PERDERSI PER RITROVARSI

Viviamo in un tempo di forte accelerazione nella comunicazione, abbiamo mezzi che riducono le distanze, che rendono possibile il passaggio immediato di notizie. Abbiamo applicazioni (come ad esempio https://lab.sitiweb.design) che permettono, mediante il riconoscimento vocale, di dettare articoli per poi semplicemente correggerli, riducendo la fatica dello scrivere sulla tastiera per chi, come me, non ha alcuna formazione in dattilografia. Per non parlare poi delle applicazioni di grafica che riducono i tempi di realizzazione di qualsiasi progetto.
Pur riconoscendo il valore di tali strumenti, quando mi appresto a scrivere cerco carta e penna, e quando mi coglie un’idea la fisso velocemente anche sul retro di uno scontrino o di una pubblicità. Se poi leggo un libro, con la carta porto con me una matita.
La fisicità dello strumento si coniuga bene con il fluire del pensiero, sia esso la matita morbida o la penna dal tratto sottile, con un’impugnatura gradevole: ogni mia borsa ne conserva diverse, e, se le presto, gradisco mi siano restituite.
La penna che scivola sul foglio lascia una traccia del pensiero che muove la mano, e che tramite il segno prende forma, consistenza. Un pensiero che nasce da dentro, da una profondità sconosciuta, generato da incontri, da letture, da sguardi, da intuizioni, da percezioni, da entusiasmi, da tristezze, da perdite, da sconfitte, da vittorie. Pensieri che non hanno un unico colore e nemmeno un unico suono, ma sono la sintesi delle vite vissute ogni giorno.
La matita, con la minore scorrevolezza, permette di sostare, di analizzare, e quindi la traccia del pensiero risulta già più definita, più nitida, più semplificata, ma non per questo meno significativa.
Scrivere è una forma di ascolto, è trattenere la memoria in questo tempo del mordi e fuggi, è perdersi per ritrovarsi.
Per noi perennemente in movimento, consumatori di emozioni, costantemente alla ricerca di sensazioni nuove da provare è quanto mai utile oggi scrivere.
Scrivere diventa un viaggio con sé, è “fermare” le emozioni che ci hanno fatto vibrare, le immagini che ci hanno affascinato, gli incontri che ci hanno parlato. Fissati gli eventi vissuti, nel tempo potremmo richiamarli e verranno a noi con quella forza che tanto ci hanno dato. Rileggere ci farà ritrovare quel noi che eravamo, ma anche i compagni e i luoghi abitati.
Scrivere mentre si viaggia, magari annotando alla partenza le attese, tratteggiando gli incontri occasionali, le particolarità dei luoghi con i colori e gli odori e, perché no, i sapori, riportando le occasioni colte e le variazioni intervenute, ha un valore molto più grande di qualsiasi oggetto che a volte portiamo con noi al ritorno.
Anche le foto, le più belle, hanno bisogno di essere narrate, perché colgono un dettaglio, ma non dicono ciò che si è provato di fronte alla vastità dei paesaggi alpini, allo spettacolo del sole che tramonta, alla profondità del mare con i suoi colori.
Scrivere è dare parola al nostro cuore, è permettergli di raggiungere l’altro, gli altri anche nella loro lontananza. Riempi il foglio con i respiri del cuore suggerisce William Wordsworth, poeta inglese.
Scrivere è molto di più che parlare: è scendere nelle nostre profondità e risalire carichi di quanto vi abbiamo trovato per condividerlo. La parola scritta va oltre il tempo e oltre lo spazio, e continua a parlare di noi anche quando l'abbiamo lasciata! Non occorre essere specialisti per farlo, basta un piccolo quadernetto e una penna, una breve sosta quotidiana nell'ora che più ci è consona, perché “Scrivere è una forma di silenzio”, afferma Baricco.
Non è la lunghezza dello scritto che conta, bastano brevi note nate dall'ascolto di noi stessi, tanto per fissare qualcosa di nuovo, qualcosa di bello. “Scrivi le emozioni che temi di più” suggerisce Laurier Halse Anderson, e pure qualcosa che ci ha contrariato, magari l'indomani, rileggendolo, hai la possibilità di capire che non era così rilevante. Scrivere ci porta a relativizzare e a dare importanza a ciò che veramente conta.
I primi destinatari dello scrivere siamo noi stessi, è un piacere che ci doniamo, come i diari che non chiedono di essere letti da altri. A volte ciò che scriviamo ha per sua natura dei destinatari, tipo le lettere in cui condividiamo un pensiero che fa crescere la relazione. Altre volte ancora, scrivere è comunicare conoscenza frutto di studio ed esperienze.
Poiché siamo in estate, suggerirei di iniziare un diario da continuare magari nella quotidianità dell'anno.
In momenti bui o di stanchezza rileggere ciò che si è scritto fa bene, aiuta a riprendere contatto con la realtà con uno sguardo diverso.
Scrivere non è niente più di un sogno che porta consiglioci suggerisce Jorge Luis Borges.
Buon viaggio!





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