LA RESPONSABILITÀ DI ESSERCI

Il “tesoro” di una maestra

È una mattina di ottobre, alcune nuvole danno un tono alla giornata e accompagnano la fatica di percorrerla, quando arriva un messaggio.

Chi scrive è una bambina di “tanto tempo fa”, uno di quei cuccioli che entrati un giorno nel cuore non ne sono più usciti e il cui ricordo scalda e rischiara, ma ora è una donna che mi parla:

“Ciao Maestra...” In questo “nome” pronunciato c’è la sonorità del suo significato, perché maestra è un po’ come mamma, papà, è per sempre

“Come stai?...” E come ogni mattina a scuola, ancora ci interessa lo stare bene dell’altra, da cui il tempo ci ha allontanati, ma che seguiamo col pensiero: “Chissà come sta… cosa farà… dove sarà?”.

“Ti leggo sempre su Facebook...” Ci seguiamo, e anche senza pronunciare parole manteniamo la relazione, per custodirla fino al momento, forse, di riconoscerci sui sentieri della vita: incontri occasionali, che riportano all’oggi il piacere provato “ieri”…

“Spero di non disturbare con il mio messaggio...” E con delicatezza rientriamo in punta di piedi nella vita dell’altro.

“Non so se a scriverti sia una donna di 37 anni oppure sia ancora la bambina che abbracciavi tanto tempo fa...” La bimba, il bambino, che vive in noi ci è compagna/o sempre, ci è guida: nei momenti gioiosi ci fa godere della vita, in quelli tristi ci fa cercare la mano e l’abbraccio che ci hanno dato sicurezza.

“Dico sempre ai miei alunni che potranno contare su di me, anche da grandi, e mi chiedo spesso se lascerò qualcosa di bello in loro. Sappi che tu hai lasciato tante cose belle in me...”  Essere maestri, essere genitori, è essere modelli di senso nelle relazioni: una grande responsabilità!

“Ricordo ancora il calore della tua voce, il senso di sicurezza che provavo nel vederti e il ristoro che sapevi dare al mio cuore che attraversava un inverno difficile...”  Il ricordo dei momenti vissuti resta nel cuore dei grandi e dei piccoli, un tesoro a cui poter attingere sempre.

“Sono passati molti anni e il mio cuore si ritrova di nuovo a dover attraversare un altro inverno rigido che tanto rammenta quel brutto periodo della mia vita… in me si sono riaperte vecchie ferite e altre di nuove mi stanno lacerando la carne... il senso di abbandono che ho provato un tempo si è reimpossessato di me, ma questa volta con più forza...”  Le stagioni si alternano anche nella Vita e, come nella Natura, lasciano tracce profumate, ricche di forme e di colore, ma anche ferite più o meno profonde che solo tempo dopo tempo si chiudono. Sotto la corteccia che le ricopre, però, resta un segno, una sensibilità che mentre ci educa all’attenzione alle piccole cose, ci fa percettivi al variare della brezza, al bisogno di cura.

“Non ti scrivo per chiederti qualcosa, ma per ringraziarti perché è grazie alle persone come te che si trova la forza di andare avanti. Molti anni fa qualcuno ha stretto a sé una bambina tanto spaventata dalla vita e le ha dato speranza. Solo oggi capisco fino in fondo l'importanza di quegli abbracci e ne ricevo ancora la forza...” A volte come insegnanti e come genitori siamo scoraggiati, abbiamo la sensazione di fare poco, in certi momenti anche di avere fallito, perché il risultato non è quello atteso o i nostri “figli” disprezzano il dono che abbiamo loro fatto. Le parole di questa “bimba di tanto tempo fa” sono un invito a mettere fiducia e senso alle scelte che compiamo nel nostro impegno educativo, sempre con attenzione e nel rispetto delle creature che si affidano a noi

“Buona giornata maestra, grazie per essere...” Tralascio le ultime parole perché molto personali, sottolineo però quell’essere! È l’importanza di esserci come educatori, di stare accanto ai “figlie e figlie” che la Vita ci affida, a non lasciarli soli mai, anche se non rispondono ai nostri desideri, anche se ci feriscono, anche se alla sera, e non solo quella della Vita, siamo esausti, a volte sconfitti!

“…Ci tenevo tanto, tanto a ringraziarti. Mi basta anche un tuo pensiero ed è già tanto che sia riuscita a scriverti…” Una mano affidata un giorno, a 3 anni, è una mano consegnata nel tempo, per sempre! Quella mano accolta diventa messaggio chiaro: sei accettata, ti puoi fidare, ti puoi appoggiare… attraverso il mio pensiero quella mano è con te, contaci!  

È vero, anche noi maestri e maestre siamo adulti in balia di un mare con onde alte che a volte ci travolgono, facciamo fatica a comprendere il senso del nostro esserci e talvolta ci accontentiamo di surrogati, ci lasciamo trascinare dalle mode del momento, siamo affaticati da ritmi e impegni che subiamo per essere ad altezze che altri segnano!

Ma se la possibilità di esserci non dipende da noi, la riceviamo in dono, perché è un dono l’essere padre e madre, nonno e nonna, maestro e maestra, la responsabilità di esserci è nostra scelta, scegliamo di assumere il dono che la Vita ci fa.






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