E LA SICUREZZA?!?

Diritto alla sicurezza o diritto alla Vita sicura?

Parlare di sicurezza rimanda alle miriadi di norme che, se da una parte ci proteggono, dall’altra blindano la vita nostra e di bimbi e bimbe in crescita.

Un esempio tra tanti.

Negli anni ’70 era prassi: è una bella giornata di sole e la maestra ci porta a fare una passeggiata. Non occorrono informazione e consenso di genitori e dirigenti. Si va e c si gode “il fare scuola nella natura”.

Anni 2000 è norma: a settembre si raccoglie il consenso dei genitori per le uscite, si presenta il progetto al dirigente, in prossimità dell’uscita si informano ancora i genitori e il dirigente circa la “passeggiata”. Le improvvisazioni dovute al bel tempo o a un’idea del momento non sono previste, tutto è regolamentato.

La regola è: essere informati in “diretta” su che cosa bambino e bambina fanno. Vedi, e qui mi fermo, l’applicazione proposta sul web alle scuole per informare quotidianamente i genitori su ciò che si fa, senza considerare che il bimbo e la bimba entusiasti di ciò che fanno a scuola sono dei comunicatori naturali!

Ragazzi… se per fare una passeggiata nel quartiere… dalla natura che ci circonda troppe strade trafficate ci dividono…, ma se per un breve giro ogni volta è questa la procedura, beh, ci si rinuncia. E così, per eccesso di sicurezza che protegge la paura degli adulti, si perde il contatto con la Vita che sta fuori della scuola, ma anche della famiglia. E se si è adulti si perdono occasioni di Vita.

Ci siamo costruiti una sicurezza fisica… ma rischiamo di perdere di vista il diritto ad una Vita sicura, intendendo il diritto alle possibilità che rendono la VITA VIVA. Ci teniamo legati l’un l’altro per timore di perderci, con un filo così corto che ci impedisce di godere del “mondo”. Ma sia bambini e bambine, sia noi adulti abbiamo bisogno di scorrazzare, di girovagare, di vagabondare: è diritto vitale!  Come dice A. Einstein “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre” e vedi il mondo. L’uomo e la donna sono nomadi, e quando diventano sedentari restano nomadi con la mente. Siamo fatti per stare sulla strada, luogo di incontro e di conoscenze e di scoperte, perché come dice Arturo Paoli “camminando s’apre cammino[1].

“Nasciamo curiosi”, afferma André Stern[2] e la sua mamma accenna al momento felice dell’infanzia[3], non solo perché gioioso, ma per quella naturale curiosità che l’accompagna, quell’interrogarsi tacito e quell’interrogare che assilla gli adulti. Un interrogare che accompagna la nostra vita se qualcuno non lo zittisce, perché scomoda, perché flusso incontrollabile e a volte inquietante. Un interrogarsi e interrogare che è esistenziale, che assicura il benessere, perché è ricerca di risposte al nostro bisogno di sicurezza.

È questo il diritto alla sicurezza.

È il diritto a che nulla violi le nostre potenzialità, ma che tutto ci aiuti a osare: possono dare buon frutto per noi stessi e ne beneficia la società.

È il diritto a luoghi e relazioni che ci permettano di agire in sicurezza, certo, ma pure in ascolto dei nostri bisogni e dei desideri, ed è quindi diritto ad esperienze pregnanti di significato ed arricchenti.

È il diritto alla non discriminazione, che mette insicurezza nella nostra vita, ma all’accettazione e alla valorizzazione di ogni nostra cultura, di ogni nostro pensiero e credo.

Diritto alla sicurezza è ancora diritto a non “avere gestori” del nostro tempo e delle nostre azioni, ma compagni… accompagnatori, e questo sia per bambini e bambine, sia per noi adulti.

È il diritto a cadere, a sbucciarci le ginocchia e poi rialzarsi e procedere, a salire su un albero e provare l’ebbrezza del disequilibrio, a sguazzare in una pozzanghera senza timore di buscarsi un raffreddore, certi che col tempo gli anticorpi ci sosterranno. Tutte avventure fonte di intense emozioni e scoperte.

È inoltre diritto a tempi non accelerati, ma distesi in cui è possibile il fare e l’oziare, l’apprendere e il dimenticare, il parlare e il tacere, lo stare insieme e lo stare da soli.

Ed è ancora diritto al sapere, al ricercare, al conoscere, all’essere informati, al potersi informare[4].

Ed è, infine, diritto a poter dire ciò che si pensa, ciò che si sente, a muoversi in una rete di relazioni che custodiscono e proteggono il Diritto alla Vita.

Un diritto ben espresso dalla poesia di Elio Giacone[5], un diritto che vale per i bimbi di ogni età, quelli che nascono ora e quelli che da lungo tempo sono viaggiatori nella vita:

Le voci dei bimbi
il vento raccoglie
e poi le sparpaglia tra i rami e le foglie
di alberi antichi,
con grosse radici
che sanno ascoltare
le cose che dici
per poi raccontarle, giù... giù... nel profondo
al Cuore che batte
al centro del mondo. 
Se un bimbo sorride, sorride anche il Cuore 
ed ecco spuntare in un prato un bel fiore.
Se un bimbo è felice, il Cuore è contento
e nascon farfalle che danzan col vento.
- - -
 
[1] Arturo Paoli - Liberare la relazione umana. Camminando s'apre cammino
[2] André Stern - Non sono mai andato a scuola. Storia di un'infanzia felice – Ed. Nutrimenti
[3] Idem
[4] Art. 13 Convenzione diritti dell’infanzia -UNICEF
[5] Collaboratore de La giostra – rivista mensile per bambini dai tre ai sette anni





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