IL MIELE DEL DATTERO MATURO (Parte II)

La scuola dei colori ami… colori… cambi… AMO la scuola

Entusiasmo puro è quanto “vissuto” dal maestro Giampiero Monaca e dai suoi “compagni di varie età e provenienza” che durante l’estate hanno rimesso a nuovo alcuni locali della scuola primaria di Serravalle[1] di Asti per accogliere il progetto “Bimbisvegli”.

Ex alunni degli ultimi 10 anni, genitori “nuovi e vecchi”, persone del paese, amici insegnanti di vari luoghi d’Italia, negozianti e, non ultimi, profughi provenienti dal Gambia, dal Mali, dalla Nigeria residenti presso il centro di accoglienza, hanno vissuto insieme giorni intensi, emozionanti, pieni di colori, di incontri, lavorando, dialogando, cercando soluzioni… 1600 ore di lavoro volontario, più di 40 persone che si sono rese disponibil (La scuola di Serravalle “cantiere” di solidarietà, La Stampa)

L’entusiasmo è stato il filo rosso che li ha fatti incontrare, l’entusiasmo di rendere nuovi gli spazi da offrire a bambini e bambine che a settembre iniziavano la classe prima.

Al mattino il lavorare insieme per dare un volto caldo e colorato alle pareti e agli infissi; predisporre e costruire le decorazioni per definire spazi per rilassare, stimolare l’immaginazione, l'empatia, la fruibilità, e far sognare; ricercare gli arredi funzionali alla ricerca di gruppo, all’ autonomia, e ad una didattica coinvolgente, cooperativa ed eco-logica; ripristinare il cortile della scuola pensato come estensione dall’aula.

In aula qualcosa di vecchio, proveniente dalle precedenti classi di Bimbisvegli, affinché ognuno di loro sappia di far parte di una storia, e che il lavoro fatto serve per chi verrà.
Qualcosa di nuovo, affinché ciascuno si senta accolto, pensato, e voluto bene, anche attraverso l'allestimento di uno spazio "tutto suo".
Qualcosa di incompleto perché ... chissà dove andremo , chissà come questa classe determinerà il proprio percorso.

Al pomeriggio, dopo un pranzo condiviso, l’andare alla scoperta dei luoghi intorno alla scuola che, come aula naturale, possano essere input e supporto agli apprendimenti, luoghi di ricerca e scoperte sempre nuove.

Anche le caprette del vicino sono state contagiate dall’entusiasmo: brucando l’erbetta del cortile hanno reso inutile l’uso del rasaerba.

Immagino la carica di piacere delle persone coinvolte: quello del fare insieme e quello del “sognare” (La scuola dei miei sogni), lo stupore di bimbi e bimbe, ma anche di genitori, al loro arrivo a scuola.

Il piacere chiede tempo per emergere, e lascia tracce che durano pure nel tempo, che impregnano il nostro essere tanto che avvertiamo il desiderio di rifare quell’esperienza che ci ha dato piacere per poterlo riprovare, ancora e ancora.

E una volta sperimentato l’entusiasmo e il piacere diventiamo “buongustai” capaci di cogliere e di scegliere le occasioni che alimentano uno stare bene duraturo.

Rivedo ancora la beatitudine di N. che a tre anni “beveva con la bocca socchiusa” le storie che raccontavo e inventavo e che, mai sazio, concludeva: “Ancoa!”. Con quella sua voce tenerissima, che non articolava ancora bene alcuni suoni, mi rendeva partecipe del piacere vissuto e mi motivava a raccontare ancora e ancora, ad inventare altre storie, anche io mai sazia del piacere condiviso.

Lo rivedo ancora a cinque arrivare a scuola con un librone sui dinosauri sottobraccio per condividere la sua passione con tutti noi… e rivedo le sue mani che agili li modellavano dando forma ad un piacere radicato dentro.

Facendo sintesi di molti pedagogisti del passato e attuali, possiamo convenire che l’interesse crea entusiasmo e l’entusiasmo genere piacere che cerca alimento da sé.

Ed ecco il seme di una buona relazione educativo-formativa con ragazzi e ragazze, ecco la ricetta che come adulti, genitori, educatori, insegnanti e quant’altro, dovremmo praticare a casa e a scuola, ecco gli ingredienti per assumere un nuovo paradigma educativo (Manifesto per una scuola, di Monica Guerra e Francesca Antonacci – UNIV La Bicocca – MI).

Ma a quale scopo? Lo desumo dagli interventi al Convegno “Liberi di essere educati” promosso dall’Associazione Montessori di Treviso: lo scopo è lo stare bene nella relazione con se stessi e con gli altri. O per meglio dire, con le parole che Carolina Albretti[2] riferiva a Maria Montessori, "essere felici come lo sono i bambini", titolo anche di un libro di Arno Stern.

La terza voce della triade, dopo entusiasmo e piacere, è allora felicità! E ascoltando ho pensato a chi mi sta vicino, ai bambini, a noi adulti, a quanto dovremmo ridere di più poiché la felicità di domani si costruisce con il piacere che viviamo oggi.

Dovremmo sollecitarci l’un l’altro a ridere perché insieme "ci costruiamo" e costruiamo la nostra relazione. E in questo non c'è chi dà di più, ma ciascuno dà la "sua misura", che non è meno perché sono piccolo, povero...ma di uguale portata!

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[1] Bimbsvegli - scuola primaria P. Donna – V. alle scuole 25 - Serravalle d’Asti
[2] Carolina Albretti, psicoanalista e docente Op. Naz. Montessori





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