IL MIELE DEL DATTERO MATURO (Parte I)

L'entusiasmo e ancora di più...
C'è un luogo dove distendermi,
In cui mi si schiude la gola
E il tempo si ferma
E torna al primordiale, alla palma,
Al miele del dattero maturo.
Un luogo dolce quanto la cantilena materna,
Dove mi riconosco e abbasso le armi,
In cui niente e nessuno si aspetta da me.
Oasi soave per il cuore
Infinitamente accolto e abbracciato,
Dove sono gigante e minuscola,
Capace e nuda di saperi,
Dove lascio scorrere il fiume interiore,
Il mio sapore favorito
Quanto la marmellata al mattino
L’albicocca succulenta,
Il lampone e la menta piperita.

"Miele" è il titolo di questa poesia che Elise, l’amica servente, ha scritto pensando al Closlieu.

Il miele rimanda ad un sapore che dà piacere, e il piacere è di casa nel Closlieu, dove avviene il Gioco del Dipingere, perché il gioco o è piacere o non è gioco.

Nei giorni di presentazione dell’attività nel Closlieu “L’Isola dei Colori”, ho conversato a lungo con adulti e bimbi e bimbe, e ho molto "ascoltato". Ho ritrovato l’immediatezza del piacere di bimbi e bimbe, il loro spontaneo coinvolgimento in un gioco di cui riconoscevano elementi noti. Nel contempo ho percepito adulti, anche nella funzione di genitori, facilmente disposti a seguirli e, come bravi surfisti, “cavalcare l’onda del loro entusiasmo". Vivendone il riflesso li ho visti assumere un impegno per poi negarlo nel giro di 24 ore più attirati da attività che danno un riscontro immediato, il cui risultato appare, è mostrabile, direi “è spendibile”, in questo tempo di “dominanza economica”. E il criterio di scelta è l’entusiasmo immediato che bimbi e bimbe manifestano.

Piacere epiteliale, entusiasmo che alla minima brezza può sfumare perché volatile, perché non custodito, non alimentato affinché radichi nel profondo di noi e diventi per questo un piacere esistenziale.

Una motivazione tra le tante della rinuncia ad un gioco espressivo: "è un percorso troppo lungo... non so se il bimbo e la bimba reggono!”. Ma quale bambino è così sazio o quale bambina è così sazia di gioco tanto da stancarsene, da volerlo lasciare?!?

Mi chiedo quali altre scuse gli adulti possano inventare per mascherare la fatica di assumere l'avventura che porta “loro stessi” all'incontro con quel piacere che è già dentro di noi e facilmente raggiungibile fin da bambini, piacere che solo chiede l'occasione, il contesto, per emergere con la sua luminosità.

Vivere il piacere è un diritto fondamentale, esistenziale… perché l’esistenza, la Vita personale, trae la sua forza da esso, e così pure la relazione e l’apprendimento.

Non è piacere puro quello che ci porta a succhiare al seno di nostra madre, e quello che ci fa gattonare alla scoperta del mondo in quella fase che mette in pericolo tutti gli oggetti della casa e rende accessibili tutti gli spazi?

E non lo è quello che ci spinge verso l’altro, compagno di avventura, per rubargli il succhiotto o per toccargli il viso?

Non è piacere quello che ci fa avventurare in luoghi “pericolosi” o immergerci nella lettura di libri “che aprono a mondi impensati”?

E non è ricerca di soddisfare un piacere quella che ci fa osare, che ci spinge a provare, che ci rende capaci di superare il nostro stesso limite?

Penso al bimbo che lascia le mani della mamma e che a braccia tese si lancia traballante verso il papà che rientra, rompendo il limite dell’immobilità… come penso a chi si getta con il parapendio rompendo il limite dell’essere attaccati alla terra.

È piacere la conoscenza e il ritrovarsi di amici.

Quanti limiti si rompono per il piacere che si prova: pensiamo pure all’innamoramento, al perdersi dell’io per ritrovarsi nel noi!

Possiamo dire che il piacere è il motore senza il quale non c’è vita?

Un piacere inteso come senso di viva soddisfazione che, credo possa andare a braccetto con l’entusiasmo, cioè con l’incontenibile spinta ad agire e operare dando tutto se stesso.

 “Entusiasmo come motore di apprendimento, come fertilizzante del cervello», dichiara André Stern, secondo il quale è nella natura del nostro “bambino” essere entusiasti, e infatti aggiunge che «ogni bambino possiede le chiavi della felicità»[1].

È inoltre importante avere compagni con cui condividere questa energia positiva che ci consente di vivere la vita surfando, cogliendo l’onda, e di ricominciare quando l’onda ci appoggia sulla sabbia magari un po’ acciaccati.

Continua...

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[1] La vera laurea è l’entusiasmo, Andrè Stern - http://www.nutrimenti.net/public/IG054_003.pdf






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