AZIONI IN TEMPO DI SOSTA... INTERROGARE

Fermarsi per interrogare

In visita in Israele, l’Oreb o monte Sinai, alta montagna che si staglia sulla distesa pianeggiante, ti colpisce per la sua asperità.

Montagna dal profondo significato simbolico nella Bibbia è per me la metafora della Vita, poiché anche quest'ultima è una scalata. Non puoi leggerla dal basso: ti sembrerebbe solo asperità e accessi impossibili”.

Anche questo tempo è assimilabile a una montagna che ci sta di fronte, “ci mostra curve che sembrano non finire mai, tratti accostati a dirupi che attirano con le voci dal profondo”. Ma come la cima dell'Oreb attira il nostro sguardo, determina e sostiene il nostro passo nella fatica del salire, anche gli eventi di questi giorni suggeriscono il ritmo da dare al nostro “andare” oggi, quotidiano, pur muovendosi nello spazio più o meno ristretto delle nostre case.

Dalla metafora della montagna cogliamo l'invito a una salita, che in realtà è una discesa ad incontrare nel profondo il nostro io, quello più vero, quello che a lungo abbiamo trascurato per dare ascolto a voci esterne, che ci hanno fatto allontanare da lui, tanto da perderne le tracce.

Sì, è un invito a una scalata che diviene in realtà un viaggio, una visita, non virtuale, alle “stanze” dentro di noi, dove giacciono abbandonati volti, ricordi, doni, pensieri, di cui non abbiamo forse più memoria.

Bizzarramente, quella che ci attende è una scalata all'ingiù, un attraversare epoche che abbiamo vissuto e forse attendevano da un po' di essere rivisitate.

A noi, che un limite indispensabile per la cura reciproca impedisce di fare all’esterno, non è chiesto di comprendere ciò che sta accadendo, ma di guardare, leggere e pensare, perché ogni tempo è tempo per apprendere qualcosa su di noi e sugli altri. Posso intuire che è tempo donato per interrogarmi su chi sono diventata; per comprendere quali sono i reali bisogni e desideri sia di me come persona, sia di me come parte di una collettività; per cercare compagnie che mi aiutino a trovare significati al mio essere “umano”, oggi, 2020 d.C.

È tempo di so-stare, di imparare a stare in azione seppure in sosta, come intende il filo rosso di questi pensieri offerti in libertà.

Dobbiamo salire sulla montagna.

E “tra una sosta e l'altra, passo dopo passo, con costanza, con gli occhi che scrutano all’intorno puntando alla cima, e solo allora, guardando indietro, sarà possibile leggere il percorso fatto, e le asperità sembreranno gradini che portano oltre, le curve apertura a paesaggi sempre nuovi. E i dirupi? Occasioni per dare nuova energia al desiderio di salire”, di vivere.

In alto, fuori da questi giorni, “tutto avrà altro aspetto e l'occhio potrà distendersi beandosi dello spazio aperto che si apre davanti, delle forme, dei colori, dei suoni, delle emozioni delle relazioni. E l’anima troverà la pace!”.

Noi che ci credevamo, illudendoci, di essere protagonisti assoluti sulla scena “dell’esistenza”, scopriamo che siamo “solo” comprimari di una Donna Favolosa: capace di esprimersi in linguaggi diversissimi, nei toni e nelle sfumature; di sfoggiare look sempre nuovi, mai ripetitivi, che la avvolgono, la impreziosiscono; di cura paziente anche quando oltraggiata; di risorgere dalle ceneri che noi stessi provochiamo; di gesti potenti e travolgenti, come abile attrice.

La Natura, Donna nobile, nel suo grande utero, che è questa nostra terra, custodisce il seme della vita con tutta la sua la potenza di novità. E a noi, ora, questa Donna amante dell’umanità, chiede di lasciare la ribalta, di sostare dietro le quinte: ha qualcosa da dirci!

È il tempo della Vita che si riprende il suo spazio.

A me presa dal ritmo sempre più accelerato, in questo momento la Natura dice: “Fermati, e con pazienza ricominciamo da capo!”.

Come un’insuperabile maestra, la Natura riprende la lezione dall’inizio. Desidera far riscoprire la bellezza e la preziosità della vita, a noi che l’abbiamo disprezzata, ritenuta di poco valore, violentata e soppressa. “Guarda - continua - che dono prezioso è ogni vita… quella sulla terra, nell’acqua e in cielo”. Sono Vite che chiedono riconoscimento del valore che sono in sé, per il fatto che esistono; vicinanze e lontananza per rimanere differenziate; rispetto profondo delle diversità!

In giardino due anni fa è ricomparsa una pianta, dopo che per ben diciassette anni pareva scomparsa. Ieri mattina, nuovamente rivestita dei colori della primavera, mi ha offerto i suoi fiori con il ricordo di una persona cara andata da tempo. Nella sua generosità ha dato vita a una piccola pianta poco più in là, generata dai semi portati dal vento. Una pianticella già matura, tanto da offrire il suo primo unico fiore dai sottili petali lilla!

La pianta madre che ha superato tempi duri, rischiando l’estinzione, mi ricorda, con la sua carica di energia, che la vita ha sempre la meglio. Possiamo solo attendere, e pensarci abbracciati l’un l’altro quando il nostro cuore teme!”.






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