AZIONI IN TEMPO DI SOSTA... RE-INCONTRARE

Fermarsi … per ritrovare… per re-incontrare

“Andrà tutto bene” è lo slogan che va, per rassicurarci e rassicurare bambini/e e ragazzi/e, per controllare la paura che vaga in noi dal giorno in cui siamo stati gettati nel tunnel!

Ed è vero “ce la faremo a uscire”, ma come ne usciremo?

Quest’emergenza parla innanzitutto al cuore di noi adulti, all’adulto che non può non interrogare ciò che sta vivendo, e, nello stesso tempo, interrogare sé alla luce degli eventi.

Con Sonia Collucelli[1], donna dell’oggi che vive con le sue scelte personali, familiari e professionali, e con molti altri, condivido un bisogno che emerge dopo le prime frenetiche settimane alla ricerca di risposte d’emergenza, perché il terreno su cui ci si muoveva, e ancora ci si muove, è mobile, è tutto da scoprire nelle sue asperità e potenzialità, e fatichiamo a intravvedere le luci che annunciano un’alba nuova.

Sono stati, scrive Sonia, “giorni che hanno cambiato volto e umore tante volte, spingendo sempre un po’ più in alto l’asticella da saltare per ritrovarci… sempre più lontani”, non solo come maestri e bambini, ma anche come familiari e amici.

Ed è così, prosegue, che “da ventuno giorni, cerco di mettere a fuoco con occhi stanchi quello che mi sembra importante, la continuità tra oggi e il mese scorso, la coerenza tra il presente e i miei anni passati…”, vere per le relazioni nella scuola, e, a maggior ragione, per quelle in famiglia, nel lavoro, nella società tutta.

Una continuità che non è “aspettiamo che passi per poi riprendere da dove abbiamo lasciato”, e una coerenza che può essere continuità e nel contempo reset dei precedenti vissuti.

Con le sue parole, lei, porta però, la nostra attenzione anche su altre piste, su qualcosa che preme per emergere, lo avvertiamo quando afferma: “Guardo dentro anche alle mie domande, per vedere meglio, sono le lenti migliori che conosco”.

Sono domande, queste, che precedono quell’interrogarsi, da adulti, su dove debba “stare la scuola in tempi di complessità e di esposizione di bambini e ragazzi a categorie del sapere, di fatto, sconosciute!”, che quasi vorremo lasciare fuori di noi, non permettere loro di entrare, perché ci inquietano.

Domande che affiorano tra i gesti di questi giorni di “sospensione - clausura - reclusione - separazione - perplessità”, che spingono in avanti, “alla ricerca di significato.

E, provocata, Sonia tenta una risposta.

Voglio prendere questo tempo come un dono grande della vita riconoscendolo come,l’occasione per inciampare nelle fragilità delle categorie consuete per abbozzarne altre”, per leggere le mie scelte e il mio fare passato alla luce del presente e per portare all’evidenza priorità trascurate.

La sospensione del lavoro, delle attività esterne, è condizione ottimale per “resettare” lo stile e il ritmo “imposti e subiti” nella nostra vita, nella nostra quotidianità, nelle nostre relazioni, e “per allenarmi alla pluralità degli scenari e delle possibilità…”.

Con lei condivido che questo è tempo opportuno “per ritrovarmi ancora con la facoltà di scegliere”, per riconoscermela, per assumerla, e per agirla fin d’ora, perché il dopo è già qui.

È questa facoltà di scegliere che lei si gioca oggi, perché, “proprio in questo tempo di apparente limitazione della libertà personale sento di avere, come ciascuno, una grande libertà di definire me stessa in questo spazio inedito!”. Si tratta di ri-conoscersi, di re-incontrarsi perché c’eravamo smarriti nella frenesia da altri programmata e gestita.

È un giocare il nostro essere, i molteplici io che convivono in noi, quello che propone Sonia, nel definirsi come individuo e come parte di una comunità, come madre e compagna, come maestra e formatrice, come compagna di strada di tante persone ora fisicamente lontane”.

Questa pluralità non sta solo fuori, nella relazione, ma anche dentro di lei, in ciascuno di noi, e possiamo sperimentarla nella solitudine che avvertiamo nell’isolamento, occasione di dialogo, riflessione e compagnia con noi stessi, noi stesse.

E allora lo scopo è ben chiaro, direi esaltante, perché in quel ridefinirsi, Sonia riconosce di trovare l’unità di se stessa declinata nell’ordinarietà della vita, in tutte le relazioni e contesti”.

Unità che, credo, sarà nell’accettare la nostra corporeità, superando un’attenzione a cure estetiche come apparenza, con l’assunzione di comportamenti sani di motilità, di nutrimento, di respirazione, di uso dei medicinali, considerando anche i residui che il virus lascia, soprattutto a livello polmonare. Le piccole cose cominciano dalla manutenzione del proprio fisico in circostanze che sono inusuali.

E passerà, pure, nel riconsiderare la condizione spazio-temporale che sarà totalmente diversa da prima. Questo ci impegnerà a trovare le soluzioni per ciò che ci aspetta quando “finalmente riapriremo” la porta di casa nostra.

Soluzioni che non posso conoscere già, perché ora so di essere in un tunnel, e quando ne uscirò saranno paesaggi nuovi, altrimenti vorrà dire che la paura mi ha fatto tornare indietro.

Dal tunnel, infatti, posso uscire in due modi: o avanzando o tornando indietro.

La paura mi suggerisce di retrocedere, perché il già noto mi attende lì, e non mi sconvolge la vita, ma mi rassicura e mi dà apparente “quiete”.

La facoltà di scegliere, di tenere in mano la mia vita, mi spinge, invece, in avanti verso l’ignoto, il non conosciuto, spazio di novità e di opportunità, dove trovare le basi, non tanto per la ricostruzione, ma per capire com’è la vita e da lì agire.

È una scelta che si gioca qui, ora, tra la nostalgica tentazione del già detto e del già fatto, e il recupero del quotidiano, del piccolo, del frammento, del banale, del vuoto, del non apparentemente significativo, così sminuiti nella frenesia che ci coinvolgeva fino ai primi giorni di febbraio, cui, per certi versi, facciamo fatica a sottrarci ancora.

Proviamoci, sganciamoci, osiamo “staccare” dal prima, partiamo all’avventura del ritrovare noi stessi, gli altri!

Allora forse anche questi giorni “persi”, secondo la logica consumistica di prima, diventano giorni “guadagnati” perché scegliamo di viverli!

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[1] Il filo rosso di questi articoli “Fermarsi per…” prende lo spunto da un suo recente articolo, a cui rimandiamo, apparso, su comune-info.net, alla cui campagna, “Ricominciamo da tre”, Sonia ha aderito.

 






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