MORENO… RICORDI?

Dedicato ai “miei bimbi e bimbe” volati via troppo presto

C’era un tempo in cui il territorio era il grande libro che la Natura ci offriva per conoscere e sperimentare, un apprendimento sul “campo”. È venuto poi il tempo in cui la Natura è stata ricondotta ai limiti di un libro cartaceo, parcellizzandola e riducendone la conoscenza a dettagli. È ora il tempo della Natura vista dall’alto, che mentre ci avvicina a luoghi lontani illudendoci di averne ampia conoscenza, ci rende estranei al territorio circostante!

È, la Natura, una maestra dalla saggezza inesauribile, quando pensiamo di conoscerne tutti gli aspetti, lei ci sorprende ancora. Ed è solo immergendosi in essa che ci permette di costruire relazioni che riconoscono l’interdipendenza, l’alterità, la collaborazione, e perché no?!... la donazione di cui siamo capaci.

È tempo di riappropriarci del territorio, e la scuola deve favorire il riappropriarci di esso!

Ti ricordi…[1] il tempo pulisce la memoria, toglie le pesantezze, le crepe, le storture, e fa emergere la brillantezza dei momenti vissuti. Riporta l’ieri all’oggi con la sua carica di energia, suscitando un po’ di nostalgia.

E quando succede, e lo è anche per i ricordi di scuola, passata la fatica, resta la quiete che disegna sorrisi ogni volta che riemergono, riportandoci i compagni di viaggio e al calore della relazione.

Ricordate Grazianella e Anna quando, al primo tepore primaverile, la nostra maestra, dal cognome che era già una declinazione alfabetica mentre lo si scriveva, ci portava per i sentieri sotto l’antico castello alla scoperta dei segni che indicavano la fine dell’inverno: bucaneve, violette, primule… e quelle affascinanti infiorescenze che chiamavamo “gattici”. La natura ci presentava immagini più coinvolgenti del libro di lettura o del sussidiario che pur amavamo.

Ricordi Luciana, era autunno e la natura ci invitava ad andare tra i suoi colori. Un giorno ci prepariamo con i cestini per raccogliere i “frutti” da riportare in sezione per continuare l’osservazione, ci mettiamo in fila, usciamo e… alla prima curva ci accorgiamo che mentre noi avevamo un golf, bambini e bambine avevano solo il grembiule a proteggerli dall’aria frescolina… e siamo tornate a rimediare. L’entusiasmo a volte crea incoscienza. A poco a poco la vicenda è diventata sceneggiata che ci faceva ridere nel raccontarla, una complicità tra maestre e bimbi e bimbe.

E ricordate Carlo e Nicoletta come poi proseguiva la passeggiata?  Raggiunto il parco della grande villa correvamo tra le foglie che coprivano il prato alzandole in volo, o facendole scricchiolare sotto il peso del nostro corpo che rotolava libero dalla gravità. La grande tiglia ci attendeva sempre per essere abbracciata e noi ci stringevamo a lei tenendoci per mano in tre, mai sazi della sensazione di far parte della natura.

Ricordate Rebecca ed Enrico, quando, attraversata la strada, un breve sentiero apriva le pagine della campagna dense di immagini e di tracce di parole: talpa, grillo talpa, “fratacion o radicee” “sciopetin”. Un grande vocabolario illustrato.

E voi Sara, Elisa e Marco, ricordate quando dopo un giorno di neve la strada davanti alla scuola ghiacciava creando una improvvisa pista da bob. Qualcuno procurava subito gli slittini… che non bastavano, e noi ci lanciavamo in giochi di equilibrio sorreggendoci l’un l’altro, soluzioni che infrangevano le regole della sicurezza di oggi, ma ci aiutavano a superare le paure insieme.

Beh, questo e altro ancora è la “mia scuola”, un cantiere aperto, in continua trasformazione, che non solo porta dentro il territorio, ma lo abita percorrendolo, che se ripropone esperienze le rigenera perché riconosce il diritto/dovere agli adulti di essere sempre nuovi per bimbi/bimbe, ragazzi/ragazze sempre diversi!

È la scuola del tempo lento [2], dello spazio dilatato… quella che urge, una scuola spazio dalle pareti trasparenti, dove conoscere le cose dal dentro, dove recuperare il contatto con materiali e strumenti naturali per giocare.

Esperta in questo è Paola Tonelli, formatrice e pubblicista, che, con la valorizzazione del territorio [3], da tempo aiuta a rigenerare il rapporto con la natura, a dare vita nuova agli spazi, ai cortili a volte tristi delle scuole, per lo stare bene di tutti, quale premessa ad ogni apprendimento.

Paola Tonelli sarà con noi al Centro della Coop. sociale "Quel Posto che cerchi c'è" - Ramera di Mareno di Piave (TV):

  • Venerdì 11 maggio 18 alle ore 20 incontrerà genitori e nonni su "LIBERARE SOGNI NEGLI SPAZI APERTI. La riscoperta del gioco all’aperto”.
  • Sabato 12 e domenica 13 proporrà la formazione per educatori e insegnanti su “LE MANI NELLA SABBIA E NELLA TERRA. Come è possibile trasformare le classi in laboratori degli elementi naturali?”

Per l’incontro genitori-nonni è sufficiente la conferma della partecipazione, mentre per la formazione educatori-insegnanti è necessaria l’iscrizione.

Ulteriori informazioni si troveranno sul dépliant o contattando Donata Dileo 347 752 1316 o Emanuela Marsura 348 598 6692.

È un’occasione da non perdere per noi adulti impegnati in una relazione educativa con le nuove generazioni. Risponde anche alla urgente ricerca di un modo nuovo di educare e di fare scuola.

Ma risponde pure al nostro bisogno di adulti di ritrovare la dimensione ludica della vita, condizione indispensabile per leggere la storia che siamo impegnati a vivere con occhi diversi, più capaci di speranza.

È un tirare fuori, dallo scrigno del tempo, le perle che altri vi hanno depositato!

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[1] Foto di Paola Tonelli ed Emanuela Marsura
[2] Cfr. La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e nonviolenta– Gianfranco Zavalloni – Ed. Emi
[3] "Usciamo all'aperto. Portare i bambini di 0/6 anni a contatto con la natura e le sue meraviglie anche in città", P. Tonelli, Ed. Anicia, Roma

 






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