in quello che egli definisce “un pellegrinaggio interiore” in luoghi intravisti, e “che è già forse in sé l’alba di questa speranza. Vita”.

 

  • Ci siamo ancorati a facili slogan ottimistici “Andrà tutto bene… ce la faremo…!”

“Ma che cosa vuol dire sperare in questo tempo?

Che cosa può dare spessore e consistenza a questa speranza?”

Quali le azioni di questa speranza?

“La speranza è sempre un andare oltre”, abita l’impossibile, richiede tempo per prendere forma, “perché la speranza è ciò che dà respiro alla libertà”.

 

  • Abbiamo sperimentato il silenzio profondo.

“Sapremo non rimuovere questo tempo e spazio di silenzio?”

Lo accoglieremo come ospite gradito della nostra vita, compagno nelle discese nel profondo e generatore di vita feconda?

Il silenzio è ascolto di noi stessi, e pure degli altri, è possibilità di conoscerci!

 

  • Nell’isolamento abbiamo vissuto la solitudine.

Riusciremo controllare la fretta di affollarla nuovamente di “cose”?

O la custodiremo come occasione per ascoltare la nostra interiorità?

La solitudine è possibilità per trovare nuove e significative compagnie con cui percorrere i sentieri della vita.

 

  • L’ospite inatteso ci ha obbligato a fermarci, ci ha reso quasi immobili.

Sapremo non scappare dalle immobilità che la vita ci propone?

Le coglieremo come preludi di una ripartenza?

Esse sono opportunità di essere presso di noi con attenzione e concentrazione; di discernimento per portare alla luce ciò che è urgente ed importante, e merita il nostro impegno e la nostra azione, da cui l’accelerazione insensata ci distoglie.

 

  • Abbiamo toccato il vuoto.

Sapremo non rimuoverlo dai nostri giorni, dalle nostre ore?

“Esso è la condizione essenziale della nostra vita” in cui possiamo continuamente rigenerarci, crearci, poiché è lì l’origine di ogni forma.

 

  • Nella lontananza dalle relazioni si è svelata la nostra fragilità.

Sapremo conservare la memoria di un’interdipendenza che abbiamo riscoperto?

Proprio l’esperienza della nostra fragilità può aprirci alla condivisione, al riconoscere la fraternità e sorellità con gli altri, invece di “rincorrere potenza e potere, illudendoci che gonfiando un po’ il nostro io (o il nostro noi) possiamo essere più vivi”.

 

Quando una persona è rimasta immobile a lungo, deve riprendere a muoversi a piccoli passi, con pazienta deve riattivare la muscolatura, accompagnare il corpo a riprendere posture per un po’ mutate, ma conservate nella memoria.

Portare con noi questi interrogativi ci aiuterà, ora usciti dalla pandemia e senza lasciarci guidare dalla paura, a separarci dal “vecchio” preparandoci ad accogliere il “nuovo”, capaci di sperare, e di generare speranza.

Quando si ricostruisce una casa è una trasformazione che avviene in essa, anche il paesaggio intorno cambia, e pure chi la abita ne risente!

Così è per la mia, per la tua persona: dopo questo tempo, si tratta di ricominciare. È un nuovo inizio che ci aspetta, una genesi che chiede un coinvolgimento interiore, e che avrà ripercussione pure all’esterno, sulle nostre relazioni con gli altri, in famiglia, sul lavoro, nella società, anche la relazione con la natura ne beneficerà!  

Un cambiamento che non parta dalle risposte che daremo a questi interrogativi non sarà un cambiamento reale, e avremo perso tempo perché sarà semplicemente un ritorno a “mondi illusori, dove rincorreremo il funzionamento perfetto, la certezza assoluta, la sicurezza garantita”.

È giunto il tempo di fare nostro il pensiero di Marco Aurelio: “Quando ti alzi al mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”, e goditi questa opportunità.

Anche nelle parole del poeta Rainer Maria Rilke scopriamo un programma di vita che ci viene donato, che chiede solo di essere accettato... vivendolo.

 “Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e…
cerca di amare le domande,

che sono simili a stanze chiuse a chiave

e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che non possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.”

Buona strada, allora, e perché no?!? Restiamo capaci di sosta!






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