IL GIOCO DEL MONDO NELLA SCATOLA AZZURRA

Intervista a Paola Tonelli - II

Formatrice e pubblicista, Paola Tonelli ha introdotto le Scatole Azzurre nella didattica della scuola italiana fin dagli anni ’80.

Il 12 e 13 maggio 2018 l’esperta sarà presso la Coop. sociale “Quel posto che cerchi c’è” a Ramera (TV), per un corso di formazione con insegnanti ed educatori.

A lei rivolgiamo alcune domante nell’attesa di incontrarla.

Oggi si va sempre di fretta, non ci si ferma… come se il tempo libero da impegni fosse “tempo perso”. Lo scopo dei laboratori creativi che lei propone può essere anche quello di restituire senso al tempo libero attraverso il gioco?

Noi adulti, genitori e insegnanti, con le nostre aspettative distorte, le nostre teorie sull’anticipo degli apprendimenti, il nostro desiderio di precocità ed efficienza, la nostra esaltazione della razionalità, il nostro mito del corpo stupendo e forte che ha bisogno dell’ora di piscina-danza-palestra, abbiamo distrutto gli spazi e i tempi più veri e naturali dove i bambini fortificano armoniosamente le loro menti e i loro corpi. Abbiamo distrutto il loro modo di apprendere e di inventare per imporre le nostre idee ed i nostri metodi, stiamo correndo il rischio di renderli passivi, senza idee, compilatori di schede, esecutori di programmi. Per questo urge la restituzione, ai bambini, di un tempo e di uno spazio “liberato” in cui sia possibile prendere iniziative autonome.

Come nascono le Scatole Azzurre?

L’idea di offrire ai bambini questo tipo di gioco è maturata in me a seguito dell’incontro con il lavoro di Dora Kalff, ideatrice della terapia analitica SANDSPIEL: «Può accadere che a scuola i bambini abbiano più limiti che possibilità. Quando si gioca con la sabbia non si hanno “modelli”, non esistono canoni di gioco e ci si sente liberi». Sono parole di Dora Kalff che ritrovo nei miei appunti di un corso/incontro di formazione, da lei stessa tenuto nella sua casa di Zurigo, cui ho avuto la fortuna di partecipare negli anni '80. Ci spiegò, in quell’incontro, quanto rischiose fossero per lo sviluppo psichico le condizioni di vita dei bambini delle grandi metropoli, quanto l’allontanamento dal contatto diretto con la natura potesse generare un negativo allontanamento dalle emozioni. Parlò molto a lungo dell’importanza del contatto diretto con i materiali naturali, del contatto con la sabbia. Dimostrò quanto questa, con la sua estrema plasticità, ben si adattasse alle continue trasformazioni create dal gioco del bambino offrendo dunque infinite possibilità di espressione. A seguito di questo importantissimo incontro progettai un nuovo materiale didattico che chiamai: LA SCATOLA AZZURRA. Lo progettai in modo che il gioco potesse essere organizzato in un angolo della classe. Con questo progetto vinsi nel 1986, un concorso nazionale per la progettazione di nuovi prototipi bandito dalla rivista “Bambini” – Edizioni Junior.

Ma che cosa sono esattamente le Scatole Azzurre?

Sono scatole/contenitori con l’interno colorato di azzurro per un gioco che mette a disposizione dei bambini:

  • sabbia leggermente umida
  • scatoline contenenti oggetti miniaturizzati (casette, pupazzetti, alberelli, animali, sassi, rametti, conchiglie, etc.)

E perché l’azzurro?

La scatola è azzurra perché questo colore, oltre ad essere molto rilassante, ha un forte valore simbolico per chi gioca: può infatti ricordare il colore del cielo o del mare. La sabbia così può farsi terra, isola, o… , mentre il fondo azzurro può farsi cielo, mare, fiume, o… .

Quanto vi è di autonomia della persona, di espressione naturale, di piacere in questo gioco?

Quando si osservano i giochi che nascono all’interno della scatola ci si rende subito conto della libertà e dell’ampio respiro che questa, nei suoi confini ben precisi, concede; soprattutto a quei bambini che, come diceva Dora Kalff, nell’organizzazione scolastica rischiano di incontrare più limiti che possibilità. Quante volte, da allora, ho visto dei piccoli incapaci di concentrazione e di stare fermi, “perdersi” dolcemente nel simbolico mare azzurro della scatola e giocare sereni per tempi anche molto lunghi.

Nelle società ad alto sviluppo tecnologico, l’elemento naturale può essere un’interessante (ri-)scoperta anche in età adulta? Come?

Dopo l’incontro con Dora Kalff iniziai la sperimentazione con i bambini. Portai avanti la mia ricerca per alcuni anni. Successivamente cominciai ad interrogarmi per trovare una modalità di proposta per gli adulti. Mi era infatti sempre più chiaro che per diffonderla tra i piccoli, nelle scuole e nei nidi, dovevo farla conoscere agli adulti che di loro si prendono cura. Per alcuni anni cominciai a cimentarmi in questo nuovo tipo di sperimentazione. Fu un periodo estremamente importante perché mi era molto chiaro che l’adulto non avrebbe potuto aiutare i bambini se non avesse riscoperto, concretamente in prima persona, l’importanza del contatto diretto con la natura e le intense emozioni che ne possono scaturire. Le risposte furono incoraggianti. Alcuni pensieri raccolti tra chi ha partecipato ai miei laboratori testimoniano, anche tra gli insegnanti, scoperte importanti:    

...Cambiare punto di vista e aprire gli occhi, ma anche il cuore... La natura rivela silenziosa i suoi segreti ad occhi e mani travolti dallo stupore... e non c'è fine… il tempo svanisce. Ogni gesto che esplora diventa significativo, aumenta l'energia. Odore e tatto si fondono. Mi rilasso senza fermarmi. È gratificante. È un piacere intenso, senza fine. E non ci sono parole. Poi il TATTO, che, chiudendo gli occhi, mi collega direttamente con le mie emozioni più profonde, intime... L'ascolto senza l'utilizzo della vista, ma solo con il tatto e la calma, non si fa spesso... ma che meraviglia! Il piacere di sporcarsi è fantastico, io non ho provato mai questa sensazione, l'odore dell'erba bagnata unita alla terra... Un profumo che prima ignoravo. Sensazione di pace e tranquillità... Immersi nel silenzio, cercare, “contattare” con gli occhi quel qualcosa apparentemente inutile o nullo. Riscoprire che quel nullo è parte, è un pezzettino di qualcosa di grande… L’esperienza mi ha aiutato a comprendere le sensazioni e le emozioni dei bambini…

Per approfondire: “Anche i bambini si stancano”, Paola Tonelli, Edizioni Anicia, Roma






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