QualBuonTempo

17 Ago 2022


IN PRINCIPIO LA DOMANDA (2)

Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande...

Come già scritto altrove, se il tempo della nascita e della morte non dipendono da noi, il tempo della vita è nelle nostre mani… ed è tempo di domande!

“Le domande sono parole che stanno in testa”, diceva Roberto, cinque anni.

Quando pongo una domanda, essa attiva, innanzitutto, un confronto e poi un'indagine, una ricerca tra i saperi posseduti, una loro riorganizzazione. La mia domanda diventa per me e per l'altro possibilità di nuove conoscenze e di nuove sintesi.

Naturalmente dipende da domanda a domanda: se è a risposta o soluzione univoca, non coinvolge le mie potenzialità; se invece apre alla ricerca, a più soluzioni, allora diventa un vero dialogare, ed effettivamente avviene uno scambio dal quale usciamo ambedue più ricchi.

Una domanda più apre, più è generativa di azioni di ricerca, d’indagine, di scoperta, di pensiero.

Nel rapporto educativo, porre domande è pure questione di furbizia e di ecologia.

Furbizia, nel cogliere gli input da ragazzi e ragazze per motivarli a investire il loro entusiasmo nell’apprendimento, ed ecologia, perché il tempo e le energie necessarie chiedono a tutti di mettersi in gioco.

Essere genitori, maestro/a, educatore/ice oggi, è essere orchestratori, più che passare sapere, ed è pure, come suggerisce Francois Jullien, filosofo francese, essere capaci di surfare, cogliere l'onda per procedere, cavalcarla lasciandosi portare oltre![1]

Direi che si tratta di “giocare sempre il possibile”, in cui si alternano i ruoli di chi insegna e di chi apprende, in cui ogni identità è riconosciuta nella sua originalità, in cui si dà valore a ogni potenzialità, dove nessuno ha così poco da non poter dare. Nell’interrogarsi il Quota+1 sta accanto al Quota+99, e ciascuno serve all'altro per la parte che gli compete, sia relazionale, sia cognitiva.

In fondo è la dinamica dell’essere Padri e nello stesso tempo Figli, del vivere alternativamente il dare e il ricevere in un giusto equilibrio.

A tal proposito, non sarebbe male un corso di surf: aiuterebbe a comprenderne nella pratica la significanza, poiché è questione di ritmo, come nel salto della corda, si tratta di cogliere il momento giusto per entrare nel gioco. È un po’ il “cogliere la palla al balzo” nel suo momento attivo!

C’è bisogno però di domande vere, che attendano risposte vere. Si tratta cioè, invece che passare sintesi, di cogliere, suscitare, condividere interrogativi che creino collegamento tra il sapere e la vita, tra la rilevanza esistenziale del sapere e attivino le potenzialità di pensiero.

Si tratta di sognarci e di sognare gli altri nel futuro, di pensare in grande, di progettare in lungo. Di non accontentarsi del poco, ma di chiedere molto, disposti a dare molto, con la pazienza dei piccoli passi[2], che valorizza ogni evento, ogni contributo, oserei dire anche quelle ombre che sembrano oscurare, vanificare tutto il nostro impegno.

Giocarsi come persona in crescita (e non lo è per ogni rapporto tra persone che nel tempo chiede di crescere?) è dare fiducia alla Vita, è credere in un divenire.

In fondo, è vivere l’oggi…  che è già domani! 

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[1] F. Jullien, “Pensare l’efficacia tra Cina e Occidente”, Laterza, 2006
[2]Antoine de Saint-Exupéry, “Insegnami l’arte dei piccoli passi”





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