QualBuonTempo

03 Apr 2020


AZIONI IN TEMPO DI SOSTA… TROVARE

Fermarsi... per trovare

Un saggio uomo di 94 anni, Arno Stern, parla di sé come di un trovatore, dice che le sue scoperte sulla “Formulazione” sono giunte a lui, non sono frutto della ricerca alla conferma di teorie. Oserei dire che quest'uomo ha fatto il vuoto nella sua vita per accogliere il già esistente.

Quanto egli afferma mi fa molto pensare in questi giorni in cui ciascuno e insieme cerchiamo risposte all'emergenza che ci ha investito. C'è il desiderio di attutire il colpo, di mantenere una normalità nella quotidianità stravolta dalle regole assunte. Ecco che allora tutti ci attiviamo, mettiamo in atto strumenti che spesso abbiamo demonizzato, a volte con ragione: la scuola attiva la DaD (didattica a distanza), la chiesa la SMOL (Santa Messa on-line), lo Stato comunica le scelte con il COL (comunicato on-line), i dottori sollecitano con il VIM (video messaggio), i negozianti rispondono alle nostre prime necessità con la SPOL (spesa online)... ciascuno sente che si deve attivare, che deve mantenere (= tenere in mano) le fila, che deve assicurare e assicurarsi la continuità col prima. C'è quasi il bisogno di dire al nostro bambino smarrito: “Non è successo niente, tranquillo!”, quando noi sappiamo che non è così!

No, non è proprio così, perché dopo la risposta sollecita all'emergenza che ci ha trovati impreparati, ci accorgiamo che è un’altra la “vera domanda”, che dobbiamo individuare i reali bisogni a cui rispondere. Alla prima reazione, che ci ancorava nello Tsunami che ci travolgeva, segue ora l'urgenza di risposte più attente alla persona che sono i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, ma pure gli adulti e gli anziani.

Alcuni esempi tra i tanti.

Siamo ancora, noi adulti, sia genitori, sia insegnanti, preoccupati per l’apprendimento dei ragazzi e ragazze: della perdita del tempo scuola, della non preparazione di bambini/e e ragazzi/e che nel prossimo anno accederanno alle prime classi di ogni ordine.

Accenno prima alla Scuola, non perché essa sia prioritaria nella relazione educativa, ma perché si è subito attivata.

“Leggiamo ovunque di soluzioni creative di insegnanti appassionati, di percorsi sperimentali...”, scrive Sonia Collucelli, “di idee per andare oltre lo schermo e raggiungere i nostri alunni e dare loro, se serve, strumenti di lavoro o almeno parole di affetto, un sorriso, un bacio che vola con le mani”. 

In questa frenesia ella riconosce però che “c’è grande confusione e fragilità emotiva, fatichiamo a trovare un centro di gravità in questa giostra di stimoli e frustrazioni che si alternano nell’arco di poche ore”, e quindi invita colleghi e colleghe a “prendersi una pausa e tornare lì, a quando abbiamo scelto questo lavoro e al suo orizzonte…” e a porsi alcuni interrogativi:

“Come faccio per tenere viva la relazione tra me e loro e tra loro tutti, per dare strumenti di comprensione di questo tempo straordinario e per continuare a offrire loro strumenti per crescere, imparare, nutrire il loro spirito e la loro mente?

E, ancora, come faccio a farlo in modo coerente con una visione dell’apprendimento che segna non solo il perché, ma anche il come si fa scuola?”

È la Famiglia , però, che pone un grosso interrogativo, chiamata a gestire la complessità del quotidiano stravolto, che si gioca tra routine familiare, lavoro che continua o meno, di figli/e da accompagnare in un percorso scuola inedito. Non è facile, lo sappiamo. Una famiglia impreparata a questa novità, che viveva il suo ruolo tra poco tempo condiviso e la gran parte affidato ad altri (scuola, associazioni), spesso demandando anche i problemi che questa frammentazione genera, non va lasciata sola, ma ancor più aiutata, perché il benessere degli adulti, lo sappiamo, è benessere per i figli!

Sonia, la maestra, ancora una volta sottolinea: “La scommessa più grande e quella dall’esito più incerto… non ce la giochiamo io e i bambini, ma è tutta nell’alleanza educativa con le famiglie, che so in affanno come me e forse anche confuse nel collocarsi in un ruolo di accompagnamento che non hanno mai sperimentato...”.

Ella suggerisce, con tanti altri maestri e maestre, che “ora sono loro gli intermediari necessari tra la scuola, tra me e le mie colleghe e i bambini. Non è poco e non è affatto scontato in una fase in cui i copioni sono saltati e a ciascuno è richiesto di mettersi velocemente in viaggio senza l’attrezzatura necessaria.

Importanti interrogativi ancora una volta ci provocano ad un oltre, che è pure un capovolgimento della relazione scuola famiglia, un uscire dalle dinamiche di giudizio che etichettano, che abbandonano: “Riusciremo, ancora e tutti - si interroga Sonia - a pensarci e quindi agire davvero come una comunità educante? Riusciremo noi maestre a sostenerli dalle nostre case in questo processo di consapevolezza con il massimo rispetto possibile e a trovare lo spazio per rinnovare un’alleanza su cui poggia il successo di ciò su cui stiamo ragionando?”.

Ultimo, ma non ultimo per importanza, il Lavoro. Lo Smart Work o Working, la soluzione immediata, auspicata in tempi non sospetti, manifesta il suo limite se assunto sotto pressione dell’emergenza: se da una parte permette lo stare in casa, diventa a volte impegno a tempo indefinito, invadendo il tempo famiglia nella giornata; lavorare in solitaria davanti al computer priva, poi, del contatto con le persone: la sosta per un caffè, una battuta che allenta tensioni…

In quest’esperienza, che ci vede “tutti allievi” alla scuola della Vita, scopriamo che non c’è alcunché di acquisito, tutto è da sperimentare, poiché una soluzione non è mai risolutiva. Comprendiamo che l’essere Trovatore ci fa stare in cammino, che dura il tempo della nostra vita.






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