QualBuonTempo

27 Dic 2019


E SE TORNASSIMO A SOGNARE?

De le potenzialità umane

Forse che noi adulti abbiamo smarrito la capacità che rende l’essere umano per sua natura artista, cioè esploratore, cercatore, inventore, costruttore?

Che cosa resta dell'esploratore bambino che lascia la mano che lo regge, la gonna della mamma o i pantaloni del papà, e, raggiunta la posizione eretta, si lancia verso un mondo che apre il suo orizzonte davanti ai suoi occhi?! E che ne è dei geni che hanno portato i nostri antenati a lasciare la sicurezza e la tranquillità del luogo natio per penetrare la terra in lunghezza, larghezza e profondità? Dove sono gli adulti che osano oltre l’osabile per rispondere a una curiosità, che passando di DNA in DNA, mai esaurisce le sue domande?

Che ne è del cercatore che non si accontenta delle prime risposte, dei primi risultati, ma in ciò che vede, intuisce un nuovo oltre? Sono finite forse le domande? Tutto l’indagabile è fosse stato sondato? Nessuna novità resta a noi oggi per il domani? La storia è forse finita?

C'è ancora oggi traccia degli inventori che non danno nulla di scontato, ma cercano soluzioni nuove a domande antiche, capaci di rendere novità l'esistente? Che rubano con gli occhi l'operare dell'altro e lo portano a compimento perché sia risposta all’oggi, e per tutti?

Quale cambio di professionalità è chiesto al costruttore che ha invaso il territorio di costruzioni? C’è forse qualche “abitazione” ancora da costruire o da restaurare? C’è forse necessità di operai capaci di ricostruire la società, la casa comune delle diverse relazioni, familiare, amicale, scolastica, lavorativa, associativa?

Dov'è l’artista presente in ciascun bambino e bambina fin della nascita, capace di perdersi e di ritrovarsi senza timore? Dove sono lo spazio e il tempo che permettono l’espressione naturale? Dove sono i compagni di viaggio custodi di questo soffio esistenziale? Dove i garanti che quanto “ha da accadere accada”?

L'uomo e la donna, creature, sono pure creatori e creatrici con il Creatore, con l'Esistente, con la Vita. Capaci di generare cuccioli e cucciole d’uomo, sono pure responsabili della generazione di sé, e di quel sé che è l'umanità tutta, e della custodia della terra perché la sua generazione giunga a compimento.

Per fare questo devono però ritrovare la capacità di sognare, e non basta un piccolo sogno, quasi un’ombra, è necessario un grande sogno, direi un’utopia. Per questo è un sogno da fare insieme perché ha bisogno dei sogni di ciascuno.

Le delusioni della vita ci hanno forse resi incapaci di sognare? Allora dobbiamo ricorrere agli esperti, a chi ancora vive del sognare!

Innanzitutto a bimbi e bimbe i cui occhi brillano alla luce dei sogni e le cui domande non chiedono risposte che ancorano alla terra, ma capaci di farci volare, di percorrere i cieli e di guardare la nostra terra con lo stupore del primo uomo che nelle emigrazioni l’ha esplorata o dell’astronauta che dall’alto la vede diversa.

Nel transitare in certe vallate della Carnia o del Galles o della Calabria, non invase dagli insediamenti urbani e industriali, mi chiedevo “che cosa avranno provato i primi uomini che l'hanno percorsa alla ricerca di pascolo o migliore insediamento per il clan?”. Riconosco la loro esplorazione simile a quella del bambino e delle bambine che muovono i primi passi nel mondo familiare e sociale.

Ci possono dare aiuto, pure gli adolescenti che sulla soglia del mondo lo guardano con esultanza, per il punto di orizzonte raggiunto, e nello stesso tempo avvertono una fibrillazione del cuore che fa loro sentire ancora una volta l’esigenza di un clan-amicale per percorrerlo.

E ancora possiamo avere aiuto dai giovani, che nello studio e nella pratica si preparano ad assumere un ruolo attivo nella società, quella parte che spetta loro nella costruzione, buona per sé e per gli altri.

Essi conservano il senso dell’osare, sono ancora capaci di pensare in grande, di lanciarsi in avventure, di lasciare senza pesantezza e di iniziare un percorso con un unico bagaglio: il desiderio di esserci.

È di questi maestri che noi adulti, dai sogni spenti, dai desideri geneticamente modificati, dalla progettualità rigorosamente limitata e a volte quasi inesistente, possiamo, anzi dobbiamo farci allievi e allieve.

Una realtà nuova chiede capacità di sognare, di superare la paura che ci tenta a riprodurre il già noto. Il beneficio che noi possiamo trarne, diventa anche garanzia che non li travolgeremo con il delirio di realtà e la negazione dei sogni.  

E “c’è speranza se accade” non è solo il nome della Rete di Cooperazione Educativa che a Macerata, luogo di dolorosi eventi, ha promosso, a ottobre, il Convegno “Miraggi migranti”, un sogno, è pure l’esperienza che ho respirato in quei giorni. Un sogno la cui realizzazione s’intravvede, nella presenza di giovani a parlare del collaborare, del relazionarsi con età e culture diverse mediante le associazioni; nel loro esserci alla costruzione di una diversa società che sta nascendo, di cui non possiamo arrestare il travaglio, ma, Insieme, gestirne i passaggi per la generazione di un nuovo umanesimo.  

E se questo fosse lo spazio per noi adulti, di oggi, dove ancora riprendere a sognare?






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