FELICE?! SÌ, COME UN BIMBO CHE GIOCA

“E chi è più felice di un bambino che dipinge?” è l’interrogativo che pone in uno dei suoi libri Arno Stern[1]. Ed è su questa intuizione che egli da tanti anni “serve bambini senza età”, dai 3 ai 99 anni, nel gioco del dipingere, un gioco che si svolge in un tempo fuori dal tempo, e in uno spazio, il Closlieu, che nella sua essenzialità lo favorisce.

Come tutti i giochi spontanei dei bambini, anche questo consente di perdersi nel giocare, senza preoccuparsi del tempo che passa; neppure il dover finire è una preoccupazione, tanto si sa che si può continuare la prossima volta, ed è pure possibile non finire una pittura iniziata.

Con le pareti colorate dalle tracce di chi vi gioca e la tavolozza dei colori che sta al centro della stanza, il Closlieu è il luogo che favorisce la calma delle azioni e dei ritmi, non ci si deve preoccupare di “dare” un risultato o di rispettare dei canoni grafici: a ciascuno è permesso di esprimersi naturalmente, senza confronto e senza giudizio, senza la pena di giustificare. Si può giocare spontaneamente, si può seguire la traccia naturale che emerge in modo personale, sostenuti da semplici regole di buona relazione.

Come ogni gioco “s’impara facendo”: “Ma che cosa s’impara? A dipingere? Ma io sono negato per il disegno! Ma è dai tempi della scuola che non prendo in mano un pennello!”

Nel Closlieu avviene un gioco che non chiede particolari abilità, anzi, meno di sa e più si è favoriti nel giocare spontaneamente, nel recuperare quella che Arno chiama espressione naturale.

Il Gioco del Dipingere non si prefigge di creare degli “artisti”, ma si propone come possibilità di stare bene con se stessi.

È la quietudine che si offre al desiderio di giocare; ed è una danza quella che avviene con il pennello tra la tavolozza di 18 colori e il foglio personale: si sceglie un colore, si intinge la punta del pennello nell’acqua e poi nel colore, si va al foglio e la punta del pennello lascia una… due... molte tracce.

I passi si susseguono, con ritmo lento che porta la persona a concentrarsi in un assolo: lei e la tavolozza, lei e il foglio.

Non c’è progetto che precede, nemmeno il pensiero di che “fare”, è la danza sulle note dei silenzi e del parlare lieve, senza impegno, che conduce il gioco del dipingere: le tracce… le forme appaiono sul foglio fate emergere da una memoria lontana, prenatale, mediante il braccio e la mano che si tendono e il pennello che rende visibile il loro esistere in noi.

Il gioco del dipingere è esperienza profondamente personale, ma supportata dal gruppo, che si fa garante del tempo e dello spazio necessario affinché ciascuno possa essere se stesso.

Il servente, colui che conduce, ha conosciuto alla scuola di Arno Stern la bellezza e l’importanza di quanto avviene nel Closlieu, e da lui ha imparato il rispetto per ciascuno: il suo sguardo che tutto avvolge non è mai indagatore, ma attento a cogliere le necessità pratiche di ciascuno, anche per prevenirle, in modo che nulla disturbi il fluire quieto del gioco del dipingere.

E quando il gioco termina i disegni vengono custoditi nel laboratorio, a garanzia che nessun occhio indiscreto indaghi, ponga domande o esprima un parere.

Come tutti i giochi, anche il Gioco del Dipingere chiede impegno e costanza nel tempo: una toccata e fuga, uno… due… tre incontri non permettono di entrare nel gioco e di godere del giocare.

A maggio 2017 aprirò il Closlieu L’Isola dei Colori a Ramera, presso il centro della Cooperativa Sociale “Quel posto che cerchi c’è” onlus che si inaugura il 14 maggio 2017.  Vi aspetto!!!

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[1] "Chi è più felice di un bambino che dipinge?" - Arno Stern, pedagogo francese di origine tedesca – ideatore del Closlieu, laboratorio per il Gioco del Dipingere.






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