QualBuonTempo

05 Giu 2020


AZIONI IN TEMPO DI SOSTA… RI-FLETTERE

Fermarsi… per ri-flettere

Finita l’urgenza della protezione e della cura riemergono gli invisibili.

Tra i dimenticati bambini e bambine, ragazzi e ragazze che, ad esse sinceri, erano già invisibili nelle nostre scuole, nascosti dietro un numero per l’appello o un voto che li classifica adeguati o inadeguati rispetto alle nostre attese. Sono spesso definiti dal cognome, senza che sia riconosciuta la storia personale e familiare che si portano dentro. E pure per la società gli adolescenti sono puramente oggetti del mercato.

Ma di questo parleremo altrove.

Le Grand Transparent, “il grande trasparente” sta scritto sullo specchio che accoglie all’entrata della casa di amici. Di fronte a lui colgo particolari che a un primo sguardo possono sfuggire.

Ed è attraverso uno specchio-racconto che ci giunge l’immagine degli adolescenti oggi, del loro essere ri-flettenti una società i cui desideri e malesseri coesistono, dove tutto non è da buttare, ma molto da costruire!

“Buon giorno prof.ssa, le sto scrivendo a proposito della paginetta del libro di C. G. Jung, sono riflessioni che ragazzi di una terza primaria di 2° ci offrono.

Immergiamoci nell’ascolto…

Da Sara intuiamo le azioni degli adolescenti nella pandemia.

“Volevo, appunto, dirle che mi è particolarmente interessato questo pezzo perché un po’ mi ci rispecchio. Insomma, come il Capitano prese queste nuove abitudini, così anch’io.

Sinceramente prof., penso e spero che un po’ tutti abbiano riflettuto in questa quarantena, sulle privazioni, sui limiti che ci hanno imposto… o almeno io ci ho pensato.

Anche noi siamo stati privati della primavera, ma ho visto lo stesso gli alberi sbocciare e pure io sono sbocciata. Ho imparato e capito nuove cose e come il capitano ho preso delle nuove abitudini, che tuttora faccio.

Tuttavia, se ci impongono delle regole noi dobbiamo rispettarle, e in questo caso aspettare che il “male” finisca.

Nonostante ciò, in questo “male”, si può stare bene coltivando le proprie idee, riflettendo imparando nuove cose, e poi… come dice nel libro “L’attesa serve a sublimare il desiderio, a renderlo più potente”. Non si può avere tutto subito, ma quando lo aspetti da tanto e alla fine arriva, si ha più soddisfazione. Questa frase la posso paragonare a me, diciamo, perché anch’io come tutti speravo e volevo che questa quarantena terminasse velocemente, ma purtroppo non è stato così. Ora che cominciano a rilasciare più libertà sono fiera di come ho agito e di come mi sono comportata di fronte alle regole imposte, e sono convinta che adesso queste piccole libertà me le merito”.

Alice rileva l’importanza delle buone abitudini.

“Il racconto è molto illuminante in questo periodo particolare, anche per noi. Spesso con la scusa dello stare in casa mi ritrovavo a oziare, trascuravo me stessa, passavo le mie giornate a guardare la tv. Leggendo questo racconto ho capito che quando il lookdown finirà molto probabilmente mi porterò dietro solo brutte abitudini, quindi mi sto impegnando a prendermi cura di me, e ho scoperto che non è faticoso, ma lo fai volentieri perché ti senti molto meglio. Per esempio faccio un’ora obbligatoria di esercizio fisico ogni giorno, posso guardare al massimo un film o due episodi di una serie tv; cerco di fare tutti i compiti al mattino, seguendo il normale orario scolastico, e, quando voglio prendermi una pausa, vado in giardino a prendere il sole, oppure leggo sempre all’aria aperta.

Forse seguendo una scaletta e delle regole ferree mi è più facile affrontare la giornata, senza avere dei momenti vuoti che iniziano come breve pausa e finiscono ore dopo. Oltretutto finita la quarantena, si spera inizieranno le vacanze estive e quindi avrò ancora più tempo libero, abituarmi già ora alle buone abitudini, sicuramente ripagherà”.

Per Maria Vittoria l’isolamento è occasione per “vedere” se stessa e ciò che le sta accanto.

“Stiamo vivendo la stessa condizione di vita che viveva lui e posso concretamente dire che non è facile. Il nostro pensiero, o almeno il mio inizialmente, era quello di non riuscire a vivere questa esperienza, questo modo di vivere diverso perché ormai avevamo una nostra routine e una nostra visione sulle cose. Pensavamo che non vedere i nostri amici sarebbe stata una tragedia, o magari c'era chi pensava che per un periodo di tempo ce l'avrebbe fatta e che quindi non si sentiva rinchiuso.

Questa esperienza che stiamo vivendo non è di certo stata delle migliori, ma ritengo ci abbia cambiato, ed è positivo.

Faccio degli esempi su di me e sulla mia personalità; prima della quarantena non facevo vedere quando piangevo e quando ero a pezzi perché avevo paura di essere ritenuta debole, e non è questo che le persone vogliono, pensavo. Da quando è iniziato tutto invece, mi confido tantissimo, ho capito che ci sono delle amiche che non se ne andranno mai e quelle che invece dovranno uscire dalla mia vita, ho iniziato a parlare con loro di ciò che mi faceva stare male, e loro mi facevano stare bene.

Con questa quarantena ho iniziato a tenere più conto della famiglia e ho iniziato a capire ciò che significa davvero questa parola. Per alcuni può sembrare banale, ma la famiglia è amore e sostegno, è condivisioni di pianti e litigate dopo le quali però sorge sempre il sole, ed è questo che rende questa parola "magica".

Come ultima cosa ho iniziato a guardare quella striscia di natura che si vede dalle finestre e ho iniziato ad apprezzarla, non che non la apprezzassi prima, ma di certo è cambiato il modo in cui la guardo, la delicatezza del mio sguardo ora è concentrata su ogni particolare, se il fiore è rosso oppure blu, se sulla corteccia degli alberi c'è muschio oppure no. Tutte le piccole cose a cui non ho mai pensato.

Questo testo mi ha colpito molto e posso dire con certezza che faccia parte di me, che ciò che ha detto e che ho letto abbia davvero importanza. Con questo concludo, arrivederci!”

Carolina porta con sé un interrogativo che propone a noi.

“Io non sono per niente d'accordo su ciò che viene detto in quel dialogo. Secondo me, invece di cambiare le proprie abitudini bisogna cercare di mantenerle e di andare avanti con la propria vita al meglio. In questo periodo molto duro per noi ci sono persone, soprattutto anziani che soffrono, sia per la paura di morire, sia per il fatto che non possono vedere i propri cari. Eppure bisogna obbligarli a stare in casa per paura della morte. Ma è meglio morire chiusi in casa, soli, tristi e con la paura di morire, o felici insieme ai familiari e agli amici? Prima o poi tutti moriamo e non so perché al giorno d'oggi riteniamo la morte una cosa di cui non parlare, una cosa da cui scappare.

Nell'antichità non era così! La morte è un momento della vita che tutti dovremo affrontare prima o poi.

Ho sentito molti anziani dire -se dobbiamo continuare a vivere così, tanto vale morire-.

Questo è un argomento di cui mi piacerebbe di più discutere e non scrivere, scambiarsi opinioni”.

Le parole parlano da sole.

 






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