QualBuonTempo

13 Lug 2022


IN PRINCIPIO LA DOMANDA (1)

Come ogni vita che muore pone fine a una storia di relazioni, così ogni vita che nasce apre a una storia di relazioni. L’una ha tante vicende dietro, l'altra tante davanti, entrambe hanno domande fondamentali cui cercare risposte contestualizzate al tempo.

Perché sono nato? Da dove vengo? Dove vado? Interrogativi che l’umanità si è posta dall'inizio dei tempi, che passano nel nostro DNA di generazione in generazione. Lo notiamo quando nell’età dei perché bimbi e bimbe pongono domande cui, a volte, noi adulti non sappiamo dare risposte. Del resto la domanda è il primo atto della conoscenza, nei suoi processi di scoperta, intuizione, comprensione e riformulazione.

“In principio la domanda” evidenzia il seme, che è in essa depositato, della curiosità. Seme da trattare con cura, con delicatezza, cui non dare risposte-soluzioni distratte o banalizzanti, ma profonde, di sostanza, perché esistenziali.

Mentre “una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle, la domanda può puntare oltre[1], afferma J. Gaarder, e una domanda apre a una nuova realtà chi la fa e chi la accoglie.

Sarebbe interessante rispondere a una domanda con un'altra domanda: questo permetterebbe all'altro di prendere contatto con le sue profondità e da lì far emergere le intuizioni, le comprensioni che vi abitano. E questo fin da piccoli!

Noi adulti recupereremmo una logica che abbiamo perso. Condizionati da una cultura del confronto continuo, del risultato certo, della valutazione legata al merito, il “conoscere” le risposte è per noi segno di conoscenza (= risposte preconfezionate), e il porre domande è indice d’ignoranza (= non impegno, non studio).

E se porre le domande fosse il modo per comprendere il mondo, per svelare la realtà nei suoi aspetti, che restano comunque mutevoli e mutabili, in continuo divenire?

E se cominciassimo a guardare dentro le tre domande esistenziali?

Quale cambiamento avverrebbe nella nostra vita e in quella dell'umanità?

Cambierebbero le nostre relazioni, le nostre scelte, il nostro fare quotidiano, l'uso del tempo e dello spazio.

La nostra esistenza acquisterebbe senso altro, uno sguardo di speranza, vita nuova.

La nostra persona fiorirebbe con tutta l’energia che un fiore porta in sé e che trasmette al frutto cui dà vita.

Sì, energia che è benessere per noi, per l'umanità, per la natura, per quell’interconnessione che esprime molto bene il fisico inglese Paul A.M. Dirac: “Raccogli un fiore sulla Terra e muoverai la stella più distante”.

La domanda è curiosità, desiderio di un sapere che è alimento, che fa crescere, fa vivere, per cui porre domande significa esistere, ma, come afferma Christiane Singer…

“Per esistere occorre nascere,
uscire dall'ombra,
fare un passo avanti.
Senza questo slancio non c'è esistenza,
perché per diventare vivi,

occorre il nostro consenso”[1].

(continua...)

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[1] Jostein Gaarder, “C’è nessuno?”, Salani Editore 1997
[2] C. Singer, “Del buon uso delle crisi”, Servitium 1996





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