QualBuonTempo

19 Giu 2020


AZIONI IN TEMPO DI SOSTA... VALUTARE

Fermarsi... per valutare

Piccola nota di significato: “Valutare è dare-valore all’esistente!”

 

“Adesso chiudi gli occhi e stammi ad ascoltare”.

No, non andrà tutto bene. La maggior parte è vero ne è uscita viva, ma molti di noi hanno ripreso a consumare la vita, non a viverla.

Lo vedo dall’affanno con cui si cerca di riprendere il tempo perduto, e, cosa ancora più grave, ho il sentore che si voglia fuggire dal sé che l'isolamento ha fatto emergere. Quel sé persona che sono io, con i miei desideri, le mie difficoltà, le mie forze e le mie fragilità; quel sé che siamo noi, come coppia, come genitori, come figli, con i sì da dire e pure i no che costruiscono le nostre relazioni.

Avverto una paura che ci mette in fuga: abbiamo urgenza di portare fuori il pensiero che vaga dentro di noi alla ricerca di uno spazio di esistenza, vogliamo inebriarci nuovamente di folla, di confusione, del rumore della musica, che ci distolga dal pensare; progettiamo una vacanza che ci allontani dal quotidiano. Così corriamo via da un pericolo: l’incontro con noi stessi, con le nostre domande esistenziali.

Guarda papà l’imperatore è nudo”, rivela il bambino nella fiaba di H. Christian Andersen, “E tutti riconobbero che lo era veramente!. È la medesima esperienza che noi viviamo dopo l’isolamento in cui c’è stato tolto il velo che ci mascherava agli occhi degli altri e pure ai nostri, e, “in fretta e furia”, per dire quanto velocemente lo facciamo, ne recuperiamo un altro per coprire le nostre nudità che ci espongono innanzitutto a noi stessi.

Mi vengono alla mente quei giovani che, cresciuti e divenuti adulti, vogliono mantenere un modo di fare di prima, indossare gli abiti che non appartengono più a loro, ma soprattutto a cui loro non appartengono più, perché mutati, diversi

No, non andrà per niente bene, se non comprendiamo che con la salute fisica sono andate in tilt le nostre dimensioni psicologica e spirituale, già prima in equilibrio precario, che dobbiamo assumere la crisi personale che investe anche tutto il nostro essere persona sociale.

Come dice Paolo, “Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato”, è ora, dobbiamo crescere anche noi.

La pandemia ha messo in discussione il nostro modo di stare insieme. Per i cristiani era il tempo di Quaresima, che, come per altre religioni, sappiamo essere tempo di conversione, di cambiarsi, di trasformarsi, e che termina con una grande festa che celebra la risurrezione, la vittoria della vita sulla morte.

Nell’occasione qualcuno ha parlato di una Quaresima laica in cui eravamo chiamati a convertire le nostre abitudini, le nostre usanze, il nostro modo di stare insieme, in un chiuderci dentro che c'è innaturale. Abbiamo vissuto rassicurandoci l’un l’altro che avremmo superato il momento, riconquistata la libertà che sempre desideriamo, saremmo tornati a frequentarci e a stare insieme godendo della vita che ci è data.

Simone Cristicchi canta che “la vita è l'unico miracolo a cui non puoi non credere, perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi, e non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri”, e noi sappiamo che è vero, ma figli di una società dei consumi che produce e brucia in un lampo per produrre ancora e arricchire pochi, siamo portati a consumare il giorno, più che a viverlo con l’intensità che sperimenteremmo se fosse il primo e l'ultimo della nostra vita.

Viviamo l’oggi in funzione del domani e ci perdiamo i doni che ogni giorno porta con sé. È la tentazione di aggiungere giorni ai giorni, quella che ci persegue, è l'aspirazione all'eternità insita in ogni uomo nel tentativo continuo di fuga [1] da un appuntamento a cui non mancheremo.

C'è quindi bisogno, oggi, di resettare ciò che eravamo prima, per aprirci a un mondo nuovo che non può essere che un mondo da inventare, da scoprire, senza il peso di modelli precostituiti, dimostratisi già fallimentari.

Ci è data la possibilità di restituire tempo alle cose che contano, alle nostre relazioni di coppia, di famiglia, di amicizia, di lavoro… non c'è denaro che le paghi per cui consumare le nostre ore, e non c’è fretta di passare da una relazione ad altra, usandole e svalutandone il senso. È tempo di stare su quello che si fa e non tesi al dopo, ma concentrati sul qui ed ora.

“Come in un chicco di grano si nasconde l'universo”, così in ogni relazione c’è un germe che possiamo scoprire, un elisir di lunga vita che possiamo gustare centellinandolo.

Tutto, però, richiede tempo dedicato per potersi rivelare e svelare, e non ha prezzo quello che ci è donato, perché immenso e impagabile è il suo valore!

Nel tempo residuo della nostra vita, non conteremo i giorni, ma i semi di affetto, di speranza, di fiducia, di accoglienza, di attenzione, di ascolto, che abbiamo raccolto e sparso, e non possiamo spargere se non ci diamo tempo per raccogliere!

È nella gratuità e nel tempo perso che si costruiscono le grandi cose della vita, perché “mentre ogni cosa sotto il cielo è caratterizzata dalla finitezza” [2], noi, umanità parte d’infinito, siamo chiamati a soddisfare la fame di infinito che abita dentro di noi.

Non accontentiamoci di razzolare… siamo aquile… non polli (con tutto il rispetto per loro)!

Apriamo le ali… il cielo con i suoi ampi spazi ci attende!

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[1] Branduardi - Vecchioni, Samarcanda

[2] Z. Shizhao, ministro istruzione cinese






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