GIOCARE ALL'APERTO

Intervista a Paola Tonelli (I)

Formatrice e pubblicista, Paola Tonelli è impegnata da tempo nell’aiutare le scuole e non solo a ridare valore agli spazi esterni.

Venerdì 11 maggio 2018, alle 20.30, l’esperta incontrerà genitori e nonni, ed educatori a vario titolo, sul tema “Liberare sogni negli spazi aperti. La riscoperta del gioco all’aperto” presso la Coop. sociale "Quel posto che cerchi c’è" a Ramera, frazione di Mareno di Piave - Treviso (Ingresso libero).

A lei rivolgiamo alcune domante nell’attesa di incontrarla.

Nella società del tempo organizzato per sfruttarlo al meglio e per non annoiarsi: che cosa offre il gioco all'aperto?

Se ci fermiamo un momento a pensare alle proposte dove il tempo è organizzato, ci rendiamo subito conto che è molto limitato lo spazio di iniziativa dei bambini. I bambini stanno correndo il rischio di crescere passivi esecutori di programmi altrui. Questa dipendenza dalle proposte dell’adulto genera molta insicurezza che si evidenzia con la continua richiesta di aiuto: “Cosa faccio?”, “Non so cosa fare”. Durante le uscite all’aperto il bambino può trovare infinite risposte al suo bisogno di movimento, di esplorazione, di manipolazione di materiali. Certamente l’adulto deve modificare il suo modo di porsi: non più “animatore”, ma attento osservatore in ascolto e capace di cogliere le infinite iniziative dei bambini. Iniziative che, all’inizio, saranno piccole e timide, perché i bambini di oggi sono poco abituati ad essere protagonisti attivi e non esecutori. Ma se daremo loro il tempo, lo spazio e la possibilità di toccare i “materiali” della natura: ci regaleranno grandi sorprese. Il cambiamento più rilevante non è tanto quello dello spazio, quanto quello dei comportamenti degli adulti che sono sempre più incapaci di fare silenzio. Serve diminuire di molto gli interventi verbali e, contemporaneamente, amplificare lo sguardo e l’attenzione per quanto fiorisce sotto gli occhi. Quando si fa più silenzio, quando si diventa meno propositivi si ha spesso paura di non lavorare, di non impegnarsi. Per questo un nuovo tipo di formazione diventa indispensabile, per aiutare a scoprire-capire che restare in silenzio non vuol dire pensare ad altro, essere distratti, anzi, permette lo sviluppo di una grande attenzione-presenza, migliorando dunque lo stile dei propri interventi.

Spazi aperti liberi, naturali o organizzati: quali sono i più favorevoli al fare in autonomia e alla relazione?

Servono spazi naturali e molto poco organizzati, ma sarebbe più corretto dire: organizzati diversamente. Gli scivoli, le altalene, le giostrine, i cavallucci a dondolo servono a poco perché si prestano a movimenti ripetitivi sempre uguali: salire, scivolare giù, dondolare. Per sviluppare la loro autonomia i bambini hanno bisogno di spazi un poco “selvaggi”. Un bel prato all’inglese non si presta assolutamente alle loro esperienze più primitive. Per prima cosa devono poter mettere le mani a terra tra i sassi, l’erba, la terra. Devono poter scavare, strappare, raccogliere, trasportare, spostare, fare disfare e rifare. Per questo il prato troppo curato può essere bello a vedersi, ma molto poco utile per il gioco dei bambini.

Quale organizzazione degli spazi esterni scolastici?

Ecco allora che gli spazi esterni delle scuole, dei nidi, devono essere pensati diversamente, riducendo drasticamente le strutture prefabbricate e spesso costruite utilizzando la plastica. Una rivisitazione attenta dello spazio giardino-cortile porterà ad individuare quelli che io chiamo punti di forza, e scopriremo che ogni spazio ha i suoi. Nei corsi di formazione dedico una parte del tempo ad individuare questi punti. Cerco di spiegarmi con un semplice esempio: in un giardino scolastico può trovarsi un muretto non troppo alto con sopra una rete. Questo muretto può trasformarsi in vero e proprio “attrezzo” per arrampicarsi senza pericolo, per camminare appoggiandosi alla rete, per fare dei salti a terra, per… etc. etc. Così un cespuglio può trasformarsi in capanna. (Nella foto: una panchina diventa un cavallo per più cavalieri). Ogni nido-scuola ha possibili strutture presenti, ma ignorate, e i bambini le utilizzerebbero se non fosse loro impedito. Nel mio libro: “Usciamo all’aperto” (ed. Anicia, Roma) ho dedicato un intero capitolo a questi attrezzi invisibili. Sono stati i bambini, lasciati liberi, a farmeli scoprire e valorizzare. Naturalmente qui parlo della prima fase della ristrutturazione del giardino scolastico perché il lavoro continua in fasi successive basandosi sull’inserimento di strutture create facendo ricorso a materiali naturali, come ci insegnano i paesi del nord Europa.

Quale organizzazione degli spazi del quartiere affinché rispondano ai bisogni di bimbi e bimbe oggi?

I parchi cittadini che accolgono, al di fuori di un contesto educativo, bambini di varie età e provenienti da contesti famigliari diversissimi, avranno necessariamente bisogno di mettere da subito a loro disposizione degli attrezzi-gioco prefabbricati. Opterei per strutture che utilizzino legno e corde. Un semplice ricerca su internet può fornire molte idee. Anche qui, più che scivoli e altalene, possono essere utili: rifugi, percorsi sensoriali, per l’equilibrio, per l’arrampicarsi. Non farei mancare alcune zone attrezzate per la manipolazione: un posto, ben delimitato, dove poter scavare con terra o sabbia; uno spazio erboso, dove potersi distendere per riposare o guardare le nuvole; un punto dove poter avere l'acqua, una piccola fontanella.

Continua... (nel proseguo dell'intervista, che pubblicheremo lunedì prossimo, Paola Tonelli ci parlerà delle "scatole azzurre")






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