QualBuonTempo

09 Ago 2017


Noi… esseri naturali (I)

È l’anno 1976, lavoro in una scuola circondata dalla campagna: un’apertura nella siepe nel retro della scuola ci permette di raggiungere le ampie anse erbose del Monticano che passa a poca distanza.

La legge 626 sulla sicurezza non ha ancora ingabbiato la nostra voglia di contatto con la natura, non ha blindato gli spazi di movimento e il “buon senso” è uno dei requisiti essenziali per stare nella scuola.

Appena la primavera ci sollecita, con un certo numero di bimbi e di bimbe, entriamo in quel varco che ci immette in un altro mondo, un invito a correre tra i filari delle viti che arrivano alle alte sponde. Non c’è bisogno di stare in fila, si può andare sciolti, «perché – come dice Danilo Casertano – un filo invisibile unisce i bimbi, gli adulti, gli alberi e la terra a cui è bastato dare la possibilità di esistere»[1].

Salita e discesa la china ci aspetta il tappeto erboso che alimenta la vivacità e il suo verde brillante alle fresche acque che scorrono poco più in là. La cosa piacevole a quel punto è stenderci, sprofondare nel morbido, lasciare andare braccia… gambe… corpo… che trovano un loro modo di stare naturale, e alzare gli occhi al cielo.

Il sole scalda, e sullo sfondo l’azzurro fa emergere piccole e grandi nuvole bianche dalle forme varie che sollecitano la nostra fantasia: ci sono elefanti, gnomi, visi che ridono, altri che fanno le smorfie, cagnolini… . Nascono osservazioni e interrogativi sulla natura, sulla provenienza, sulla nascita… domande scientifiche, ma oserei dire anche di tipo filosofico sull’esistenza, sul senso.

La natura ci libera e facilita il contatto tra noi. Non accade mai niente di spiacevole, forse qualche sbucciatura di ginocchia, qualche puntura di tafano, ma niente che disturbi il nostro “piacere”, blocchi il nostro “desiderio” di ritornare in quel luogo.

Un episodio tra i tanti. Mario, un bambino biondo di 5 anni dal sorriso luminoso come il sole, mi cammina accanto. «Che puzza» mi dice all’improvviso. «Ma come Mario, questo è profumo di violette!?» rispondo veloce. «Che strano, sembra la puzza delle vacche di mio nonno!».

Mario ha ragione: è l’odore del concime animale che viene sparso a primavera, come spiego poi a lui e agli altri che mi circondano, ma a me ogni tanto piace scherzare!

Bambini e bambine sono osservatovi affascinati e attenti della natura, imparano da lei immergendosi.

Anno 2008: un altro ricordo mi riporta al bosco sotto il castello S. Salvatore, a Susegana. Carichi dello zainetto che conserva il nostro pranzo percorriamo, sotto il sole di maggio, un sentiero che a tratti ci offre l’ombra di foglie appena mosse. Dopo i prati erbosi, dove pascolano tranquilli mucche e cavalli, e prima di immergersi nel bosco, la stradina bianca fa una sosta presso un ruscello che proprio in un’ansa crea il luogo ideale dove una colonia di rane dà vita a un numero non definibile di girini. “L’asilo nido dei girini”, come l’abbiamo definito, ci offre l’occasione di scoprire il ruscello e la vita vegetale e animale che attorno a lui accade.

Un’avventura esaltante anche per noi che, pur poco lontani dalla campagna, abitiamo in case protette e sicure e abbiamo ritmi di vita che ci concedono solo ritagli di giardini o di parchi.

Continua…

[1]  L’ambiente che educa di Danilo Casertnano- l’Asilo nel Bosco, pag. 57 – Ed. Tlon






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok