PROGETTO… O UTOPIA?!?

Un Progetto:

- nasce con noi, anzi ci precede, perché prima di esistere siamo pensati, quasi descritti nei particolari dal desiderio di chi ci attende e in noi spera di ritrovare tracce di sé, tracce degli antenati;

- ne viene pensato uno per seguire il sentiero che ci porta all'età adulta, tracciato più o meno stretto, più o meno tortuoso;

- rompiamo i limiti che ci hanno contenuto per individuare quello della nostra vita, che ci dia senso, che sia nostro;

- lo condividiamo con l'altro, nella coppia, nella famiglia, con gli amici, nel lavoro;

- lo pensiamo a lungo durante l'anno come possibilità di uscire dal tran tran e dallo stress;

- lo inseguiamo quando avvertiamo il bisogno di cambiamento;

- lo accogliamo quando ci offre una novità che ci rinnova la vita.

Non si vive senza un progetto, più o meno cosciente, più o meno assunto e gestito. Direi di più, la Vita stessa è progettualità.

Magari è un progetto che nel tempo si rivela sbagliato, che deve essere cambiato o lasciato, ma non possiamo negare il senso che ha nel momento in cui lo si pensa, lo si assume, lo si persegue.

Beh, direi che è tempo anche per la scuola, come soggetto vivo, chiamato a dare risposte all’oggi, di lasciare il progetto che ha dato senso alla sua nascita, ma che ora è divenuto obsoleto.

È vero, si è evoluto sotto spinte innovative (vedi Escuela... o della vita nuova) che l'hanno arricchito, trasformato anche in positivo, ma ai giorni nostri ha fatto e sta facendo passi indietro, e si manifesta sempre meno adeguato alle esigenze di bimbi e bimbe di oggi.

Come per altri progetti, anche quello educativo si alimenta di ricerca e di sperimentazione, e la scuola può usufruire per dargli e darsi un senso nuovo dalle esperienze che nate in silenzio, Casa Laboratorio di Cenci, la Didattica Laboratoriale, Scuola senza zaino, Liceo Scientifico Artigianale e di Alice Project, spesso per una ricerca personale o di un piccolo gruppo, si vanno diffondendo e diventano esempi motivanti per altri.

Da tempo, sulla scia della scuola finlandese, di quella montessoriana, delle esperienze di Summerhill, de La scuola degli Elfi e delle flipped classroom, fioriscono realtà educative dove il Progetto mette in gioco una relazione educativa adulto - bambino - bambina diversa, riconosce uno stile di apprendimento personale, è più rispettoso di interessi e tempi personali, dove l'esperienza in situazione è la prima maestra, dove il gruppo ridiventa ancora una volta spazio significativo per l’apprendere.

Nata innanzitutto come scelta alternativa per bambini e bambine dai 3 ai 6 anni (vedi scuola outdoor), con il Manifesto di una Scuola delle ricercatrici Monica Guerra e Francesca Antonacci [1], che coinvolge bambini e bambine dai 3 ai 13 anni, una scuola altra acquista autorevolezza e diventa possibilità per tutti dall’infanzia, alla primaria e alla secondaria.

È un Progetto che condividono le scuole pubbliche “P. Donna” di Serravalle di Asti (Progetto Bimbisvegli), di cui abbiamo già parlato in “Il miele del dattero maturo” su QBV n. 3 Gen.-Giu. 2018, la “IV Novembre” di Varese e la “Piccola Polis” di Ostia.

Nell’annunciare la notizia su “La Provincia di Varese” Carla Tocchetti dichiara: «l’idea parte dalla necessità di ripensare interamente l’impianto educativo e formativo mediante una formula… che metta al centro la comunità e non il singolo, e conta sulle famiglie, come partners attivi del processo in dialogo con gli insegnanti, responsabili ultimi delle scelte educative e didattiche dopo averle condivise con i genitori».

E, continua, per quanto riguarda bambini e bambine «si punta ad un maggiore coinvolgimento sul potenziale della collettività - quindi niente individualismi e selettività, ma una esperienza partecipata del gruppo che valorizzi ricchezze e fragilità di ciascun alunno». 

 «Ma - sottolinea la giornalista - è sull’organizzazione che “Una scuola” mostra il suo potenziale rivoluzionario»: si rinuncia al raggruppamento dei ragazzi e ragazze in classi secondo età anagrafica, per una fluidità, «una differenziazione in laboratori di apprendimento a seconda dell’interesse e della capacità dei grandi di aiutare i più piccoli. Non vi sono orari perché, sulla base dei principi della “Scuola Fuori”, teorizzata da Monica Guerra nel progetto “Bambini e Natura”, gli alunni proseguono nell’ambiente la loro sperimentazione».

Cambia pure la valutazione: «I voti, mero strumento di giudizio, fanno posto ad una valutazione di “senso”, di relazione tra persone e cose, tra cose e conoscenza, tra conoscenza e significato».

È un Progetto da seguire, quello di Guerra e Antonacci, con attenzione al suo sviluppo perché può aprire ad un rinnovamento reale! Come meritano attenzione le proposte di formazione di Associazioni ed Enti (M.C.E., R.C.E., A.M.D.Z.…) che pongono il rapporto educativo al centro della ricerca di una modalità altra.

C’è una scuola che cambia, ed il rischio è che come insegnanti si rimanga indietro! Può allora essere interessante partecipare ai Convegni in cui le varie esperienze educative si ritrovano per mettere in comune sensi e significati frutto della ricerca, per proporre uno sguardo nuovo al senso dell’educazione, in un confronto che mette in vista pure lo specifico di ciascuna. Ne cito uno per tutti: il Convegno di Tutta un’altra scuola che si è tenuto a Bologna lo scorso 8 settembre, per il quale rimando alla documentazione sul sito web.

Interessante è stato ascoltare il dialogo rispettoso tra esperienze diverse, nessuna convinta di avere la soluzione migliore, ma riconoscendosi in una medesima ricerca di senso per una scuola nuova!

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[1] F. Antonacci e M. Guerra, ricercatrici del Dip. Scienze Umane per la Formazione “R. Massa” - la Bicocca MI






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