QualBuonTempo

23 Mar 2020


AZIONI IN TEMPO DI SOSTA

Una modesta proposta

Tempi eccezionali… aprono a dialoghi nel profondo. Seguiremo nelle prossime settimane varie persone che ci possono aiutare a riflettere alle luci della ribalta che sono questi giorni, che ci vedono a volte attori passivi, ma chiamati a essere sempre più protagonisti, di un protagonismo che ci cambierà, che non ci lascerà come prima.

Che dire di questi nostri giorni? Costretti a limitare le nostre uscite, a ripensare il nostro fare, a dare un valore diverso alle azioni del quotidiano, a vivere con uno sguardo rinnovato le relazioni sia familiari, sia amicali, a dare nuova forma alle collaborazioni con chi lavora con noi o ci offre un servizio? Un valore riscoperto è pure la nostra vita e quella dei nostri cari, messo in pericolo da un nemico che non si vede, che può colpire quando meno ci si aspetta.

C'è una consapevolezza che emerge sempre più ed è quella di essere veramente parte di un'unica umanità.

Tra le urla cui eravamo abituati, di rabbia, di rifiuto, a un tratto Lei si è alzata, la sua voce, sicura e possente, ci ha interpellato, ci ha ingiunto di fermarci, ha raggiunto il nostro io nel profondo dov’era assopito. E noi, come se l’avessimo attesa da lungo tempo, abbiamo risposto, ci siamo alzati dalla nostra prostrazione, abbiamo colto l'invito a mettersi accanto, a condividere, a riprenderci spazi e tempi.

Quando l'Umanità chiama, il cuore dell'essere umano risponde!

È una lezione grande che la Vita ci sta dando, una lezione che ci segna, se la leggiamo tra le righe.

Dopo che avremo riaperto le nostre porte, non richiudiamole, lasciamo transitare l'uomo e la donna rifatti nuovi nell’esercizio del dialogare tra loro e con gli altri. Dopo che avremmo spazzato dalle nostre case il vecchio pensiero che ci faceva ripiegati e chiusi su di noi, non permettiamo più che rientri e le abiti. Lasciamo cadere la veste vecchia che ci legava, e assumiamo quella che in questi giorni la Vita, quale nobile sarta, tesse su misura di ciascuno di noi, sciolta, libera.

Come dice Danilo Casertano

“Quando siamo nell'ora più buia,

è lì che siamo più vicini a germogliare,

in questo viaggio per trovare

il nostro posto nel mondo

e fiorire dall'oscurità”.

Accettare di essere semi deposti sulla terra non è facile, poiché “dal punto di vista dei significati simbolici essi rappresentano i morti, perché vanno sotto terra, muoiono e risorgono, naturalmente facendo nascere una pianta nuova” ed è quasi una “cena del silenzio… un banchetto che viene consumato sotto terra, al buio, nel silenzio, in attesa della primavera”, afferma Marcello Chiarenza, artista del particolare.

Accettare è però anche concederci la possibilità di fiorire e rendere la terra ancor più colorata con la sfumatura che c’è affidata.

Un prato, un giardino, poi, sono più belli per la verità dei colori le forme. Ed è pure esperienza di comunità, giacché molte piante si accompagnano appoggiandosi l'una all'altra, e ognuna ha pure un suo animale custode.  Racconta una favola che…

C’era una volta una rosa bellissima, che era considerata da tutti la rosa più bella del giardino. Un giorno, però, la rosa si accorse che nessuno si avvicinava a lei: ai suoi piedi abitava un ranocchio dall’aspetto ripugnante, che teneva alla larga i visitatori.

«Devi assolutamente andartene da qui» disse la rosa al ranocchio, «Non posso tollerare che una creatura così brutta abiti ai piedi di un fiore tanto bello».
«Se vuoi che me ne vada, così sia» disse il ranocchio, e se ne andò.

Qualche tempo dopo, però, tornò da quelle parti a recuperare degli oggetti che aveva dimenticato. Il ranocchio trovò la rosa senza foglie e con i petali pieni di buchi.

«Cosa ti è successo? Perché sei così malridotta?» domandò alla rosa.
«Da quando sei andato via, le formiche e le cimici sono salite sulle mie foglie e mi hanno divorata. Non hanno risparmiato neppure i petali. E adesso, non tornerò mai bella come un tempo», rispose la rosa piangendo.
«È naturale: finché abitavo ai tuoi piedi, mangiavo tutti gli insetti che si avvicinavano al tuo fusto; per questa ragione eri tanto bella».

In questi giorni sperimentiamo le mille forme della nostra interdipendenza, ma preferisco pensare che siamo affidati gli uni e agli altri dalla Vita, reciproci custodi nel lungo viaggio che essa ci prospetta.

Non perdiamo l’occasione di bere lunghe sorsate e di alimentarci con il cibo che questi eventi offrono al nostro pensare, gustiamoli e alleniamoci in questi giorni per realizzare il grande sogno dell'Umanità! 

E l’Umanità vivrà veramente il suo “passaggio”… la sua Pasqua -  Pèsach - Eyd alfash - Aranga Oaoa - Vui Phục Sinh

 

Fonte immagine: Comune.info – Trad. dallo spagnolo di Miguel Martinez






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