MI ASCOLTI?!

Il tempo dell'ascolto

Diritto all’ascolto, certo, essere ascoltati è un bisogno fondamentale.

Nella Convenzione sui diritti dell’infanzia il diritto all’ascolto è uno dei principi fondamentali, che all’articolo 12 stabilisce: “Gli Stati (…) garantiscono al fanciullo e ragazzo (…) il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa...”

Anche alla luce di queste indicazioni, nella creazione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, si è evidenziato l’importanza di promuovere l’ascolto e la partecipazione dei bambini e dei ragazzi.

L’attuazione di questo diritto è quella che più di altri determina il passaggio dei bambini e degli adolescenti da “oggetti” a “soggetti” di diritto.

E se questo è vero per l’infanzia e la giovinezza, non lo è in ogni età della vita, nell’adultità e nell’anzianità, dall’inizio alla fine? Ognuno di noi sente gli debbano essere riconosciuti i propri bisogni, e non esiste una risposta uguale per tutti, ogni risposta si misura sul reale bisogno della persona che ci sta davanti.

In ogni tempo vi è necessità di un orecchio che ascolta come via per una risposta ai nostri desideri e bisogni, ma soprattutto perché ci si veda riconosciuti come persone! L’essere ascoltati ci fa sentire parte di un mondo che vive, che cammina, che ricerca.

Oso dire però, che il diritto all’ascolto ha una sfumatura non ancora declinata come diritto, ma che non può essere disgiunta: il diritto ad ascoltare, il quale rimanda immediatamente al diritto al tempo per poter ascoltare, se stessi e gli altri. Tempo per un ascolto che ci fa entrare in una relazione più vera: ci porta ad arricchirci di quello che scopriamo in noi stessi, a prendere coscienza del valore che siamo; ad arricchirci della ricchezza degli altri, a riconoscere il valore che gli altri sono. E, tra gli altri, il luogo, la terra dove viviamo.

Poter ascoltare permette di conoscerci dal di dentro, di riconoscerci… io… e te… primo passo per diventare un noi. È una comunicazione profonda che avviene, in cui la persona non si maschera perché non ha necessità di difendersi, poiché la comunicazione avviene a cuore a cuore, direi tra le anime.

L’ascoltare è il primo passo nella comunicazione, ed ecco allora che emerge il diritto al silenzio, perché è solo quando tacciono le “voci” che riempiono le nostre giornate che possiamo metterci in ascolto.

Bambini e giovani, e tutti noi nelle diverse età della vita abbiamo necessità di un tempo silenzioso, di vuoto, abbiamo il diritto alla noia direi, anche se queste parole ci fanno timore, perché sono le occasioni in cui veramente siamo messi nella condizione di poterci ascoltare, noi e gli altri, nel profondo. Abbiamo diritto a lasciare ciò che ci riempie senza saziare il nostro bisogno, di uscire da un ritmo frenetico che ci affanna.

Nell’esercizio del silenzio recuperiamo la lentezza perché anche il nostro corpo è coinvolto, ed ogni sua parte deve rallentare, sostare.

Tempo… silenzio… lentezza... ascolto... noia… sono il desiderio dopo un anno di scuola, di lavoro, di impegno familiare, di fatica: ma come realizzarlo? Quali le condizioni perché ciò avvenga?

La pausa dalla scuola, dal lavoro, è tempo utile per allenarci a viverli nel quotidiano.

Può avvenire a casa, poiché viene meno l’urgenza del fare all’esterno e la lentezza favorisce il silenzio dentro di noi, a patto che accettiamo il vuoto che lasciano gli impegni sospesi.

Il passeggiare tranquillo per le vie poco affollate, sulla riva del mare alle prime ore dell’alba, favorisce il pensare, o meglio l’ascoltare il proprio pensiero che emerge sollecitato a volte da sfumature che cogliamo con gli occhi.

L’andare per sentieri di campagna o di montagna, negli spazi aperti o dentro il fitto dei boschi arricchisce il nostro silenzio delle voci e degli odori della natura che generano pensieri diversi.

Lo spazio colorato del cielo e delle vallate da ampiezza al nostro respiro e al nostro cuore, e offre possibilità di volo al nostro pensiero.

È un silenzio abitato quello che ci accoglie e che ci predispone ad accogliere chiunque: sia persona che incontriamo nell’andare e a cui rivolgiamo un sorridente: “Buongiorno!”, sia ogni animaletto che incrociamo e a cui auguriamo: “Buona strada”, allungando il passo un po’ timorosi. 

Nel silenzio di questo andare a volte nascono conversazioni occasionali, altre volte, se si è in compagnia, il silenzio si alterna alle parole, ma è quello che si sente dentro su cui conviene porre l’attenzione: la quiete del cuore che nel silenzio ci predispone all’ascolto.

È l’anima che ascolta, ed è una comunicazione tra “anime” quella che avviene, come propone il gruppo musicale Artèinsieme, che da qualche anno porta le voci della poesia e della musica nella natura.

La Poesia e la Musica, voci dell’animo umano che interagiscono in un dialogo a più voci con la natura al suo risveglio e al suo congedarsi dal giorno.

Parole e suoni che nascono dal profondo ascolto dell’animo umano si accordano con il cinguettio dei passeri che non rinunciano al ruolo di protagonisti, col passo leggero delle lepri che incuriosite sostano da lontano, con lo stormire delle fronde mosse dal vento dopo il gocciolio di una pioggerella silenziosa.

Il bosco, anfiteatro naturale accessibile in ogni tempo, offe il meglio di sé a chi tace… e ascolta.

E si respira la quiete.






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