QualBuonTempo

09 Set 2020


NAVIGATORI DEL VUOTO

20 agosto 2105

«Nonna-biss, mi racconti di quella volta che avete fatto una lunga vacanza da scuola?»

«Beh, non è proprio andata così! Frequentavo la seconda “elementare”, come insisteva a chiamarla la mia nonna, ed eravamo a casa per le vacanze di carnevale. Finiti i giorni però, non siamo tornati subito a scuola…»

«Che bello… ancora vacanza»

«Sì, era però una vacanza un po’ strana: tutti a dirci che andava tutto bene, le maestre a chiamarci al telefono! Ma intanto ci davano i compiti per internet, non si poteva uscire, le mie amiche non potevano venire a casa mia o io andare da loro. Beh, per un po’ giocavo, leggevo… ma a lungo andare… mi annoiavo!»

«E la tua mamma e il tuo papà?»

«Loro… erano molto preoccupati! Li sentivo parlare sottovoce, guardavano il telegiornale quando il mio fratello ed io eravamo a letto. Al telefono parlavano con nonni ed amici … di pandemia! Sembravano tutti nel panico».

«E voi bambini?»

«Noi pure eravamo preoccupati, perché la loro agitazione toglieva a noi sicurezza! Sai, quando si è “piccoli” gli adulti sono i nostri punti di riferimento, le nostre guide! Se si perdono loro… anche noi ci perdiamo!»

«E con la scuola… che è successo?»

«Ah, lì è andata ancora peggio… Per tutta l’estate tutto era molto incerto. Alcuni dirigenti e insegnanti (i coordinatori pedagogici e gli accompagnatori educativi di oggi) hanno fatto rete con Comuni, Enti locali e Associazioni, per creare una scuola che “riabitava” il territorio, Viva, ricca di Relazioni e Apprendimenti, secondo il nostro desiderio e bisogno. Pochi in verità, la maggior parte attendeva, come al solito, ordini dall’alto, da chi di scuola ne sapeva meno di loro, ma occupava posti di potere. Genitori e insegnanti erano nella confusione, direi nel panico. Si manifestava ciò che da anni stava maturando: un vuoto di adultità! E sappiamo che laddove manca, c’è fatica ad assumere le responsabilità proprie dell’essere adulti, e noi, piccoli/e, dobbiamo prendere il loro posto prima del tempo. In quei giorni, un pedagogista ha offerto una riflessione che forse portava genitori, insegnanti ed educatori al cuore del problema, per orientarli se effettivamente desideravano cambiare il paradigma educativo. Prendendo lo spunto dalla situazione in cui si era trovata la scuola, egli sosteneva che nel tempo di “sospensione” gli adulti erano assillati dal PROBLEMA:

Come faccio?”

Problema non certo nuovo, che evidenziava, nel caso, la difficoltà di una certa didattica a gestire un “fare scuola” quando alunni/e e maestri/e non erano in una prossimità anche fisica.

“Mi manca - diceva una studentessa di 4 superiore alla sua prof - la possibilità di vedere la sua mimica e la sua gestualità corporea”.

Nel vuoto che tutti si avvertiva, mancavano maestri di responsabilità, nocchieri esperti di navigazione, che aiutassero ad usare gli strumenti e sollecitassero il coraggio di percorrere il grande mare del vuoto, per visitarlo in ogni sua latitudine.

Altro QUESITO rimandavano maestri e maestre, preoccupati di una relazione che veniva meno:

di ciò su cui stiamo ragionando?”

In tutto questo interrogarsi il pedagogista individuava una IPOTESI SOLUTIVA con riferimento ad Arno Stern, l’uomo di 94 anni che parla di sé come di un “trovatore”, dichiarando che le sue scoperte sulla Formulazione sono giunte a lui, non sono frutto della ricerca a conferma di teorie.

E proponeva come SOLUZIONE, per gli adulti, insegnanti e genitori, la scelta di quest’uomo saggio “che ha fatto il vuoto nella sua vita per accogliere il già esistente”.

Suggeriva di ATTIVARE E SPERIMENTARE un’educazione, e quindi una scuola, capace di “insegnare”, fin da bambini/e, a fare il "vuoto accogliente" per divenire trovatori. Al più… aiutarli poi nell’organizzare quanto da loro trovato!

Perché, sai, è lì nel vuoto, nell'ascolto del vuoto, che avviene la nostra vera crescita, o perlomeno una volta che si è avuto il coraggio di aprire gli occhi nel vuoto, allora, là, possiamo dire:“Beh, guarda, non è proprio così vuoto! C'è un appiglio qua, ci metto un piede, c’è un altro appiglio là, ci metto la mano, e via di seguito”; nel senso che troviamo la modalità di abitarlo.

In tutto ciò individuava però un PROBLEMA, non da poco:  

“Chi insegnerà agli adulti

a fare il vuoto accogliente dentro di sé,

per essere capaci di guidare poi

bambini e bambine, ragazzi e ragazze?”»

«E li hanno trovati, nonna?»

«Si, per fortuna in molti l’hanno ascoltato! Dopo tanto cercare, si sono accorti che “gli educatori del vuoto” erano già tra loro e si sono messi al lavoro».

 

20 agosto 2020

Tutti i giochi sono ancora possibili!

Possiamo ascoltare il nostro desiderio di una società a misura di persona e fare rete con gli altri per portarlo a compimento.

Controlliamo che in noi il desiderio non sia spento, che non ci guidi la paura di osare, di cambiare, altrimenti ricicleremo solo pensiero senza vita.

E non facciamo distinzione di responsabilità: tutti, insegnanti, genitori, politici, siamo a nostro modo educatori.

Se la chiave della soluzione sono gli adulti, ciascuno si chieda: sono disposto a fare esperienza di navigazione nel vuoto?

Un approccio puramente teorico, calato dall’alto da chi “sa”, non cambierebbe nulla.

Come nelle arti espressive, bisogna accostare, alla formazione teorica, l’esperienza personale e la riflessione sull’esperienza: questo ci farà educatori capaci di guidare nel vuoto, senza paura di perderci. Non è questione solo di razionalità, ma di accordare essa al cuore!

Allora educare sarà dare gli strumenti per camminare nel vuoto, e osservare come, nel vuoto, mentre si inventa il suo mondo, la nuova persona, a poco a poco, si crea (Maria Montessori).

E anche per noi sarà esperienza di “creazione” mentre ci disponiamo a rinnovarci, a trovare senso nuovo… e pure entusiasmo nella nostra vita!






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