QualBuonTempo

16 Ago 2017


Noi… esseri naturali (II)

La natura ha mille linguaggi sonori e figurati, ha mille forme espressive per comunicare con noi “bambini ad ogni età”

Come un padre ed una madre sa essere tenera nei suoi colori e nelle sue brezze, come pure decisa nel tuono e nel lampo.

È compagna di viaggio in dialogo continuo con noi, allievi e allieve della Vita, anche con i suoi silenzi, con i suoi odori, con la sua quiete e i suoi sconvolgimenti.

È maestra esperta che coniuga il presente con il passato e il futuro. Mostra tracce di vite che mai incontreremo, e prospetta vite in cui – come dice bene Gibran ne “Il Profeta” – non è dato a noi accedere.

Lasciarsi condurre dalla natura vuol dire conoscere il senso vero delle relazioni che ci fanno dipendenti gli uni dal bene dell’altro, siano essi persone, animali o vegetali. «Osservare un ecosistema ci aiuta a comprendere come la complessità e l’ordine possano coesistere[1]»,afferma Danilo C.

Bambini e bambine, anche noi adulti, abbiamo tutti il diritto alla natura, a immergere in essa le mani e il corpo, a corrervi a piedi scalzi o in bicicletta, da soli o in compagnia; abbiamo il diritto di stare a contatto con il mondo che ci ha accolto alla nascita e che ci può donare le conoscenze e i segreti di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita.

Capisco sempre di più quanto sia urgente recuperare il bambino naturale, che rischia di venir soppresso dal bambino digitalizzato. Se penso ai bimbi e alle bimbe che ho “conosciuto” nel tempo, non li penso con un gran dito predisposto a far scorrere le pagine del tablet, ma con un corpo percorso da miriadi di recettori capaci di lasciarsi sollecitare dai richiami della natura.

La persona ha molto in comune con un albero: ha gambe e piedi, che, come radici, si “piantano” sul terreno per avere da esso stabilità anche nell’entusiasmo del movimento; ha braccia e mani, che, come rami, si tendono verso la vastità del cielo ed il calore del sole per acquisirne energia e forza; ha un corpo, che, come il tronco, la colloca in uno spazio e la mette in relazione.

Essere naturale è nella nostra natura, ed è un diritto. È dall’assunzione piena e cosciente di questa nostra realtà che possiamo acquisire la capacità di farci carico con responsabilità di ciò che nel tempo l’uomo ha scoperto. Saltare, o come è in uso dire oggi, “baipassare” le fasi di conoscenza che il “naturale” permette, vuol dire negare la preistoria e tutti i secoli che hanno permesso l’auto, l’aereo, il computer; vuol dire costruire senza fondamenta, senza strumenti per conoscere e indagare; vuol dire esporsi ad una fatica che quasi sempre non ripaga.

La natura è “scuola” sempre innovativa nel suo metodo che esercita in modo personalizzato, è “spazio e tempo” dove la ricerca è possibile a partire dagli interrogativi che genera: essa ha i nidi e le tane, che sono calde e accoglienti e poi via, appena è possibile si vola, si esplora, si vive [2].

A tutte le età si apprende imitando, e avere la possibilità di stare alla scuola della natura è un tesoro a cui possiamo attingere gratuitamente per tutta la nostra esistenza. Ne trarremo senso di pienezza, di sicurezza, e coltivereremo pure la curiosità che è la molla di nuove scoperte e di nuove risposte, come ci suggeriva il nostro amato prof. Tarcisio Ferrarese negli anni della scuola media.

Il contatto con la natura è esperienza importante per se stessa, per la pregnanza che ha, perché, come afferma Paolo Mai, tra i creatori dell’Asilo nel Bosco di Ostia: «Io non lo so se la giornata di oggi li avrà fatti crescere e renderà bello il loro futuro, ma so perfettamente che la giornata di oggi l’hanno vissuta intensamente e allegramente e la zelletta[3] ne è chiara dimostrazione».

 

[1] Idem -  l’Asilo nel Bosco, pag. 58 – Ed. Tlon

[2] Idem -  l’Asilo nel Bosco, pag. 57 – Ed. Tlon

[3] zelletta: termine romano per dire quella patina melmastra che si posa sulla vasca dopo che bambini pieni di terra hanno fatto il bagnetto - per leggere l'interessante articolo di Paolo Mai sulla zelletta clicca qui.






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