QualBuonTempo

14 Ott 2020


LE MANI

Nei miei ricordi di bambina i nonni sono figure che ancora mi avvolgono: mi vedo andare per mano alla mia nonna o nell’orto accanto al mio nonno, come anche conservo la memoria delle tante nonne e i nonni che hanno abitato la mia infanzia, figure ricche di cuore. Fino agli anni Sessanta del ‘900 si usava chiamare tutte le persone, dopo i sessant’anni, nonno e nonna, e pure zia e zio, “per creanza”. Era una forma di rispetto e noi, bambini e bambine, ci sentivamo nipoti di tutti, in una rete di relazioni che ci sosteneva.

Con i nonni si creava una confidenza che ci introduceva ai misteri della vita… Si potevano porre gli interrogativi che non osavamo con i genitori, essi, infatti, per la loro storia vissuta, sono molto vicini ai nipoti, poiché l’inizio e la fine della vita hanno un medesimo sentire e utilizzano un linguaggio semplificato per dire le grandi cose.

Sono immagini piene del calore vissuto che mi rimanda anche lo scritto condiviso da Elena Bernabè: mi sono commossa nel leggerlo la prima volta, e ancora mi accade ogni volta che ne percorro le righe.

Vedo nonna e nipote sedute accanto alla porta di casa, o sotto un albero in una sera d’estate, o accanto al fuoco o sul divano d’inverno. Il silenzio le circonda e permette una conversazione che transita significati profondi, esistenziali.

È in punta di piedi che mi accosto a questo dialogo, non osando disturbare.

"Nonna, come si affronta il dolore?".

Chissà perché questa domanda? E da quanto tempo attende di essere espressa?

Ora è venuto il momento, l’occasione per proporla.

"Con le mani, tesoro" afferma la voce comprensiva della nonna. "Se lo fai con la mente il dolore invece di ammorbidirsi, s'indurisce ancora di più".

È una risposta che viene dal profondo, dalla lettura di eventi, non improvvisata, ma macerata a lungo nel cuore, e cosi inaspettata da suscitare perplessità in chi l’ascolta.

"Con le mani nonna?", interroga stupita la bimba sgranando gli occhi!

Come è possibile che con le mani si possa maneggiare qualcosa che si sente… ma non si tocca!?! Qualcosa di impalpabile seppure immenso!

Ma la nonna non ha dubbi, poiché nella sua lunga vita l’ha sperimentato più e più volte:

"Sì. Le nostre mani sono le antenne della nostra anima.

Se le fai muovere cucendo, cucinando, dipingendo, suonando o sprofondandole nella terra invii segnali di cura alla parte più profonda di te.

E la tua anima si rasserena perché le stai dando attenzione.

Così non ha più bisogno di inviarti dolore per farsi notare".

È una bimba degli anni 2020 quella che interroga, ed è comprensibile la sua perplessità:

"Davvero le mani sono così importanti?".

E come potrebbe essere diversamente per lei abituata a muovere il corpo e i piedi secondo un ritmo che viene dall’esterno, e le cui mani sono ridotte ad un dito per digitare? Costantemente immersa in un mondo sonoro artificiale?

La nonna la riporta allora a se stessa:

"Si, bambina mia.

Pensa ai neonati: loro iniziano a conoscere il mondo grazie al tocco delle loro manine.

Se guardi le mani dei vecchi ti parlano della loro vita più di qualsiasi altra parte del corpo".

Sì, perché raccontano storie di vite passate a cercare soluzioni per il quotidiano: a impastare e a informare, a tagliare e a cucire, a lavare e a stirare, a spargere e a raccogliere, a disboscare e a trasportare. Mani abituate a filare la lana che diventerà maglie e calze; a muovere sul telaio la navicella che tesse la trama di variopinti disegni, ad annodare con delicatezza i fili che si spezzano; a rammendare strappi su vesti a lungo rattoppate; a sagomare legni per gerle e attrezzi agricoli. Mani disinvolte nel maneggiare la vanga per rigirare le zolle e sicure nel colpire col martello il ferro sull’incudine.

In quelle mani che forgiavano era il pensiero che si chiariva, erano i ricordi che raggiungevano persone lontane, era la creatività che si liberava, era il dolore e la preoccupazione che perdevano intensità, c’era il valore del prodotto.

Ecco perché, continua la nonna…

"Ciò che è fatto a mano si dice che è fatto con il cuore. Perché è davvero così: mani e cuore sono connessi.

I massaggiatori lo sanno bene: quando toccano il corpo di un'altra persona con le loro mani creano una connessione profonda.

È proprio da questa connessione che arriva la guarigione".

Ora la nonna porta oltre la sua nipotina, la proietta nella vita di relazione:

"Pensa agli innamorati: quando le loro mani si sfiorano fanno l'amore nel modo più sublime".

E pensa alle dita del pianista che mentre tocca i tasti del pianoforte sfiora le corde del tuo cuore, e a quelle delicate del vasaio che accarezza la creta per darle la forma di vasi e ciotole che donerà ad altri…

"Le mie mani nonna... da quanto tempo non le uso così!", esclama entusiasta la piccola!

Una nuova consapevolezza sta nascendo: è nelle sue mani la possibilità di avere cura di sé!

E un sorriso comprensivo si disegna sulle labbra e negli occhi della nonna:

"Muovile, tesoro mio, inizia a creare con loro e tutto dentro di te si muoverà.

Il dolore non passerà, ma si trasformerà nel più bel capolavoro.

E non farà più male, perché sarai riuscita a ricamarne l'essenza".

Nonna e nipote si allontanano tenendosi per mano, rientrano in me, in noi… ritorneranno al momento opportuno!






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