QualBuonTempo

11 Gen 2017


C’era una volta... e ancora c’è!

“C’era una volta... “, così comincia ogni fiaba, rimandando ad un tempo fuori del tempo, e così pure ha inizio il racconto dei giochi di un tempo...

C’era una volta un luogo dove bambini e bambine potevano riempire le loro giornate di gioco, in particolare quelle estive che con la loro luminosità moltiplicavano il valore di ogni ora. Era il tempo degli spazi abitati da ragazzi e ragazze: strade, piazze, cortili, soffitte, granai… in cui si “apprendeva” la relazione e si condividevano i saperi mediante il GIOCO.

Non vi erano maestri, perché nel mettersi insieme delle varie età i più piccoli apprendevano dai più grandi, e questi misuravano il loro essere sulle necessità dei piccoli, che comunque osavano il di più. Bambini e bambine gestivano in autonomia i loro tempo in cui gli adulti sbirciavano solamente perché non assillati dalla loro sicurezza.

Giochi di movimento, di ruolo, di messa alla prova, in cui tutta la nostra persona era coinvolta, in cui si dava e si riceveva aiuto, gioco di cui anche il perdere faceva parte. Erano giochi, tempi e spazi di piacere! Non ci spiaceva “interrompere” il gioco quando la voce della mamma ci annunciava “è ora di cena”, certi che il giorno dopo lo avremmo ripreso dal punto dove lo avevamo lasciato.

Ed è questo piacere che vorremmo rigenerare… suggerendo agli adulti il recupero di questi spazi, tempi e tipi di giochi nel quotidiano, mentre stanno nascendo luoghi in cui il gioco spontaneo non è un ospite occasionale, ma una realtà. Esperienze di cui parleremo.

“C’era una volta..." - "Un re!", diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. "C’era una volta... un pezzo di legno"… Così comincia il racconto di Pinocchio, e da uno, anzi due pezzi di legno inizia il nostro viaggio tra i giochi da recuperare per e con bambini e bambine di oggi.

IL PINDOL PANDOL

È forse un precursore del baseball, che noi però abbiamo conosciuto solo alla fine della seconda guerra mondiale.

Per giocare bastano: un piccolo bastoncino con due punte, chiamato “pindol”, della lunghezza di una ventina di centimetri che a turno i giocatori dei due gruppi lanciano in alto; una mazza in legno leggermente ricurvo, il “pandol”, lungo 50 cm e con una punta da una sola parte. Si ricavano togliendo la corteccia da un comune pezzo di legno duro e affilando le punte con un coltellino. Questi attrezzi si costruiscono con i ragazzi e le ragazze e così si caricheranno di un valore affettivo. Se c’è il timore che si facciano male basta fare pratica accanto ad un adulto.

Un sasso o una pietra, all’interno di un cerchio tracciato con la scarpa o con un bastoncino, su cui appoggiare il “pindol” in equilibrio con una punta rialzata, e siamo pronti a giocare. Tenendo con le due mani il “pandol” si batte con la punta la punta rialzata del “pindol” e quando questi vola in aria si colpisce da destra a sinistra lanciandolo verso il cielo in linea obliqua. Ancora con la punta del pandol si traccia una linea sul punto di caduta e con lo stesso si misura la distanza dalla base. Vince la squadra che raggiunge la lunghezza di lancio maggiore.






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